Friedrich Polack, Roma durante i tempi della repubblica, 1896

Il tempio romano, per tutti gli dei!

Il tempio dei romani è una grande novità rispetto al mondo antico: si può entrare dentro la cella, dentro la parte che era riservata ai sacerdoti. Dal tempio si capisce la grande architettura romana che era una architettura di interni.

Per i Romani ogni costruzione è sacra da sempre, da quando Romolo ha ucciso Remo perché  aveva osato varcare il confine sacro della città appena tracciato. Altra caratteristica da non scordare è che i Romani nel rapporto con il divino assorbono molto dalle culture che incontrano, soprattutto dai Greci e dagli Etruschi.

A Roma si praticava una religione politeista. In origine i loro dèi erano spiriti o forze della natura rappresentati come tali. Poi presero corpo e figura umana quando i Romani si trovarono a contatto con la cultura greca, e associarono le divinità dell’Olimpo alle loro.ù

Il tempio della Triade Capitolina

Friedrich Polack, Roma durante i tempi della repubblica, 1896
Friedrich Polack, Roma durante i tempi della repubblica, 1896 Stampa Illustrazione tratta da “Geschichtsbilder”, ed. Verlag von Theodor Hofmann, Gera

Per gli edifici sacri i romani seguirono la regola degli Etruschi. Già dal IV secolo a.C. il re Tarquinio Prisco ordinò la costruzione del tempio della Triade Capitolina è per fare questo il re romano di origine etrusca convocò maestranze etrusche.

In origine doveva essere in legno e terracotta con la decorazione del frontone realizzata da Vulca, il più importante ceramista etrusco. Un incendio nell’83 a.C. lo distrusse e Lucio Cornelio Silla lo fece ricostruire in marmo nel 69 a.C.

Tempio di Giove Ottimo Massimo, VI sec. A.C
Tempio di Giove Ottimo Massimo, VI sec. A.C Roma

Il tempio replicava le forme dei templi etruschi. Era esastilo, periptero con colonne su tre lati “sine postico”, ovvero senza colonne sul lato posteriore. Era  posizionato su un podio alto quattro metri. Tre file di colonne tuscaniche erano posizionate come pronao della cella tripartita: l’ambiente centrale era dedicato a Giove Ottimo Massimo e quelli laterali, leggermente più piccoli, dedicati a Giunone e Minerva. 

Era il più grande monumento esistente sul Campidoglio. Un santuario lungo 53 metri per 62. Doveva apparire maestoso e si raccontava che tutte gli dei che dimoravano nel perimetro del tempio si ritirarono per permetterne la costruzione. Tutti eccetto il dio Termine, e per lui fu costruita una cappella all’interno del tempio.

Il Pantheon

Il tempio dedicato a più divinità piaceva ai romani, soprattutto quando l’espansione imperiale assorbì tante culture c’era bisogno di un tempio unico dove farle risiedere e nel 27 a.C. Marco Vipsanio Agrippa, il genero di Augusto, ordinò la costruzione del Pantheon. 

Pantheon, Esterno, 112-124 d.C.
Pantheon, Esterno, 112-124 d.C. Roma

Le dimensioni iniziali del Pantheon erano ridotte e gli incendi dell’80 e del 110 ne avevano anche danneggiato la struttura. Finalmente nel 120 d.C l’imperatore Adriano lo fece ricostruire nella forma attuale composta da tre elementi: il portico, il tamburo e la cupola

Pantheon, 112-124 d.C.
Pantheon, Pianta e prospetto, 112-124 d.C. Roma

L’unica parte esterna visibile ai visitatori era il portico, uno scenografico colonnato composto da otto colonne di granito grigio e altre otto di granito rosa all’interno. I capitelli corinzi si dice che fossero rivestiti in bronzo così come doveva essere in bronzo la decorazione del frontone.

Pantheon, Archi di scarico , 112-124 d.C.
Pantheon, Archi di scarico , 112-124 d.C. Roma

Il tamburo, la parte rotonda, era inserito nel tessuto cittadino e lasciato in opus latericium, in mattone. Al suo esterno si vedono immersi nella muratura gli archi di scarico che permettevano l’apertura, nella parte interna della cella di nicchie ed absidi senza compromettere la resistenza della struttura. 

Pantheon, Interno, 112-124 d.C.
Pantheon, Interno, 112-124 d.C. Roma

Il pantheon era un tempio molto diverso da quelli greci ed etruschi perché la parte più ricca e decorata stava all’interno della cella, che però era aperta al pubblico. Della decorazione originale resta solo una piccola parte a destra e in alto rispetto all’abside maggiore.

La cupola è un emisfero dal diametro di 43,44 metri ed è stata la più grande al mondo fino al 1436, quando Brunelleschi completò la cupola di santa Maria del Fiore a Firenze.

Pantheon, Disposizione del calcestruzzo, 112-124 d.C.
Pantheon, Disposizione del calcestruzzo, 112-124 d.C. Roma

La costruzione della cupola del Pantheon è un blocco unico di calcestruzzo che si sostiene grazie anche a tre soluzioni orientate ad alleggerire il peso:

  1. Nella parte alta lo spessore si assottiglia e termina in un oculo che permette l’ingresso della luce. 
  2. I materiali che compongono il calcestruzzo diventano più leggeri. In basso il travertino e poi a salire tufo, laterizi e pietra pomice. 
  3. La decorazione interna a cassettoni (28 per cinque file) era orientata anche a far risparmiare materiale da costruzione.
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Il Pantheon è stato un tempio dove si sono concentrate tutte le competenze edificatorie romane. È un edificio che ha fatto scuola insegnando agli architetti ma è anche un edificio che è stato trattato e maltrattato. Ha resistito alla distruzione perché nel 609 fu convertito nella chiesa di Santa Maria ad Martyres e così il pavimento, le edicole e i capitelli sono rimasti originali e oltretutto è stato decorato all’interno con materiali ancora più ricchi. 

Tuttavia sulle “novità” del Pantheon a Roma c’è una pasquinata che è rimasta famosa:

Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini

Quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini

Era il 1627 quando papa Urbano VIII, Maffeo Barberini, ordinò a Gian Lorenzo Bernini di rimuovere i bronzi del frontone, dei capitelli e delle rosette che decoravano i cassettoni della cupola. Con tutto questo materiale fu costruito il baldacchino, la cattedra di san Pietro e i cannoni per la difesa di Castel Sant’Angelo.

Altro intervento di Bernini furono due campanili posti lateralmente al portico. ma non furono ben visti, tanto che i romani li chiamavano “orecchie d’asino” e nel 1883 si riuscì a farli rimuovere.

Per i romani il tempio era una cosa seria e così è rimasto nel tempo, un luogo per far soggiornare in eterno tutti gli dèi e che con la sua architettura, che apre la cella alle persone diventa un luogo che accoglie tutta l’umanità. Questo è lo spirito di Roma.


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