Antonio Canova, Teseo e il minotauro, 1781–1783

La calma e la tempesta

La seconda metà del settecento è segnata dalla diffusione del pensiero illuminista e dalla sua manifestazione artistica, il Neoclassicismo. Un’arte moderna con un’occhio al passato, all’etica romana e all’estetica greca.

Il neoclassicismo trova una definizione importante nelle parole di Johann Joachim Winckelmann che identificano il concetto di nobile semplicità e quieta grandezza.  

La principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione. Come il mare che in superficie appare calmo e tranquillo, anche se sotto in profondità ci sono le correnti; l’espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostrano sempre un’espressione grande posata.

L’importanza di Winckelmann nello sviluppo del neoclassicismo non si limita solo a questa definizione pubblicata nel 1755 nei Pensieri sull’Imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura . Questa sarà estesa nel 1763 con la pubblicazione di un altro libro, La storia dell’arte presso gli antichi

Il lavoro di Winckelmann è una prima e importante catalogazione analitica dell’antico, puntando sull’osservazione dei reperti. Winckelmann comprese che a seconda dell’origine storica le opere d’arte avevano elementi stilistici diversi e ogni popolo antico aveva delle qualità che si rispecchiano in uno stile specifico. In questo modo l’archeologo tedesco inizia a definire una Storia dell’Arte che andava oltre i racconti di bottega e si consolidava con l’analisi del repertorio artistico a disposizione.

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Fino a questo momento il panorama archeologico era sintetizzato nella monotona parola antico. Dopo diventa molto più variopinto. Vengono differenziati gli egizi dai sumeri, i cretesi dai micenei, i greci dai romani, alimentando il dibattito in cui ci si domandava quale, tra i popoli antichi, aveva il diritto di primeggiare sugli altri. Per il loro senso estetico vinsero i Greci, seguiti dai Romani per due motivi. Il primo che le storie romane avevano più risvolti etici e politici e poi perché i protagonisti della nascita del Neoclassicismo (Winckelmann, Canova, David) hanno raggiunto la loro maturità artistica proprio a Roma, la città in cui il mondo greco-romano non ha mai cessato di esistere.

La linea tracciata da Winckelmann, che si attesta sul concetto di Nobile semplicità e quieta grandezza, venne accolta da molti artisti diventando un elemento stilistico imprescindibile. Tra i primi a mettere in pratica le parole di Winckelmann c’è Antonio Canova. Nella sua prima opera romana si vedono gli effetti delle riflessioni sulla scultura antica.

Antonio Canova, Teseo e il Minotauro, 1871-83
Antonio Canova, Teseo e il Minotauro, 1871-83 Marmo, 145,4×158,7×91,4 cm Victoria and Albert Museum, Londra

La statua di Teseo e il minotauro è una scultura in marmo che rappresenta, a grandezza naturale Teseo, decimo re di Atene, unificatore dell’Attica, dopo il suo combattimento contro il minotauro che viveva nel labirinto di Cnosso. L’eroe guarda, stanco il suo avversario e su di esso siede.

Canova decise di non interpretare il momento del combattimento ma il momento successivo in cui cala l’emozione della lotta e inizia la meditazione della vittoria. Teseo mostra un temperamento calmo anche se sotto la sua pelle i muscoli ancora fremono, sono come le correnti marine che agitano le profondità del mare di Winckelmann.

Teseo e il Minotauro è l’elogio della razionalità, dopo la lotta si spengono le passioni e  inizia la riflessione. Teseo che riposa sul Minotauro è la ragione che ha vinto sulla bestialità, sull’essere animale. 

Il concetto di Nobile semplicità e quieta grandezza arriva anche sulla tela di Jacques-Louis David ma a questo David sommerà un pensiero politico che stava portando la francia alla rivoluzione del 1789. Mentre i parigini prendevano la bastiglia David dipinse Bruto e i littori.

Jacques-Louis David, Bruto e i littori, 1789
Jacques-Louis David, Bruto e i littori, 1789 Olio su tela, 323×422 cm Museo del Louvre, Parigi

Il quadro rappresenta Il fondatore della Repubblica romana, Lucio Giunio Bruto, nel momento in cui i littori, le sue guardie personali, riportavano in casa i corpi morti dei figli, che lui stesso aveva fatto uccidere perché stavano complottando con il re Tarquinio il superbo, per far ritornare a Roma la monarchia. Bruto, nonostante il momento tragico, sembra essere impassibile alle emozioni, mosso dalla ragione di stato.

Il quadro di Bruto e i littori era stato anticipato da David ne La morte di Socrate (1787) e da Il giuramento degli Orazi (1784) già in gusto Neoclassico, uno stile che fu acclamato dagli illuministi francesi perché lasciava poco spazio a futili emozioni, una linea più sobria rispetto ai fasti e alle frivolezze dello stile barocco e dello stile rococò che avevano impresso l’arte fino a poco prima.

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Ciò che proponeva l’arte Neoclassica era un’etica, un comportamento che si manifestava in primo luogo con la narrazione degli exempla virtutis, ovvero l’atteggiamento virtuoso degli eroi che, con la ragione si imponevano sulle pulsioni dei sentimenti, mantenendo, nonostante tutto, una compostezza classica, statuaria che agli occhi degli uomini della fine dell’ottocento diventava virtuosa e politica. 

La nobile semplicità e quieta grandezza teorizzata da Winckelmann diventa, in ambiente neoclassico, l’affermazione di una questione morale dove la ragione è il motore dell’etica e dell’estetica. L’etica raccontata dalle storie del valore antico; l’estetica fissata con la pulizia del segno, una linea decisa di contorno nella pittura e il marmo portato alla più alta finitura nella scultura. L’estetica di un mondo greco, l’etica squisitamente romana.

Immagini


Opere da vedere

Antonio Canova, Teseo e il minotauro, 1871-83
Marmo, 145,4×158,7×91,4 cm
Victoria and Albert Museum, Londra

Jacques-Louis David, Bruto e i littori, 1789
Olio su tela, 323×422 cm
Museo del Louvre, Parigi

Jacques-Louis David, Il giuramento degli orazi, 1784-1785
Olio su tela, 329×424
Museo del Louvre, Parigi

Bibliografia

Articolo e podcast realizzati da Michelangelo Mammoliti


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