Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784-1785

David: didattica della rivoluzione

L’arte educa alla politica e, dalla Rivoluzione Francese, il maestro di tutti, in Francia, fu Jacques-Lous David che, con i suoi quadri, insegnava ai rivoluzionari, e non solo, il valore etico ed estetico degli exempla virtutis.

Il fine della pittura di Jacques Louis David è di trasmettere il valore della politica. La sua formazione è nella bottega dello zio, un importante pittore Rococò, François Boucher. Nel 1774, dopo diversi fallimenti riesce a vincere il Prix de Rome che premiava i giovani artisti più meritevoli con una borsa di studio e un pensionato all’Accademia di Francia a Roma.

Il Giuramento degli Orazi

Nel 1780 torna in Francia con l’idea di realizzare una pittura ispirata alla storia romana perché vedeva nel comportamento degli antichi valori etici e politici universali, valori che si assimilano ai principi del pensiero illuminista e rivoluzionario che stava emergendo. Nel 1784 David realizza il Giuramento degli Orazi, un’opera che detta le caratteristiche e i canoni del neoclassicismo.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784-1785
Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784-1785 Olio su tela, 329×424 Museo del Louvre, Parigi

Il tema è ripreso dalla storia di Roma, ab Urbe condita, di Tito Livio. Era re Tullo Ostilio, quindi VII secolo a.C., quando Roma e Albalonga entrarono in guerra per dei territori di confine. Le due città però avevano in comune la discendenza di Romolo, che è stato di entrambe il fondatore. Perciò una guerra tra di loro era empia, irrispettosa della loro origine. Quindi fu deciso di far sfidare dei rappresentanti delle fazioni per risolvere la contesa. Per i romani furono chiamati i fratelli Orazi e per gli albani i Curiazi.

All’inizio i romani sembravano perdere perché i primi due fratelli Orazi morirono subito sotto le spade degli avversari. La sorte fu ribaltata dal terzo fratello che si era salvato. Giocando di astuzia iniziò una ritirata per dividere gli assalitori che comunque avevano subito delle ferite nei combattimenti precedenti. L’ultimo Orazio infine attaccò ognuno di loro e riuscì ad avere la meglio sugli avversari.

La strategia del vincitore sicuramente è avvincente. Al contrario David sceglie di non rappresentare il momento del combattimento ma immagina un momento prima, che ha un alto valore politico, i tre fratelli giurano la vittoria per roma, anche se la cosa gli sarebbe costata la vita. Cinque anni prima della presa della bastiglia il Giuramento degli Orazi, mostra ai francesi il valore della Patria, l’importanza della scelta dei propri rappresentanti e l’impegno preso nella politica che diventa un’impresa eroica a sprezzo della morte. Ricordiamo che in quel momentosi diceva Liberté, Égalité, Fraternité ou la Mort.

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Lo stile del Giuramento è votato al classicismo. David ha un disegno deciso, anche nelle zone in ombra dove gli artisti tendono a risolvere la pittura con qualche colpo vago di pennello. È un outline drawing, un disegno a tutto contorno che rivela un approccio mentale, dove tutto è descritto perché – pensiero illuminista – la ragione deve avere una visione chiara anche nelle tenebre. L’outline drawing per gli artisti neoclassici era anche un legame che sentivano con il mondo greco, infatti si diceva che Apelle, il più abile pittore dell’antichità, riusciva a tracciare linee sottilissime. 

La stessa pulizia è negli elementi della scena. Tre archi replicano la cornice dei trittici da altare dando all’opera una nota sacra. Gli archi poggiano su tre colonne doriche, le più semplici di tutte, semplificate ulteriormente perché prive di scanalature. E in ognuna delle tre cornici ci sono i principali attori di questa scena, che ridotta nella prospettiva, sembra imitare un bassorilievo antico.

A sinistra i tre fratelli Orazi che sembrano un corpo unico, con le mani nel saluto romano, nel gesto di giuramento. Al centro il padre Publio Orazio che porge le spade, il loro incrocio è il centro prospettico della scena. A destra le donne e i bambini che, come il coro della tragedia, ricordano il dramma del momento.

L’opera d’arte per David è un incontro tra l’estetica greca e l’etica romana. Sono tante le storie a cui attinge, come per Bruto e i littori, le Sabine, Leonida alle Termopili. Quadri che riportano a valori quali il patriottismo, l’unità civile, la lotta contro gli usurpatori. 

La morte di Marat

La volontà è di insegnare la politica attraverso l’arte, come accade ne la morte di Marat. David in questo caso è esplicito, non usa l’antico per rappresentare l’amico rivoluzionario ma un fatto di cronaca del 13 luglio 1793, quando Jean-Paul Marat fu assassinato da Charlotte Corday. Dopodiché rientra nel rigore del registro neoclassico: outline drawing, ambiente austero, niente dramma del momento. 

Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793
Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793 Olio su tela, 165×128 cm Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles

La scena è calma. Marat sembra dormire, quasi sorridendo, ancora tiene in mano la lettera che l’assassina gli aveva spedito per avere udienza. I segni del delitto sono una piccola ferita alla clavicola, qualche sottile rivolo di sangue e l’acqua della vasca leggermente arrossata. In basso il coltello sporco di sangue bilanciato dalla mano destra che ancora tiene la penna d’oca con cui stava scrivendo.

Quest’ultimo particolare, insieme al luogo del delitto fissato nel quadro sono testimone dell’impegno politico. Marat soffriva di una malattia della pelle che oltre a tanti effetti collaterali lo costringeva a lunghi bagni terapeutici per attenuare il dolore. La vasca da bagno ricorda che a dispetto della malattia Marat portava avanti il suo lavoro.

David per realizzare quest’opera non si risparmia di attingere a un’iconografia radicata nella Storia dell’Arte. Il braccio destro è ripreso dalle rappresentazioni antiche di Meleagro che decoravano molti sarcofagi Romani. Meleagro era un eroe degli Argonauti che, per ideali, amore e cavalleria, si mise in lite con la sua famiglia. Questo suo gesto diede via una serie di eventi che lo portarono alla morte che gli era stata annunciata al momento della nascita, una morte per mano della sua stessa madre. 

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La posa di Meleagro si riconosce anche nell’iconografia cristiana, come nella Pietà di Michelangelo, nella Pala Baglioni di Raffaello, nella Deposizione di Caravaggio, diventando l’immagine del martirio. 
Associando tutti i riferimenti la Morte di Marat è la rappresentazione del un martirio ateo di un rivoluzionario. Al limite della propaganda la pittura di David insegna la passione per una politica risoluta e decisa, rivoluzionaria.

Articolo e Podcast di Michelangelo Mammoliti

Immagini


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