Cimabue, Crocifisso di Arezzo, 1267

Cimabue, l’ultimo bizantino

Cimabue è nato a Firenze nel 1240. La sua probabile formazione è stata nella bottega di Coppo di Marcovaldo, conosciuto per aver realizzato, tra le tante cose, il grande mosaico del battistero di san Giovanni davanti al duomo di Santa Maria del Fiore. Da Coppo di Marcovaldo Cimabue riprese il senso estetico di un classicismo bizantino che fino a quel momento era lo stile predominante. Con la sua crescita artistica Cimabue fu tra i primi a muoversi verso un cambiamento che si completerà con l’esperienza di Giotto: il passaggio dall’arte bizantina l’arte rinascimentale.

Questa trasformazione la si può osservare confrontando molte delle sue opere che ha realizzato in versioni successive e in particolare prenderemo in considerazione il Crocifisso di Arezzo e il Crocifisso di Santa Croce, la madonna in maestà del Louvre e la Madonna in maestà degli Uffizi.

Il Crocifisso di Arezzo che è stato realizzato nel 1267, è un Christus Patiens della tradizione bizantina ed è una rappresentazione di Gesù sofferente sulla croce. Il volto cade sul lato destro, il corpo invece sembra essere sollevato e sospeso, privo di gravità come se già fosse in una dimensione celeste. Gesù diventa ieratico, ovvero sembra guardare da una dimensione  superiore, è solenne.

Lo stile bizantino inoltre si esprime nella tecnica. Le pennellate di tempera sono a rigatino, ovvero tante “righe sottili” di colore chiaro sovrapposte a righe di colore scuro che non si sfumano e servono a dare luce per illuminare e rendere volumetrica la figura. In più c’è una linea cloisonne che contorna i particolari anatomici come l’addome o le braccia, che oltretutto hanno un’anatomia molto arbitraria. Sicuramente c’era la volontà in Cimabue di dare a quest’opera una proporzione geometrica è uno stile dal sapore antico ed elegante.

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Nel 1272 Cimabue realizza il crocifisso per la chiesa di Santa Croce a Firenze. Anche questo è un Christus Patiens ma è completamente diverso dal precedente. Sembra essere stato realizzato addirittura da un’altra mano. Durante l’alluvione del 1966 ha subito dei danni che hanno compromesso la superficie pittorica, ma da quel che ne è rimasto e dalle foto d’epoca, si può riuscire ad apprezzare le importanti differenze che indicano la trasformazione di Cimabue.


Cimabue cambia lavorando il modellato del corpo con la sfumatura del colore che fa sparire le linee di contorno e il rigatino così da ammorbidire il senso di rigidità che era una componente stilistica Bizantina, importante nel crocifisso di Arezzo. La figura, da un distaccamento ieratico, inizia a sembrare più umana.

È interessante vedere lo stesso confronto in un altra coppia di opere che realizza Cimabue. Sono le tavole della Madonna è maestà, la versione che sta al Louvre a Parigi e la versione della Galleria degli Uffizi a Firenze. 

Queste pale d’altare sono diverse tra loro, oltre che per la tecnica pittorica, anche  per l’espressione dei personaggi e per l’impostazione dello spazio.

La versione del Louvre ha un’espressione più austera, c’è quell’assenza di espressioni bizantina che ricorda ai fedeli che il personaggio venerabile è -come prima- in un mondo ultraterreno.

La madonna degli Uffizi ha un aspetto più morbido, più umano, quasi più dolce. Accenna con attenzione un sorriso che forse nel medioevo era sparito. In questo caso Cimabue sta tirando fuori da Maria la sua dolcezza, la sua umanità, che era andata persa nella rappresentazione bizantina. Quella di Maria è una dolcezza che emerge come sentimento e che ricorda la ricerca di espressività antica, greco-romana attenta, con discrezione, all’emozione interiore nascosta nel personaggio rappresentato.

Anche la figura di Gesù bambino, nella prima versione ha un aspetto molto più ieratico, nel secondo è seduto un po’ più giocondo e rilassato. È in ognuno dei due casi solenne e benedicente.

Più avanti nei tempi vedremo che questo cambierà. Con Giotto, nella Madonna con Bambino che attualmente è alla National Gallery, scopriremo un atteggiamento più intimo, in cui Gesù tiene il dito della madre come se fosse un semplice bambino. Quindi Giotto lo rende completamente umano. Per Cimabue è ancora presto per “osare” in questo modo, tuttavia mette Gesù in un atteggiamento più tranquillo e nel mentre riesce anche a benedire.

Infine va notata anche l’omogeneità della costruzione dei visi degli altri personaggi che ruotano intorno al trono. Sono angeli, profeti, committenti. Il loro sguardo nella versione del Louvre da un effetto di austerità; invece c’è una serenità espressiva nella versione degli Uffizi.

L’ultimo elemento di novità, di cui però è dovuta l’attenzione, è il trono sul quale è seduta la Madonna. Nella versione del Louvre, quella più antica, il trono ha una impostazione strutturata su una prospettiva apparente perché molto appiattita; nel secondo caso invece inizia a presentarsi una prospettiva centrale. La novità è dare il senso della profondità, di uno spazio reale, attraverso anche l’architettura del trono 

In tutte e due le opere però resta un elemento che non cambia. La rappresentazione dimensionale dei personaggi che cambia in misura dell’importanza. Da dopo Cimabue in poi noteremo che nel passaggio all’arte rinascimentale le dimensioni si vanno a rapportare a livello umano sia tra la sfera del divino che la sfera degli uomini.
In conclusione la ricerca di Cimabue ha saputo svincolarsi dalla grande impostazione teorica bizantina spostandosi nell’interpretazione degli stessi soggetti in chiave umanistica introducendo una dolcezza, un’emozione, una umanità, nei personaggi rappresentati.

Immagini


Opere da vedere

Cimabue, Crocifisso di Arezzo, 1267
Tempera su tavola, 336×267 cm
Arezzo, Italia

Cimabue, Crocifisso di Santa Croce, 1272-1280
Tempera su tavola,
Chiesa di Santa Croce, Firenze

Cimabue, Madonna in Maestà, 1280 c.ca
Tempera su tavola, 424×276 cm
Museo del Louvre, Parigi

Cimabue, Maestà di Santa Trinita, 1290-1300
Tempera su tavola, 385×223 cm
Galleria degli Uffizi, Firenze

Giotto, Madonna con Bambino, 1325-1350
Tempera su tavola, 85,5×62 cm
National Gallery of Art, Washington

Bibliografia

Credits:

Cimabue, Crocifisso di Arezzo, 1267 .
https://www.wga.hu/frames-e.html?/html/c/cimabue/crucifix/cruci_a.html

Cimabue, Crocifisso di Santa Croce, 1272-1280.
The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202.

Cimabue, Madonna in Maestà, 1280 c.ca.
Pubblico dominio. Autore: cartelfr.louvre.fr
https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010064463
Wikimedia

Cimabue, Maestà di Santa Trinita, 1290-1300.
uQHfVH5CnUNhxA at Google Cultural Institute https://artsandculture.google.com/asset/uQHfVH5CnUNhxA
Wikimedia

Articolo e podcast realizzati da Michelangelo Mammoliti



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