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Un noioso “Salvatore” da 100 milioni di Dollari

Il 15 novembre andrà all’asta il Salvator Mundi di (o forse di) Leonardo da Vinci. Con un colpo da maestro la casa d’aste Christie’s si aggiudicherà il passaggio di proprietà di quella che è già diventata “la più grande scoperta del XXI secolo”. Già c’è chi si domanda chi se la porterà a casa, staremo a vedere. Ma siamo sicuri che sia proprio di Leonardo?
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Ridateci la Gioconda

Le leggende metropolitane invadono il mondo dell’arte come la vita quotidiana. La più nota, e anche forse meno sfatata é quella che la Gioconda sia stata rubata dai francesi. Ma non è così. Solo che certe storie invadono l’immaginario collettivo e si radicano fino a conseguenze rocambolesche.

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L’arte: l’illusione che svela la realtà.

Tanti anni fa mi regalarono, o forse regalarono a mia sorella non ricordo, le “Fiabe sonore”. Tra le tante, in una musicassetta, c’era la storia de I vestiti nuovi dell’imperatore, in cui un vanitoso quanto ottuso re di una terra lontana si fece confezionare un vestito impossibile che dava la capacità a chi lo indossava di capire chi fossero le persone stupide attorno a lui. Inutile dire che il vestito non esisteva e i due sarti erano due ciarlatani che spillarono oro e pietre preziose al re per mesi, ingannando anche i cortigiani che non volevano apparire stupidi. Infatti la truffa era orchestrata tanto bene che i due mascalzoni avevano persuaso il re è tutta la servitù del fatto che chi non era in grado di vedere il vestito doveva essere per forza uno senza cervello.

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Parliamo del metodo

 

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Italo Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano 1995

Per parlare di Arte non bisogna essere dei sapientoni ma bisogna avere fantasia.

Lo studio serve, anche se, molto spesso, é sufficiente prendersi del tempo nella riflessione, accendere il cervello e guardare con attenzione. In realtà quello che avevano da dirci, gli artisti, ce l’hanno già detto con le loro opere, forse in qualche foglio di carta. Tutto il resto, per la maggior parte, se lo sono portati nella tomba.

Quel che ci rimane é la facoltà interpretare, perciò si può dire – quasi – tutto quello che si vuole.

Il grande scoglio da superare è il problema del tempo che divide il nostro presente dalla vita di Raffaello, di Giotto, di Wiligelmo fino ai tempi di Prassitele, di Fidia, o addirittura di Imhotep. Tuttavia quello che rende l’arte tale è la capacità di sapersi relazionare non solo con i propri contemporanei, ma anche con noialtri. È questa la facoltà che ha reso i capolavori degni di essere chiamati così.

Il dialogo a cui ci sottopongono da secoli gli artisti così ha superato il tempo ed è arrivato intatto sulle pareti di un museo, addirittura si è arricchito al punto che possiamo scambiare con gli artefici del mondo passato le nostre esperienze.

Cerchiamo di farlo nel migliore dei modi.

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L’arte fa come le pare.

Una volta, per scherzare, dicevo “preparatevi che tra un po’ toglieranno le immagini sacre dai libri di storia dell’arte”. Era una battuta sulle polemiche del “crocifisso a scuola si, del crocifisso a scuola no”. Avevi paura di aprire un libro di storia dell’arte dal secondo volume al quarto volume per rischiare di offendere qualsiasi comunità religiosa. Fatto sta che la questione non era nemmeno contemplabile: rimuovere l’arte sacra significa cancellare tout-court gran parte dell’arte italiana, quella commissionata da Papi, famiglie papali e affini.

Adesso prepariamoci a strappare pagine di libri perché i tempi sono arrivati. Perché quando un omino microscopico microscopico che veste i panni di presidente del consiglio, una prima carica dello stato, si permette di coprire le opere d’arte del suo paese perché potrebbero di certo offendere il suo interlocutore, non ha capito niente del suo paese.

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