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Il cubismo di Jean Metzinger

Jean Metzinger, ritrattoOggi è nato Jean Metzinger (Nantes, 24 giugno 1883 – Parigi, 23 novembre 1956). Quando l’arte incontra la scienza.

Jean Metzinger ci ricorda che l’artista dialoga con la tecnologia perché proprio nelle novità del progresso trova stimoli per la propria ricerca. Infatti i suoi esordi sono proprio dalla tecnica divisionista che non mescola il colore ma crea un “effetto luce” attraverso l’accostamento dei colori complementari. Jean dipinge azzeccando che parte della luce è un’onda elettromagnetica, per dirla semplice, è come se i quadri divisionisti sono realizzati con pixel di colore a olio.

Passata come molti suoi commilitoni francesi la parentesi fauves, Metzinger si lascia prendere dal Cubismo come una novità assoluta. Lui insieme a Albert Gleizes nel 1912  scrivono il manifesto Du “Cubisme” affermando che se è pur vero che il Cubismo non si riconosce in nessuna teoria geometrica, è pur vero anche che la geometria non euclidea poteva essere allineata al nuovo modo di intendere lo spazio.

Convinto di questo Jean Metzinger resterà sempre un fervente interprete del primo cubismo, quello analitico, anche quando entrerà nelle fila dei Cubisti orfici e della Section d’Or, come Robert Delaunay e il giovane Marcel Duchamp. In ogni caso la ricerca di quel momento storico era orientata a comprendere il ruolo del soggetto e la posizione dello spettatore.

Arthur I. Miller, autore di Einstein, Picasso: Space, Time and the Beauty that Causes Havoc (2002), scrive: “il cubismo favorì direttamente Niels Bohr nella interpretazione del principio di complementarità nella teoria quantistica, che dice che qualcosa può essere una particella e un’onda allo stesso tempo, ma sarà sempre misurata per essere o l’una o l’altra. Nel cubismo analitico, gli artisti cercarono di rappresentare una scena da tutti i punti di vista possibili su una tela. […] Vedendo la pittura, si vede com’è. Bohr poté leggere il libro di Jean Metzinger e Albert Gleizes sulla teoria cubista, Du “Cubisme”. Egli si ispirò ad esso nel postulare che la totalità di un elettrone è sia una particella che un’onda, ma quando la si osserva si scegliere un punto di vista particolare”.

Diceva Jean Metzinger: “Un oggetto non ha una forma assoluta, ma ne ha molte”. Non ci si poteva aspettare nulla di meglio da un’artista come lui. Anche sul finire della sua attività iniziò a guardarsi attorno e negli anni trenta ritorna a un suo personale ordine, più figurativo e vicino al surrealismo. Trasparirà sempre però la sua profonda conoscenza dello spazio.

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Freestyle 5 – La poetica degli oggetti

C’era una volta la natura morta ma alle avanguardie del novecento non bastava. Gli oggetti nel XX secolo si caricano di significato e sembrano diventare gli unici capaci di definire un’emozione. Non solo semplici simboli ma ciò che T.S. Elliot e Eugenio Montale definivano come correlativi oggettivi dal valore universale. A Quello di Arte Blog Radio Podcast oggi parleremo della poetica degli oggetti.

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Freestyle 3 – La scomparsa del soggetto

Il Novecento e le avanguardie artistiche hanno gradualmente disgregato il protagonista principale dell’arte, ovvero il soggetto. Oggi a Quello di Arte Blog Radio Podcast vi voglio raccontare questo lento passaggio in direzione un’arte che va verso l’astratto, che va verso l’assoluto.

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Picasso e il Cubismo

Iniziano ufficialmente gli incontri di Quello di Arte Blog Radio Podcast. La puntata di oggi è su Picasso e il percorso che lo porta al cubismo e non solo. Andremo oltre vedremo le trasformazioni che ha avuto in se questo stile. Quando ammiriamo un’opera di Picasso non vediamo solo un quadro ma assistiamo alla metamorfosi dell’arte una volta messa in mano all’artista più famoso e fertile del XX secolo.

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Il cubismo… e i suoi fratelli.

Picasso, Dora Maar e il gattoLa stagione delle avanguardie é in pieno fermento quando nel 1907 Picasso e Braque iniziano a rappresentare un mondo cubista. I tempi erano maturi, nessuno più concepiva la realtà se non con gli occhi analitici della scienza, è stato così dalla rivoluzione industriale in poi. Oltretutto nel 1905 Albert Einstein, con la teoria della relatività ristretta destabilizza i valori assoluti del tempo e dello spazio. Non sono tempi facili e di li a dieci anni si aprirà sul territorio europeo il primo conflitto mondiale, forse l’espressione più incosciente del progresso tecnologico.

