L’eleganza di Duccio

Alla fine del XII secolo il finale dell’arte gotica stava lasciando la regola bizantina e si spostava verso il naturalismo. Tuttavia c’è chi si interessa a l’eleganza della linea e alla preziosità della pittura. È Duccio di Buoninsegna, il capostipite della scuola senese.

Duccio nasce a Siena intorno al 1255. La sua più probabile formazione è nella bottega di Cimabue che lo guida dalla compostezza di un arte bizantina verso una delicatezza nel senso del reale che è rinascimentale. Le sue scelte saranno innovative al punto da farlo riconoscere come il primo dei maestri senesi di una pittura moderna.

Era un pittore di grande talento già dalle prime opere, tant’è vero che per molto tempo si è creduto che gran parte dell’opera di Duccio fosse di Cimabue. Un errore di interpretazione che nasce forse con Vasari e che fu accantonato per fortuna nel 1790, quando si iniziò a capire che questo maestro senese era altrettanto bravo almeno quanto il suo maestro fiorentino.

Duccio di Buoninsegna, Madonna Gualino, prima del 1285
Duccio di Buoninsegna, Madonna Gualino, prima del 1285 Tempera su tavola, 86×157 cm Galleria Sabauda, Torino

La sua prima opera è la Madonna Gualino che si trova alla Galleria Sabauda di Torino. Questa pala per molto tempo fu considerata essere di Cimabue per l’affinità dello stile. Usa l’oro e ritrae la madonna di tre quarti. Sembra Cimabue in una copia della madonna del Louvre. In pochi si erano accorti però che da artista senese Duccio segue l’influenza di Nicola e Giovanni Pisano, e di Arnolfo di Cambio, che operavano a Pisa una tendenza che andava verso la linea naturalista senza però accettarla completamente.

Duccio da pittore però è più attento al disegno, ai colori e al chiaroscuro che utilizzerà soltanto per le volumetrie delle figure. Nella Madonna Gualino non cerca una costruzione prospettica e nemmeno il naturalismo, quando rappresenta lo spazio. Duccio è un elegante pittore tardo gotico che guarda con attenzione al nuovo che sta arrivando.

Nella Madonna Rucellai Duccio usa la stessa impostazione della Madonna Gualino. Maria siede al centro tra gli angeli , ed è enorme nella scena. Anche in questo caso l’’importanza del soggetto si misura nelle dimensioni. In Maria si percepisce la solenne assenza della ieraticità bizantina rafforzata dalla disposizione che è “paratattica”: ogni personaggio è accanto all’altro senza contatto. 

Duccio di Buoninsegna, Madonna Rucellai, 1285
Duccio di Buoninsegna, Madonna Rucellai, 1285 Tempera su tavola, 290 x 450 cm Galleria degli Uffizi, Firenze

Duccio realizza la Madonna Rucellai per la Compagnia dei Laudesi, una confraternita di penitenti insediati nella chiesa di Orsanmichele a Firenze. Questa committenza fiorentina fu determinante nel far confondere le opere di Cimabue e di Duccio. Infatti nel 1285, l’anno che fu realizzata l’opera, Firenze era alleata con Genova e Lucca in lotta era contro Siena, pertanto, per le vicende di quegli anni, sembrò per molto tempo anomalo che Duccio, un senese, fosse chiamato dai fiorentini a dipingere; tuttavia un senese che fu chiamato fiorentini ci dà la misura di quanto questo maestro nel suo tempo fosse stato considerato dai suoi contemporanei importante. 

La Madonna Rucellai, nei particolari, ci da la percezione di quanto Duccio fosse aggiornato alle novità del momento. Se osserviamo con attenzione il trono, ha una rappresentazione di tre quarti cosa che rivendica una volontà di ricerca prospettica che però ancora non riesce a emergere, arriverà a breve però.

Duccio di Buoninsegna, Madonna in Maestà (fronte), 1308-1311
Duccio di Buoninsegna, Madonna in Maestà (fronte), 1308-1311 Tempera su tavola, 412 x 214 cm Museo dell’Opera Metropolitana del Duomo, Siena

Il cambio definitivo avviene nella Maestà di Siena, un bellissimo politico che purtroppo è stato smembrato in diversi musei del mondo. La pala centrale che è al museo dell’Opera Metropolitana del Duomo a Siena, ci mostra la doppia faccia di Duccio e quanto sia elegante a mostrarci tutte e due i suoi volti. Va detto che nelle pale le sezioni meno visibili come la predella, la porzione bassa, e il verso, cioè il retro, erano luoghi di sperimentazione pittorica da parte degli artisti.

La Maestà è una pala dipinta su due lati che ritrae, al centro, più grandi di tutti, la vergine col bambino in trono, e dal fondo in oro emerge una folla di santi e angeli.  In primo piano inginocchiati i quattro santi protettori di Siena: sant’Ansano, san Savino, san Crescenzio e san Vittore. Ai due lati sono raffigurate le sante protettrici, sant’Agnese e santa Caterina d’Alessandria. 

In secondo piano molti altri santi, si riconoscono anche san Giovanni Battista, San Pietro e San Paolo e angeli che sono pronti a portare gli onori a Maria. 

Duccio di Buoninsegna, Madonna in Maestà (recto), 1308-1312
Duccio di Buoninsegna, Madonna in Maestà (recto), 1308-1312 Tempera su tavola, 413 x 214 cm Museo dell’Opera Metropolitana del Duomo, Siena

Lo stile del recto, del lato frontale della Maestà di Siena, segue la tradizione in linea con il gotico francese. È la parte più elegante, decorata e impreziosita di particolari minuti. Una tessitura a punta di pennello di oro e colore. L’oro diventa la dominante che, come nell’arte bizantina, annulla lo spazio intorno alle figure, estromette qualsiasi volontà prospettica. La volumetria dei personaggi è un piccolo tradimento della tradizione. Maria è Gesù sono sempre di grandi dimensioni, un valore del quale non era ancora possibile farne a meno, almeno in facciata.

Se invece andiamo dietro la pala, il verso è completamente sperimentale. Ha un senso di lettura semplice strutturato su due registri che si leggono da sinistra verso destra. Si inizia dal registro inferiore che racconta dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme fino alla presentazione davanti a Pilato. Il registro superiore prosegue da Pilato per concludersi con gli eventi che sono accaduti dopo l’uscita di Gesù dal Sepolcro; al centro la crocifissione occupa il pannello più grande.

I particolari anche in questo caso fanno la differenza. Alle spalle della Maestà Duccio inizia a essere diverso, la sua eleganza apre senza tradirsi all’arte che tende al naturalismo proposta da Giotto, che un suo contemporaneo. Duccio in quei momenti inizia a elaborare le prospettive giottesche incasellate in piramidi prospettiche, prospettive ben studiate che contribuiscono a dare il senso di profondità. Una novità molto audace rispetto a ciò che si vede nella parte più “pubblica” della tavola. 

La madonna in Maestà ci fa capire che in quel momento storico, all’inizio del trecento, i maestri riescono a operare su due registri. Da una parte Duccio si adegua ai tempi con uno stile che squisitamente cortese; dall’altra parte è nella scena degli innovatori. In ogni caso ci mostra sempre la sua eleganza nella rappresentazione.

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