I colori di Yves Kleyn

Yves Kleyn, SO1Sfatiamo un po’ il mito dell’IKB, ovvero dell’International Kleyn Blue come solo colore utilizzato da Yves Kleyn. Ne utilizza tanti e questa minimostra ne ha presi un po tra le mille tavole che questo artista realizzò in sette anni.

Per l’artista tutti i colori puri, nel monocromo, prendono luminosità e rendono immateriale l’arte stessa. Un Nuovo Realismo che scava nell’intimo dell’uomo, raccontando paesaggi che si possono visitare solo nell’anima. Un grado zero dell’arte di inestimabile valore.

Per me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti che si integrano con noi e con tutto il mondo. I colori sono i veri abitanti dello spazio.

Yves Kleyn

Buona visione.
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Il tempo e lo spazio di Piero

Piero della Francesca, de prospectiva pingendiIl rinascimento si è lasciato alle spalle la cultura medievale. In sostanza si sostituisce la maniera dei bizantini e dei popoli romano-barbarici e si riafferma la centralità dell’uomo e la sua identità. Nel medioevo appena passato si era perso il concetto della misura di tempo e spazio. Con Giotto e in generale con le scuole umbre, con le maestranze romane intorno a Pietro Cavallini e infine con gli artisti del quattrocento toscani e urbinati, si è ricollocato l’uomo nella sua esistenza. Questa stagione si chiude con Piero della Francesca che riconcilia l’arte con il tempo e lo spazio fondendoli insieme e anticipando di oltre cinquecento anni le teorie scientifiche sullo spazio-tempo.

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Dormire all’aperto.

Raffaello, Allegoria

I sogni si fanno sempre, basta chiudere gli occhi. A volte si fanno anche ad occhi aperti. Dormire all’aperto è una scelta coraggiosa ma carica di fiducia perché si affida al mondo il proprio corpo inerme. Così com’è arrendevole il corpo lo è anche lo spirito che, come una spugna, assorbe tutta l’energia dell’universo.
Insomma, in un sonno all’aperto può succedere di tutto anche che arrivi un pittore e che ti ritragga; la Minimostra di questa settimana è dedicata ai sogni che si fanno all’aria aperta.

Buona visione, e non addormentatevi nel frattempo.

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Nobile semplicità e quieta grandezza

Jacques-Louis David, Napoleone attraversa le alpi, 1801 Olio su tela, 260 x 221 cm Musée National du Château de Malmaison, RueilC’è un sentimento che si diffonde nell’arte neoclassica, razionale e atea per molti aspetti, che sembra non sposarsi con il modo comune, dominato dalle pulsioni, di vivere i sentimenti. Winckelmann, elaborando la sua “teoria del bello”, che poi sarà neoclassica, parla del sentimento di “nobile semplicità e quieta grandezza” [Edle Einfalt und stille Größe], spiegando che la statua greca ci appare dotata di una maestosa calma che é “come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie”.

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Bellezze di una volta

Venere di Laussel

Più antiche delle nostre nonne. Preistoriche, senza dubbio. Dei piccoli oggetti in terracotta e pietra parlano la voce del passato e ci raccontano la donna di oltre 10.000 anni fa: sacra e bella perché creatrice di vita e di nutrimento.

Buona visione.

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Quel coltello da dove viene?

Ringraziamo ancora Dan Brown perché ci ha resi un po’ più ciechi di quello che siamo. La contesa nasce dal solito “Codice Da Vinci”, in cui il buon prof. Langdon si scontra con questa immagine:

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Il metodo canoviano

Canova, Autoritratto

L’umanesimo rinascimentale trova la sua esasperazione nell’illuminismo e nel pensiero positivista della fine del ‘settecento e per i primi vent’anno del XIX secolo. Ciò che era iniziato timidamente con una ripresa dell’identità e della centralità dell’uomo rispetto al divino, diventa nel periodo dei lumi l’estromissione di tutto quello che non appartiene al principio di realtà. Nasce un pensiero scientifico che analizza tutto quello che si può dimostrare con i cinque sensi.

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