Archivi tag: gotico

Dai Romani al Tardo Gotico

La seconda Compilation di Walkman vi racconta la Storia dell’Arte di Roma Antica, il Paleocristiano, l’arte Bizantina e Barbarica, il Romanico, il Gotico e l’uscita dal Medioevo. Anni molto più luminosi di quel che si dice “secoli bui”.

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La porta del Giudizio

Un imponente portale romanico in pieno mondo gotico che racconta il Giudizio Universale in purezza, senza i beati e senza i peccatori; e già nel regno dei cieli.

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Pietro Cavallini, nel segno dell'antico

Pietro de’ Cerroni, detto Cavallini, porta avanti la tradizione della pittura e del mosaico romano nel segno l’arte paleocristiana e tardo antica. La sua arte lascierà importanti effetti in artisti a lui contemporanei come Giotto o Arnolfo di Cambio.

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Wiligelmo e il peso della Genesi

La scultura gotica di Wiligelmo, porta in se il germe del cambiamento in un direzione umanistica. Pur rimanendo la semplificazione medievale della figura, lo scultore si riappropria della gravità.

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Le strutture del Gotico

L’invenzione gotica evolve le architetture del romanico in uno stile autonomo che diventa l’immagine del momento più alto del medioevo. Le forme e le strutture si esasperano nell’horror vacui.

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Il sacro profano di Simone Martini

Il naturalismo si raggiunge un passo alla volta. Tra gli artisti del trecento c’è chi, con la sua attività, ha fatto tanta strada al punto da arrivare ai confini di una pittura che è già rinascimentale, mostrando a tutti l’umanità che c’è dietro il sacro. Oggi a StArt vi racconterò di Simone Martini, pittore senese.

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La rinuncia degli averi: il conflitto del greco e del latino

Giotto, Rinuncia agli averi, 1292-96.

Assisi, era il 1290. Giotto, ventitreenne iniziava a dipingere le storie della basilica superiore di Assisi. Accanto a lui dipinti dei più grandi artisti del duecento come Cavallini, Cimabue, Simone Martini, e tanti altri. Nel pittore c’è la grande responsabilità di confrontarsi con la vita di San Francesco. Un incontro straordinario perché il Poverello era scomparso nel 1226 e aveva lasciato il ricordo vivo delle persone che lo avevano conosciuto e che a breve avrebbero ammirato gli Affrechi. Giotto non affonda il pennello solo sapienza della tecnica ma anche nella memoria di una cittadina che aveva avuto il privilegio vedere nelle opere San Francesco.

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