Archivi categoria: Brevi storie

La rinuncia degli averi: il conflitto del greco e del latino

Giotto, Rinuncia agli averi, 1292-96.Assisi, era il 1290. Giotto, ventitreenne inizia a dipingere le storie della basilica superiore di Assisi. Accanto a lui dipinti dei più grandi artisti del duecento come Cavallini, Cimabue, Simone Martini, e tanti altri. Nel pittore c’è la grande responsabilità di confrontarsi con la vita di San Francesco. Un incontro straordinario perché il Poverello era scomparso nel 1226 e aveva lasciato il ricordo vivo delle persone che lo avevano conosciuto e che a breve avrebbero ammirato gli Affrechi. Giotto non affonda il pennello solo sapienza della tecnica ma anche nella memoria di una cittadina che aveva avuto il privilegio vedere nelle opere San Francesco. Continua a leggere La rinuncia degli averi: il conflitto del greco e del latino

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Egitto: la pittura e la scultura in funzione del divino.

Scala lunare con 14 gradini, IV sec. a.C., Dendera, Tempio di Hator
Scala lunare con 14 gradini, pittura a rilievo, IV sec. a.C., Dendera, Tempio di Hator

Nell’antico Egitto, pittura, scultura e scrittura, nascono con il medesimo fine: celebrare la divinità, poiché il faraone è il primo motore dell’arte e rimane tale per circa tremila anni. Si da’ così per scontata una determinata, immutevolezza dello stile che non varia, salvo poche eccezioni: come nel regno del faraone “eretico” Akenathon che fu in carica dal 1350 a.C fino al 1333 a.C fino; nel periodo alessandrino e romano ovvero dalla conquista  di Alessandro Magno nel 332 a.C. fino alla battaglia di Azio del 30 a.C. dove Cleopatra viene deposta e l’Egitto diventa provincia romana.
Ma perché l’arte egizia rimane sempre la stessa e quali sono le sue caratteristiche?

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Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo

paceIn tempi così fiacchi per la politica è indispensabile riconoscere i valori dell’arte [τέχνη] di governare la città [πόλις]. Il problema del Buon Governo è presente nella cultura italiana già da molto tempo, se vogliamo scordarci del diritto romano dobbiamo però soffermarci su una serie di affreschi dipinti da Ambrogio e Pietro Lorenzetti e  che sono nel Palazzo Pubblico di Siena.

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Dipingi, caccia, mangia

Regnault, l'origine della pitturaC’è una leggenda sul l’invenzione della pittura e della scultura. La figlia di Butade, un vasaio di Scione che lavorava a Corinto, si era innamorata di un giovane che, come tutti gli uomini greci narrati dal mito, era in procinto di partire per andare chissà dove. La ragazza decisa a trattenere qualcosa dell’amato che fosse meno impegnativo di un figlio, a lume di lucerna, ricalcò l’ombra del ragazzo proiettata sulla parete. Il padre, visto il disegno, decise di modellare su di esso un ritratto in creta. Il mito non teneva conto che prima qualcuno aveva già dipinto e se qualcosa di vero c’è probabilmente é una parete rischiarata al lume di un fuoco.

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