Il metodo canoviano

Canova, Autoritratto

L’umanesimo rinascimentale trova la sua esasperazione nell’illuminismo e nel pensiero positivista della fine del ‘settecento e per i primi vent’anno del XIX secolo. Ciò che era iniziato timidamente con una ripresa dell’identità e della centralità dell’uomo rispetto al divino, diventa nel periodo dei lumi l’estromissione di tutto quello che non appartiene al principio di realtà. Nasce un pensiero scientifico che analizza tutto quello che si può dimostrare con i cinque sensi.

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Leonardo, in poche parole

Leonardo, autoritrattoContrapposto e prospettiva aerea.

Leonardo é per definizione il primo artista del cinquecento, non solo perché Vasari lo colloca all’inizio del terzo libro delle vite, il volume che si conclude con la vita di Michelangelo, ma perché inizia a ragionare nell’arte rinascimentale in un modo nuovo inedito.

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Dal consumo al sacro. É solo Pop-Art!

E chi l’ha detto che solo quel che è sacro può essere una icona?

Warhol, Last Supper
Andy Warhol, Last Supper, 1969, Andy Warhol collection, New York
Andy Warhol, Last Supper, 1969, Andy Warhol collection, New York
La Pop-Art è un fenomeno che non poteva nascere in altri posti fuorché a New York. Il momento giusto è stato proprio negli anni ‘sessanta del ventesimo secolo.

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Quando c’era la magia

Nella “storia dell’arte” lo spartiacque con la preistoria é il momento in cui l’arte non é più magica, propiziatoria, ma diventa celebrativa.

Cueva de las Manos
Cueva de las Manos, 13.000 – 9.000 anni fa
pittura rupestre, Santa Cruz, Argentina.
Prima di tutto togliamoci dalla testa l’immagine dei cavernicoli a cui gran parte della filmografia e dei cartoni animati ci ha abituato. Quello magari poteva appartenere a una realtà di migliaia di anni fa quando i primi ominidi avevano preso da qualche millennio contatto col suolo e da qualche secolo iniziavano a far funzionare le mani costruendo utensili, nella pratica della caccia e infine nella concia delle pelli.

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Gustav Klimt. Ritratto di Adele Bloch-Beuer

Il bello di mettere insieme tutto quel che è bello.

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Beuer I, 1907
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Beuer I, 1907 Olio su tela, 138x138cm, Neue Galerie, New York City

Che sia bella non ci sono dubbi, la moglie dell’industriale Ferdinand Bloch-Bauer produttore di zucchero nella Praga di fine ottocento. É bella al punto che Gustav Klimt mette in “coro” la potenza dell’arte facendo in pittura quella che poi è l’idea degli artisti della Secessione Viennese: il Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale. Anche se il primo che parla di questo concetto è il filosofo tedesco K.F.E. Trahndorff, chi gli da vero slancio é il musicista tedesco Richard Wagner nei suoi saggi “Arte e rivoluzione”, in “L’opera d’arte dell’avvenire” e in “Opera e dramma”: la musica, il teatro, la danza e le arti figurative contribuiscono entrando in una perfetta sintesi tra loro.

 A Klimt non sfugge la teoria e anziché far dialogare le arti mette in comunicazione tre momenti della storia.
Il più evidente è quello che riporta dall’arte bizantina. Col pennello simula le tessere dei mosaici che aveva visto a Ravenna, nelle teorie di beate vergini e dei santi di Sant’Apollinare in classe, nei ritratti di Giustiniano e Teodora a San Vitale. I tasselli, allora, scomponevano l’uomo in particelle infinitesimali dando a chi osservava l’opera le caratteristiche del disegno divino che era comprensibile guardando nell’insieme tutte le più piccole entità del creato. Immagini bidimensionali, prive di prospettiva, fuori dalle regole del mondo e intime nell’assoluto del pensiero divino.
L’assenza di prospettiva è anche la stessa che si trova nella pittura egizia, destinata agli dei, fatta di un canone che mostra ogni elemento del corpo nel modo migliore esso possa essere rappresentato: il viso di profilo; l’occhio frontale così come il busto e le braccia; al contrario le gambe e i piedi che tornano a essere viste lateralmente; tutto rigorosamente senza spazialità. Questa pittura antica oltretutto é vincolata al linguaggio segnico dei geroglifici che, nel ritratto di Adele, si condensano in motivi decorativi a triangolo, a seme, a occhio di Rà che la vestono azzerando ogni volontà di volumetria.
L’ultimo elemento che emerge è quello del ritratto. Reale, perché di una persona vera stiamo parlando ma privo di volumetrie, se non fosse per il belletto che arrossa le guance della donna. Anche qui però c’è un ulteriore riferimento al rinascimento, non solo della scelta di una tela quadrata come era in uso nelle pale daltare. Klimt guarda, e non é un caso, all’ultimo esponente della grande tradizione del gotico fiorito e cortese. Lo stile decorativo di Botticelli si manifesta con una linea cloisonne cangiante che scontorna il ritratto e che ferma ogni minimo accenno della realtà riportandolo all’idealizzazione e alla decorazione del disegno tributando all’immagine tutti i valori del sacro.

Pablo Picasso. Guernica.

Picasso, Guernica

Il 26 aprile 1937, la Luftwaffe tedesca appoggiata dall’Aviazione Legionaria Fascista bombarda la capitale basca Guernica. Il governo spagnolo commissiona a Picasso l’opera che avrebbe dovuto decorare l’ingresso del padiglione spagnolo dell’Esposizione Mondiale di Parigi dello stesso anno.
Nel frattempo la spagna capitolava sotto i colpi di Francisco Franco e l’opera non ritornò in patria. Rimase fino al 1981 al MoMA di New York dopodiché fu riportata al Museo Reina Sofia di Madrid.

L’opera critica la guerra, tutte le guerre. Annullando il colore, scegliendo tinte monocrome, Picasso porta la riflessione sulla cancellazione della vita. L’opera si divide in quattro sezioni:

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La Storia dell'Arte non è mai stata così semplice!

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