Jan Van Eyck, i coniugi Arnolfini, 1434

Giovanni da Bruggia e l’invenzione della pittura a olio

Tra le pagine delle Vite di Giorgio Vasari, che parla esclusivamente di autori italiani, a volte si incontrano artisti internazionali. Questo breve estratto, tratto dalla vita di Antonello da Messina riguarda Giovanni da Bruggia di Fiandra meglio noto come Jan Ven Eyck che proprio da Bruges veniva. Vasari lo ricorda soprattutto per l’invenzione della pittura a olio e in questo breve passaggio ci racconta quali sono state le scelte che hanno portato un pittore di tempere alla tecnica regina dei pittori di tutto il mondo.


[…] Avvenne dunque, stando le cose in questi termini, che lavorando in Fiandra Giovanni da Bruggia [Jan Ven Eyck], pittore in quelle parti molto stimato per la buona pratica che si aveva nel mestiero acquistato, che si mise a provare diverse sorti di colori, e come quello che si dilettava dell’archimia, a far di molti olii per far vernici et altre cose, secondo i cervelli degl’uomini sofistichi come egli era.

Ora, avendo una volta fra l’altre durato grandissima fatica in dipignere una tavola, poi che l’ebbe con molta diligenza condotta a fine, le diede la vernice e la mise a seccarsi al sole, come si costuma: ma, o perché il caldo fusse violento, o forse mal commesso il legname o male stagionato, la detta tavola si aperse in sulle commettiture di mala sorte. Laonde, veduto Giovanni il nocumento che le aveva fatto il caldo del sole, deliberò di far sì che mai più gli farebbe il sole così gran danno nelle sue opere.

E così recatosi non meno a noia la vernice che il lavorare a tempera, cominciò a pensare di trovar modo di fare una sorte di vernice che seccasse all’ombra, senza mettere al sole le sue pitture. Onde, poi che ebbe molte cose sperimentate, e pure e mescolate insieme, alla fine trovò che l’olio di seme di lino e quello delle noci, fra tanti che n’aveva provati, erano più seccativi di tutti gl’altri. Questi dunque, bolliti con altre sue misture, gli fecero la vernice che egli, anzi tutti i pittori del mondo avevano lungamente disiderato.

Dopo fatto sperienza di molte altre cose, vide che il mescolare i colori con queste sorti d’olii dava loro una tempera molto forte, e che, secca, non solo non temeva l’acqua altrimenti, ma accendeva il colore tanto forte che gli dava lustro da per sé senza vernice, e quello che più gli parve mirabile fu che si univa meglio che la tempera infinitamente. Per cotale invenzione rallegrandosi molto Giovanni, sì come era ben ragionevole, diede principio a molti lavori, e n’empié tutte quelle parti con incredibile piacere de’ popoli e utile suo grandissimo, il quale aiutato di giorno in giorno dalla sperienza andò facendo sempre cose maggiori e migliori.

Sparsa non molto dopo la fama dell’invenzione di Giovanni, non solo per la Fiandra, ma per l’Italia e molte altre parti del mondo, mise in disiderio grandissimo gl’artefici di sapere in che modo egli desse all’opere sua tanta perfezzione. I quali artefici, perché vedevano l’opere e non sapevano quello che egli si adoperasse, erano costretti a celebrarlo e dargli lode immortali, et in un medesimo tempo virtuosamente invidiarlo; e massimamente che egli per un tempo non volle da niuno esser veduto lavorare né insegnare a nessuno il segreto. Ma divenuto vecchio, ne fece grazia finalmente a Ruggieri da Bruggia [Rogier van der Weyden] suo creato, e Ruggieri ad Ausse [Hans Memling] suo discepolo, et agl’altri de’ quali si parlò dove si ragiona del colorire a olio nelle cose di pittura; ma con tutto ciò, se bene i mercanti ne facevano incetta e ne mandavano per tutto il mondo a prìncipi e gran personaggi con loro molto utile, la cosa non usciva di Fiandra; et ancora che cotali pitture avessino in sé quell’odore acuto che loro davano i colori e gli olii mescolati insieme, e particularmente quando erano nuove, onde pareva che fusse possibile conoscergli, non però si trovò mai nello spazio di molti anni. […]


Da Giorgio Vasari, Vita d’Antonello da Messina pittore in Vite de’ più eccellenti pittori scultori et architetti da Cimabue insino ai giorni nostri, ed. Torrentiana 1550 Firenze.

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