Venere di Willendorf, 24000 - 22000 a.C.

La Venere e il cavernicolo

Torniamo indietro di 40.000 anni in cerca del momento in cui la scultura ha iniziato a formarsi attraverso la realizzazione di alcune statuette che oggi chiamiamo veneri paleolitiche. Piccoli oggetti realizzati in diversi materiali, in avorio, in pietra, in legno, in argilla, che dovevano assicurare prosperità. Realizzarle poteva determinare un futuro migliore a quei clan di esseri umani, anzi, di homo sapiens sapiens che si stavano staccando dalla savana e iniziavano a camminare sulla terra modificandola a loro piacere.

La preistoria è stato un lungo periodo in cui il concetto di arte non esisteva. A malapena si sapeva scheggiare la pietra con altre pietre. L’artista non c’era perché a quei tempi l’Arte la facevano gli sciamani, individui del clan che erano esonerati dalla caccia e dalla raccolta perché avevano fuori dal comune. Presenziavano ai riti, dialogavano con gli elementi, realizzavano pitture propiziatorie e intagliavano dei piccoli oggetti nella pietra, delle piccole statuette femminili.

Venere di Willendorf, 24000 - 22000 a.C.
Venere di Willendorf, 24000 – 22000 a.C. Pietra calcarea, h.11 cm Naturhistorisces Museum, Vienna

Le veneri paleolitiche simboleggiano la prosperità. Rappresentano donne dalla corporatura steatopigia, dai grandi fianchi e dai grandi seni e la loro forma ricalca molto spesso  la silhouette di una mandorla.

Realizzate tra 40.000 e 10.000 anni fa, sembrano essere l’evoluzione – con un certo stile – dell’intaglio delle amigdale, pietre a forma di mandorla utilizzate sulla punta delle lance con cui si cacciava. 

Gli sciamani hanno trasformato l’idea delle amigdale, che facevano troppo semplicemente da punta alle lance, in oggetti di arte primitiva dalla forma femminile. 

Tuttavia, gli scopi non cambiarono, erano pensati per portare nutrimento inteso come fertilità e prosperità, forse alla terra o alla donna a cui erano stati donati. I vantaggi di un tale oggetto, considerato un oggetto magico, per estensione raggiungono tutti i membri del clan.

È un’idea che merita di essere approfondita. Spostiamoci a Vienna nel Naturhistorisches Museum, il museo di storia naturale della capitale austriaca. Entriamo e chiediamo dove è la Venere di Willendorf un pezzettino di pietra calcarea di 11 cm. Le sue dimensioni, anche se minime, occupano precisamente il palmo di mano. È giusto pensare che l’artista che l’ha intagliata stava ricalcando la forma a mandorla dell’incavo della sua mano che stringeva la pietra. 

Impugnatura delle amigdale
Impugnatura delle amigdale

La Venere di Willendorf ha caratteristiche comuni a tante veneri paleolitiche e che rimandano al fine della fertilità: i fianchi larghi e i seni prosperosi. I fianchi larghi di un bacino accogliente favorivano la gestazione di un nuovo membro del clan. Il seno rimanda all’abbondanza di nutrimento che serviva per rendere il nascituro più forte più robusto

E interessante osservare che in questa statuetta braccia e gambe sono ridotte al minimo. Si assottigliano come se gli elementi di interazione con lo spazio intorno si vadano ad annullare perché, in questo simbolismo, le veneri devono rappresentare la vita, la fertilità, ma anche il fatto che l’attività col mondo, come la raccolta, ad esse è preclusa.

La sintesi stilistica si accentua nella testa. Il viso scompare, privando la scultura di qualsiasi elemento sensoriale di relazione con il mondo esterno rendendola assoluta. Però c’è l’acconciatura a treccine che le dona una punta di identità, ma soprattutto riconduce al concetto di bellezza.

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Le caratteristiche riassunte nella Venere di Willendorf rientrano come elemento comune a molte altre veneri paleolitiche. È un aspetto trasversale tra le diverse sculture ritrovate finora è che prescinde i diversi materiali utilizzati. È una iconografia della fertilità che si è sviluppata in dieci migliaia di anni, anno più anno meno. 

Veneredi di Brassempouy, 28000 - 22000 a.C.
Veneredi di Brassempouy, 28000 – 22000 a.C. Avorio, 3,65 x 2,2 cm Musée d’Archéologie Nationale, Saint-Germain-en-Laye

Nella preistoria l’arte era magia. Attraverso di essa si cambiava il corso agli eventi, era utilizzata per determinare le possibilità future. L’arte è anche un sodalizio tra  i primi esseri umani e la terra che si fondono. Dalla terra si cava la pietra, la si lavora ed essa torna alla terra  orientata alla fertilità. Gli storici ricordano che la preistoria è quando non abbiamo fonti scritte e con la diffusione della scrittura nel mondo finisce gradualmente la preistoria. Per gli storici dell’arte però c’è un altro termine entro il quale l’arte è  preistorica, ovvero il rapporto diretto tra arte e magia.

Immagini


Opere da vedere

Venere di Willendorf, 24000 – 22000 a.C.
Pietra calacarea h.11 cm
Naturhistorisces Museum Vienna

Venere di Hohle Fels presso Schelklingen, 40000 – 35000 a.C.
Avorio, h.5,97 cm
Blaubeuren Urgeschichtliches Museum, Blaubeuren

Venere di Brassempouy, 28000 – 22000 a.C.
Avorio, 3,65 x 2,2 cm
Musée d’Archéologie Nationale, Saint-Germain-en-Laye

Bibliografia

Credits:

Venere di Willendorf. Autore Kharmacher. Venus vom Willendorf, zZ auf ca. -75.000Y geschätzt, Naturhistorisches Museum Wien. Creative Commons Zero, Public Domain Dedication. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:06.01_Venus_from_Willendorf.tif

Venere di Hohle Fels. Montaggio di Jean-Gilles Berizzi, Dame de Brassempouy (25000 ans) (Montage photo personnel) https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Brassempouy-1-2b.jpg

Articolo e podcast realizzati da Michelangelo Mammoliti


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