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Tutto il Romanticismo che c’è.

Il Romanticismo ha tanti sentimenti. I più rapidi da capire sono l’amore, la paura, il terrore ma anche il sentimento della fede, della storia, della propria identità nazionale e l’esotismo, il sentimento per le terre lontane. Infine, tra tutti emergo il sentimento più potente, quello per la natura che può essere pittoresca o sublime. Oggi, Quello di Arte Blog Radio Podcast vi racconta i sentimenti del Romanticismo storico e del Romanticismo maturo.

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Nobile semplicità e quieta grandezza

Jacques-Louis David, Napoleone attraversa le alpi, 1801 Olio su tela, 260 x 221 cm Musée National du Château de Malmaison, RueilC’è un sentimento che si diffonde nell’arte neoclassica, razionale e atea per molti aspetti, che sembra non sposarsi con il modo comune, dominato dalle pulsioni, di vivere i sentimenti. Winckelmann, elaborando la sua “teoria del bello”, che poi sarà neoclassica, parla del sentimento di “nobile semplicità e quieta grandezza” [Edle Einfalt und stille Größe], spiegando che la statua greca ci appare dotata di una maestosa calma che é “come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie”.

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Marcel Duchamp. Fontana

Non è un orinatoio, è una fontanta! È arte? No, non lo è. È Dada!

Marcel Duchamp, Fontana
Marcel Duchamp, Fontana, 1917
fotografia di Alfred Stieglitz dell’opera originale

«Se Mr. Mutt abbia fatto o no la fontana con le sue mani non ha importanza. Egli l’ha SCELTA. Ha preso un comune oggetto di vita, l’ha collocato in modo tale che un significato pratico scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista; egli ha creato una nuova idea per l’oggetto.»

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Raffaello Sanzio, La deposizione di Cristo

Il tempo di chi è divino, il tempo di chi è umano.

Raffaello, Deposizione di Cristo
Raffaello Sanzio, Deposizione di Cristo, 1507,
olio su tavola, 184×176 cm, Galleria Borghese Roma
C’è un fatto di sangue dietro questo quadro e non di certo il vangelo che racconta di Cristo inchiodato alla croce. Il protagonista è Grifonetto Baglioni che, prima delle nozze tra suo cugino Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, il 15 luglio del 1500, aveva ucciso tutti i parenti maschi rivali.

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Il cubismo… e i suoi fratelli.

Picasso, Dora Maar e il gattoLa stagione delle avanguardie é in pieno fermento quando nel 1907 Picasso e Braque iniziano a rappresentare un mondo cubista. I tempi erano maturi, nessuno più concepiva la realtà se non con gli occhi analitici della scienza, è stato così dalla rivoluzione industriale in poi. Oltretutto nel 1905 Albert Einstein, con la teoria della relatività ristretta destabilizza i valori assoluti del tempo e dello spazio. Non sono tempi facili e di li a dieci anni si aprirà sul territorio europeo il primo conflitto mondiale, forse l’espressione più incosciente del progresso tecnologico.

C’è un filo rosso che passa per le avanguardie, ovvero quello di cercare un nuove modalità dell’arte. È una ricerca che schiera gli artisti in “prima linea” in una ipotetica guerra contro lo status quo dell’arte. Così il termine avant-gard, davanti alla guardia, è prestato all’arte dal linguaggio militare perché sono proprio tutti questi movimenti a fare da apripista e gettare il lessico artistico che sarà fondamentale per lo sviluppo dell’arte del XX e del XXI secolo.

Apre la stagione il Cubismo. Picasso, Braque, sentono che la visione accademica tradizionale aveva ormai esaurito il suo ciclo vitale già da molto tempo. Ci sono molti eventi che portano a questo cambiamento dei “sistemi di riferimento”. Nella fisica Einstein nel 1905 elabora la teoria della relatività ristretta (o speciale), così per molti diventa chiaro che la percezione di un fenomeno dipende dal punto di osservazione e poi, non da sottovalutare, è che il tempo e lo spazio si unificano in un solo principio, lo spazio-tempo.

Picasso, Les demoiselles d'Avignon
Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1907 Olio su tela, 243,9×233,7 cm MoMA, New York

È l’era del tutto è relativo, così quando un artista propone un soggetto da più punti di vista nello stesso momento, fa il cubismo. Così nel 1907 Picasso dipinge Les demoiselles d’Avignon. La donna in basso a destra, quella accovacciata in un posa volgare, nello stesso momento ci fa vedere la schiena, il viso di profilo e il viso di fronte. Le stiamo ruotando attorno, in un momento stiamo percependo lo stesso soggetto da più angolazioni.

È un nuovo modo di interpretare la realtà, tuttavia Picasso, Braque, non si discosteranno dalle tematiche classiche, infatti i soggetti sono ritratti, nature morte e paesaggi. É un cubismo analitico che scompone le forme, le parcellizza, come se la tela fosse uno specchio rotto. Il rischio che si incorre nel cubismo é la perdita di aderenza col soggetto perché continuando a  frammentare l’immagine, per forza di cose, si va verso una totale scomparsa della figurazione. Quando nel 1912 in Germania Kandinskij pubblica Dello spiritual nell’arte. É l’introduzione all’Astrattismo, il quadro non ha più una immagine iconica da far vedere ma si esprime per forme, colori; il soggetto sparisce dal quadro. Il Cubismo deve operare un cambiamento, anzi, una riaffermazione.

Kandinskij, composizione n°8
Vasilij Kandinskij, composizione n°8, 1923 olio su tela, 140×201cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York

La strada é contesa tra la parcellizzazione dell’immagine e la riconoscibilità del soggetto. Una si oppone all’altra, in apparenza e i cubisti sanno che non possono cedere su nessuno dei due punti. Nello stesso 1912 Picasso realizza la Natura morta con sedia impagliata e il Cubismo, da analitico, diventa sintetico. Rimane la scomposizione ma si aggiungono degli elementi di riconoscibilità che permettono, con un po’ di attenzione, di interpretare del soggetto.

Questa interpretazione della realtà diventa il primo ingrediente del novecento. É il 1907 e a Parigi non ci sono solo i cubisti. Meno di due anni dopo, il 20 febbraio 1909, sempre nella capitale francese, debuttano i Futuristi che, a guardar bene i loro quadri, hanno proprio la stessa scomposizione del soggetto ma il tema é quello del moderno che irrompe “ruggente” fatto di treni, macchine, industrie e “risse in galleria”.

Boccioni, La città che sale
Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911 Olio su tela, 199,3×301 cm Museum of Modern Art, New York

Nel frattempo, sempre a Parigi si sta distaccando dal cubismo un contingente di artisti che aggiunge la quarta dimensione,  il tempo, ovvero il movimento. Se prima i soggetti rappresentati erano fermi, il Cubismo Orfico introduce il senso del movimento e della simultaneità degli eventi fondendo tutto quello che era possibile nel quadro. Naturalmente questa attenzione alla velocità farà gola ai futuristi e la metteranno di prepotenza nella loro arte.

Duchamp, Nudo che scende le scale
Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n. 2, 1912 Olio su tela, 146 x 88 cm Philadelphia, Museum of Art, Collezione Walter e Louise Arensberg

Ecco che in meno di cinque anni si determina quello che sarà il punto di svolta dell’arte del novecento. I protagonisti di questi movimenti saranno determinanti per formare il linguaggio di tutto il secolo a divenire per quel che riguarda l’arte e la grafica del XX e del XI secolo.