Marcel Duchamp. Fontana

Non è un orinatoio, è una fontanta! È arte? No, non lo è. È Dada!

Marcel Duchamp, Fontana
Marcel Duchamp, Fontana, 1917
fotografia di Alfred Stieglitz dell’opera originale

«Se Mr. Mutt abbia fatto o no la fontana con le sue mani non ha importanza. Egli l’ha SCELTA. Ha preso un comune oggetto di vita, l’ha collocato in modo tale che un significato pratico scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista; egli ha creato una nuova idea per l’oggetto.»

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Gustav Klimt. Ritratto di Adele Bloch-Beuer

Il bello di mettere insieme tutto quel che è bello.

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Beuer I, 1907
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Beuer I, 1907 Olio su tela, 138x138cm, Neue Galerie, New York City

Che sia bella non ci sono dubbi, la moglie dell’industriale Ferdinand Bloch-Bauer produttore di zucchero nella Praga di fine ottocento. É bella al punto che Gustav Klimt mette in “coro” la potenza dell’arte facendo in pittura quella che poi è l’idea degli artisti della Secessione Viennese: il Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale. Anche se il primo che parla di questo concetto è il filosofo tedesco K.F.E. Trahndorff, chi gli da vero slancio é il musicista tedesco Richard Wagner nei suoi saggi “Arte e rivoluzione”, in “L’opera d’arte dell’avvenire” e in “Opera e dramma”: la musica, il teatro, la danza e le arti figurative contribuiscono entrando in una perfetta sintesi tra loro.

 A Klimt non sfugge la teoria e anziché far dialogare le arti mette in comunicazione tre momenti della storia.
Il più evidente è quello che riporta dall’arte bizantina. Col pennello simula le tessere dei mosaici che aveva visto a Ravenna, nelle teorie di beate vergini e dei santi di Sant’Apollinare in classe, nei ritratti di Giustiniano e Teodora a San Vitale. I tasselli, allora, scomponevano l’uomo in particelle infinitesimali dando a chi osservava l’opera le caratteristiche del disegno divino che era comprensibile guardando nell’insieme tutte le più piccole entità del creato. Immagini bidimensionali, prive di prospettiva, fuori dalle regole del mondo e intime nell’assoluto del pensiero divino.
L’assenza di prospettiva è anche la stessa che si trova nella pittura egizia, destinata agli dei, fatta di un canone che mostra ogni elemento del corpo nel modo migliore esso possa essere rappresentato: il viso di profilo; l’occhio frontale così come il busto e le braccia; al contrario le gambe e i piedi che tornano a essere viste lateralmente; tutto rigorosamente senza spazialità. Questa pittura antica oltretutto é vincolata al linguaggio segnico dei geroglifici che, nel ritratto di Adele, si condensano in motivi decorativi a triangolo, a seme, a occhio di Rà che la vestono azzerando ogni volontà di volumetria.
L’ultimo elemento che emerge è quello del ritratto. Reale, perché di una persona vera stiamo parlando ma privo di volumetrie, se non fosse per il belletto che arrossa le guance della donna. Anche qui però c’è un ulteriore riferimento al rinascimento, non solo della scelta di una tela quadrata come era in uso nelle pale daltare. Klimt guarda, e non é un caso, all’ultimo esponente della grande tradizione del gotico fiorito e cortese. Lo stile decorativo di Botticelli si manifesta con una linea cloisonne cangiante che scontorna il ritratto e che ferma ogni minimo accenno della realtà riportandolo all’idealizzazione e alla decorazione del disegno tributando all’immagine tutti i valori del sacro.

Orto-frutta nell’arte

de Chirico, L’incertezza del poetaLa frutta e la verdura fanno bene. Molti non ne mangiano tanta, chissà dopo questa minimostra magari vi verrà voglia di mangiarne un po’ di più. Ora godiamocela con gli occhi nelle opere di questi grandi pittori. Ma prima, questa volta, vi voglio dedicare una poesia di aperitivo.

Buona degustazione!

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Raffaello Sanzio, La deposizione di Cristo

Il tempo di chi è divino, il tempo di chi è umano.

Raffaello, Deposizione di Cristo
Raffaello Sanzio, Deposizione di Cristo, 1507,
olio su tavola, 184×176 cm, Galleria Borghese Roma

C’è un fatto di sangue dietro questo quadro e non di certo il vangelo che racconta di Cristo inchiodato alla croce. Il protagonista è Grifonetto Baglioni che, prima delle nozze tra suo cugino Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, il 15 luglio del 1500, aveva ucciso tutti i parenti maschi rivali.

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