Il metodo canoviano

Canova, Autoritratto

L’umanesimo rinascimentale trova la sua esasperazione nell’illuminismo e nel pensiero positivista della fine del ‘settecento e per i primi vent’anno del XIX secolo. Ciò che era iniziato timidamente con una ripresa dell’identità e della centralità dell’uomo rispetto al divino, diventa nel periodo dei lumi l’estromissione di tutto quello che non appartiene al principio di realtà. Nasce un pensiero scientifico che analizza tutto quello che si può dimostrare con i cinque sensi.

L’arte assorbe questo pensiero e lo rivela attraverso segnali importanti: i pittori ritornano al disegno come analisi razionale, a volte maniacalmente minuziosa; gli scultori non si abbandonano alle mollezze dell’incompiuto ma rifiniscono ogni minimo dettaglio di ogni scultura. Niente è lasciato al caso.

In questo rigore che possiamo dire scientifico, Canova sviluppa un metodo di produzione “industriale” diviso in quattro fasi.


Canova, Maddalena penitente

1. Bozzetto.
Prima di tutto il bozzetto. Solo un po’ di creta modellata velocemente per capire le forme generali, i volumi e il rapporto della statua con la luce. Sono piccoli di dimensioni perché Canova, tenendoli in mano li faceva ruotare. Le sue sculture erano fatte per essere ammirate da ogni punto di vista.


Canova, Ballerina con le dita sul mento

2. Ingrandimento in gesso a dimensione reale.
La seconda fase era l’ingrandimento della scultura a dimensione reale ma in gesso. Da solo o con assistenti Canova realizzava la statua a grandezza finita. Una volta ottenuta la statua voluta lo scultore posizionava su dei punti notevoli dei chiodini di bronzo, le repere.


Carradini, regole3. Traduzione del gesso in marmo.
Pronta la statua in gesso e repere Canova delegava il lavoro di sgrosso del marmo e gran parte della finitura agli allievi che, utilizzando la posizione delle repere,  traducevano il gesso in marmo.


Canova, Maddalena Penitente4. Finitura del marmo.
Dopo il lavoro di manovalanza Canova rientrava nell’esecuzione dell’opera portando a finitura ultima la  statua. Dei colpi di maestro dati a scalpello e la lucidatura finale fatta con sabbie abrasive e al termine acqua di rota ovvero l’acqua e la limatura che restava nella mola quando si arrotavano gli scalpelli.


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