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Parliamo del metodo

 

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Italo Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano 1995

Per parlare di Arte non bisogna essere dei sapientoni ma bisogna avere fantasia.

Lo studio serve, anche se, molto spesso, é sufficiente prendersi del tempo nella riflessione, accendere il cervello e guardare con attenzione. In realtà quello che avevano da dirci, gli artisti, ce l’hanno già detto con le loro opere, forse in qualche foglio di carta. Tutto il resto, per la maggior parte, se lo sono portati nella tomba.

Quel che ci rimane é la facoltà interpretare, perciò si può dire – quasi – tutto quello che si vuole.

Il grande scoglio da superare è il problema del tempo che divide il nostro presente dalla vita di Raffaello, di Giotto, di Wiligelmo fino ai tempi di Prassitele, di Fidia, o addirittura di Imhotep. Tuttavia quello che rende l’arte tale è la capacità di sapersi relazionare non solo con i propri contemporanei, ma anche con noialtri. È questa la facoltà che ha reso i capolavori degni di essere chiamati così.

Il dialogo a cui ci sottopongono da secoli gli artisti così ha superato il tempo ed è arrivato intatto sulle pareti di un museo, addirittura si è arricchito al punto che possiamo scambiare con gli artefici del mondo passato le nostre esperienze.

Cerchiamo di farlo nel migliore dei modi.

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L’arte fa come le pare.

Una volta, per scherzare, dicevo “preparatevi che tra un po’ toglieranno le immagini sacre dai libri di storia dell’arte”. Era una battuta sulle polemiche del “crocifisso a scuola si, del crocifisso a scuola no”. Avevi paura di aprire un libro di storia dell’arte dal secondo volume al quarto volume per rischiare di offendere qualsiasi comunità religiosa. Fatto sta che la questione non era nemmeno contemplabile: rimuovere l’arte sacra significa cancellare tout-court gran parte dell’arte italiana, quella commissionata da Papi, famiglie papali e affini.

Adesso prepariamoci a strappare pagine di libri perché i tempi sono arrivati. Perché quando un omino microscopico microscopico che veste i panni di presidente del consiglio, una prima carica dello stato, si permette di coprire le opere d’arte del suo paese perché potrebbero di certo offendere il suo interlocutore, non ha capito niente del suo paese.

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Furto al Museo di Castelvecchio

Questa minimostra é dedicata a uno dei molti furti che ogni anno si verificano nei musei. Il patrimonio culturale di un paese passa spesso in secondo piano finché non succede un evento che scatena la reazione pubblica. Purtroppo tale sentimento é destinato a smorzarsi dal giorno alla notte e la notizia ha una breve eco sui giornali, su qualche notiziario e sparisce nella massa degli eventi.

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Raffaello, Parmigianino, Barocci. Metafore dello sguardo.

Musei Capitolini, Roma. 2 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Inizia a Roma oggi la mostra su tre grandi artisti che hanno segnato l’arte del Rinascimento e del manierismo monento in cui l’artista suscitava emozioni attraverso lo strumento del disegno puramente intellettuale e di invenzione, confrontandosi in maniera ineguagliabile con la natura al punto che l’epitaffio che  ricorda il giovane di Urbino recita così: “Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire”.

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