C’è un filo rosso che passa per le avanguardie, ovvero quello di cercare un nuove modalità dell’arte. È una ricerca che schiera gli artisti in “prima linea” in una ipotetica guerra contro lo status quo dell’arte. Così il termine avant-gard, davanti alla guardia, è prestato all’arte dal linguaggio militare perché sono proprio tutti questi movimenti a fare da apripista e gettare il lessico artistico che sarà fondamentale per lo sviluppo dell’arte del XX e del XXI secolo.

Apre la stagione il Cubismo. Picasso, Braque, sentono che la visione accademica tradizionale aveva ormai esaurito il suo ciclo vitale già da molto tempo. Ci sono molti eventi che portano a questo cambiamento dei “sistemi di riferimento”. Nella fisica Einstein nel 1905 elabora la teoria della relatività ristretta (o speciale), così per molti diventa chiaro che la percezione di un fenomeno dipende dal punto di osservazione e poi, non da sottovalutare, è che il tempo e lo spazio si unificano in un solo principio, lo spazio-tempo.

Picasso, Les demoiselles d'Avignon
Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1907 Olio su tela, 243,9×233,7 cm MoMA, New York

È l’era del tutto è relativo, così quando un artista propone un soggetto da più punti di vista nello stesso momento, fa il cubismo. Così nel 1907 Picasso dipinge Les demoiselles d’Avignon. La donna in basso a destra, quella accovacciata in un posa volgare, nello stesso momento ci fa vedere la schiena, il viso di profilo e il viso di fronte. Le stiamo ruotando attorno, in un momento stiamo percependo lo stesso soggetto da più angolazioni.

È un nuovo modo di interpretare la realtà, tuttavia Picasso, Braque, non si discosteranno dalle tematiche classiche, infatti i soggetti sono ritratti, nature morte e paesaggi. É un cubismo analitico che scompone le forme, le parcellizza, come se la tela fosse uno specchio rotto. Il rischio che si incorre nel cubismo é la perdita di aderenza col soggetto perché continuando a  frammentare l’immagine, per forza di cose, si va verso una totale scomparsa della figurazione. Quando nel 1912 in Germania Kandinskij pubblica Dello spiritual nell’arte. É l’introduzione all’Astrattismo, il quadro non ha più una immagine iconica da far vedere ma si esprime per forme, colori; il soggetto sparisce dal quadro. Il Cubismo deve operare un cambiamento, anzi, una riaffermazione.

Kandinskij, composizione n°8
Vasilij Kandinskij, composizione n°8, 1923 olio su tela, 140×201cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York

La strada é contesa tra la parcellizzazione dell’immagine e la riconoscibilità del soggetto. Una si oppone all’altra, in apparenza e i cubisti sanno che non possono cedere su nessuno dei due punti. Nello stesso 1912 Picasso realizza la Natura morta con sedia impagliata e il Cubismo, da analitico, diventa sintetico. Rimane la scomposizione ma si aggiungono degli elementi di riconoscibilità che permettono, con un po’ di attenzione, di interpretare del soggetto.

Questa interpretazione della realtà diventa il primo ingrediente del novecento. É il 1907 e a Parigi non ci sono solo i cubisti. Meno di due anni dopo, il 20 febbraio 1909, sempre nella capitale francese, debuttano i Futuristi che, a guardar bene i loro quadri, hanno proprio la stessa scomposizione del soggetto ma il tema é quello del moderno che irrompe “ruggente” fatto di treni, macchine, industrie e “risse in galleria”.

Boccioni, La città che sale
Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911 Olio su tela, 199,3×301 cm Museum of Modern Art, New York

Nel frattempo, sempre a Parigi si sta distaccando dal cubismo un contingente di artisti che aggiunge la quarta dimensione,  il tempo, ovvero il movimento. Se prima i soggetti rappresentati erano fermi, il Cubismo Orfico introduce il senso del movimento e della simultaneità degli eventi fondendo tutto quello che era possibile nel quadro. Naturalmente questa attenzione alla velocità farà gola ai futuristi e la metteranno di prepotenza nella loro arte.

Duchamp, Nudo che scende le scale
Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n. 2, 1912 Olio su tela, 146 x 88 cm Philadelphia, Museum of Art, Collezione Walter e Louise Arensberg

Ecco che in meno di cinque anni si determina quello che sarà il punto di svolta dell’arte del novecento. I protagonisti di questi movimenti saranno determinanti per formare il linguaggio di tutto il secolo a divenire per quel che riguarda l’arte e la grafica del XX e del XI secolo.