Le vignette di Charlié

vignetta-charlie-hebdo-valanga-hotel-rigopianoIntanto chiedo scusa ai puristi della lingua se mi sono licenziato di fregiare di un accento la “e” finale di Charlie intendendo, ovviamente, il noto Hebdo. Volevo evitare di confondere Charlié col più noto Charlie Brown. Altre scuse le voglio fare a tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle vignette di Charlie Hebdo (ripristino la dicitura corretta), queste scuse sono per quello che spero non venga travisato come un offesa ma solo, come una presa di posizione: dobbiamo dire grazie a Charlie.

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La buona ventura

Caravaggio, La buona venturaTra i temi più cari nel seicento c’è quello della buona ventura. Si dipingono quadri moraleggianti che ricordano che la vita si fa principalmente con le azioni, il fato non si può né comprare né prevedere. Chiunque cade nella tentazione di voler sapere o voler in qualche modo modificare la sorte è uno sciocco che prima o poi sarà “gabbato” dal destino stesso, o da chi ne fa le veci. Infatti se vi volete divertire ad aguzzare la vista, nei quadri di questa minimostra potrete facilmente notare qualche mano che sta facendo qualcosa di poco lecito e spesso a discapito dello sciocco di turno che si è fatto abbindolare da chi promette una buona ventura.

Io posso solo auguravi buona visione e state attenti!

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Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo

paceIn tempi così fiacchi per la politica è indispensabile riconoscere i valori dell’arte [τέχνη] di governare la città [πόλις]. Il problema del Buon Governo è presente nella cultura italiana già da molto tempo, se vogliamo scordarci del diritto romano dobbiamo però soffermarci su una serie di affreschi dipinti da Ambrogio e Pietro Lorenzetti e  che sono nel Palazzo Pubblico di Siena.

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Ridateci la Gioconda

Leonardo, la giocondaLe leggende metropolitane invadono il mondo dell’arte come la vita quotidiana. La più nota, e anche forse meno sfatata é quella che la Gioconda sia stata rubata dai francesi. Ma non è così. Solo che certe storie invadono l’immaginario collettivo e si radicano fino a conseguenze rocambolesche.

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Lucian Freud, psicologia della materia

Freud, Riflesso

Se sei il nipote dell’inventore della psicoanalisi e fai  il pittore, è d’obbligo che il tuo territorio di indagine sia nella interiorità umana. Così Lucian Freud entra e scava nell’animo delle persone che ritrae tirando fuori un immagine disgregata, che fa inorridire ma al tempo stesso affascina e non ci si riesce a distaccare.
Complice dell’attrazione perversa, la magistrale pittura che si consuma sulla tela, materica, mai patinata, espressionista, in alcuni momenti surreale ma sempre drammatica come se non ci si dovesse mai aspettare niente di buono.

Questa minimostra è dedicata a Lucian Freud, quello che è riuscito a dare materia all’anima.
Buona visione.

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L’arte, l’illusione che svela la realtà.

Malevich, bianco su biancoTanti anni fa mi regalarono, o forse regalarono a mia sorella non ricordo, le “Fiabe sonore”. Tra le tante, in una musicassetta, c’era la storia de I vestiti nuovi dell’imperatore, in cui un vanitoso quanto ottuso re di una terra lontana si fece confezionare un vestito impossibile che dava la capacità a chi lo indossava di capire chi fossero le persone stupide attorno a lui. Inutile dire che il vestito non esisteva e i due sarti erano due ciarlatani che spillarono oro e pietre preziose al re per mesi, ingannando anche i cortigiani che non volevano apparire stupidi. Infatti la truffa era orchestrata tanto bene che i due mascalzoni avevano persuaso il re è tutta la servitù del fatto che chi non era in grado di vedere il vestito doveva essere per forza uno senza cervello.

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Dipingi, caccia, mangia

Regnault, l'origine della pitturaC’è una leggenda sul l’invenzione della pittura e della scultura. La figlia di Butade, un vasaio di Scione che lavorava a Corinto, si era innamorata di un giovane che, come tutti gli uomini greci narrati dal mito, era in procinto di partire per andare chissà dove. La ragazza decisa a trattenere qualcosa dell’amato che fosse meno impegnativo di un figlio, a lume di lucerna, ricalcò l’ombra del ragazzo proiettata sulla parete. Il padre, visto il disegno, decise di modellare su di esso un ritratto in creta. Il mito non teneva conto che prima qualcuno aveva già dipinto e se qualcosa di vero c’è probabilmente é una parete rischiarata al lume di un fuoco.

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