Jan van Eyck, La Vergine del Cancelliere Rolin (part.), 1435 c.ca

L’invenzione della pittura a Olio

Giorgio Vasari, il biografo degli artisti, nella vita di Antonello da Messina descrive l’invenzione della pittura a olio da parte di Giovanni da Bruggia, cioè Jan van Eyck. Nel suo racconto emerge il problema tecnico, la sua soluzione è la diffusione di una tecnica pittorica che diventerà la regina della storia dell’arte.

Avvenne in questi tempi che esercitandosi in essa in Fiandra Giovanni da Bruggia, pittore molto stimato in que’ paesi per la buona pratica che egli in quel mestiero aveva acquistata con le fatiche de’ suoi studii, e con la frequente imaginazione che del continuo aveva di arricchire l’arte del dipignere, avvenne, dico, mentre che e’ cercava di trovare diverse sorti di colori, dilettandosi forte della archimia, e stillando continovamente olii per far vernice e varie sorte di cose, come suole | accadere alle persone sofistiche, che avendo egli un giorno infra gli altri dipinto una tavola, durato in quella molte fatiche, e condottala con una diligenza a la fine che gli piaceva, le volse dare la vernice al sole, come si costuma alle tavole; e cosí vernicata e lassatola che il sole la secasse, fu tanto violento quel caldo, o che il legname fusse mal commesso, o pur che non fusse stagionato, che ella si aperse in su le commettiture di mala sorte.

Laonde visto Giovanni il nocumento che gli aveva fatto il caldo del sole, deliberò che mai piú li facesse tal danno; e recatosi non meno a noia la vernice che il lavorare a tempera, cominciò a pensare di trovare un modo di fare una sorte di vernice che seccasse a l’ombra, senza mettere al sole le sue pitture; e cosí sperimentato diverse cose, e pure e mescolate, alla fine trovò che l’olio di seme di lino e quello delle noci, fra tanti che ne provò, erano piú seccativi di tutti gli altri.

Questi dunque bolliti con altre sue misture, gli fecero la vernice che egli stesso desiderava. E cosí fatto sperimento oltre a quella di molte cose, vide che il mescolare i colori con queste sorti d’oli gli dava una tempera molto forte, che secca non temeva l’acqua altrimenti; et inoltre accendeva il colore tanto forte, che gli recava lustro da per sé senza vernice; e quello che piú gli parve mirabile era che si univa meglio che la tempera infinitamente.

Rallegrossene dunque Giovanni come era giusto; e dato principio a mettere in opera i suoi lavori, ne venne a condurre oggi una cosa e domani un’altra, di maniera che assicuratosi de la esperienza, venne a far opere maggiori; le quali vedutesi e da gli artefici del suo paese e da i forestieri furon molto lodate. E ne sparse per Fiandra e per Italia e per le altre parti del mondo, che egli reccaronno utile e fama immortale; e massimamente da chi | intendeva la nuova invenzione del colorito di Giovanni. Perché vedendo le opere sue, e non sapendo quello che egli si adoperasse, era costretto non solamente a lodarlo, ma a celebrarlo quanto e’ poteva.

E tanto piú, quanto egli per un tempo non volse mai esser veduto lavorare, né insegnare a nessuno artefice quel segreto. Ma poi che egli già divenuto vechio, ne fece grazia a Ruggieri da Bruggia suo creato, che la insegnò ad Ausse, suo discepolo, et a gli altri che io dissi già nel capitolo xxi dove si ragionò de ‘l colorire a olio nelle cose della pittura, ancora che Giovanni la tenesse in pregio.

Molti che facevano mercanzie in Fiandra di diverse nazioni, mandavan de l’opere sue per incetta a diversi principi, i quali le stimoron molto, sí per le lode che gli davano gli artefici nel vederle, e molto piú per la bellezza di quella invenzione che Giovanni aveva trovato. Né per questo in Italia si poté investigar ma’ fra i pittori che vivevano allora, che olio o mistura si fusse quella; ancora che ella avesse in sé uno odore acuto che facevano i colori e quelli olii mescolati, che pareva possibile d’averla a rinvenire. Ma né per questo si ritrovò o rinvenne mai, sino a che e’ fu mandato da certi mercanti fiorentini che facevano faccende in Napoli e stavano in Fiandra, al Re Alfonso primo, una tavola con molte figure lavorata a olio di mano di Giovanni; che vedutola il re, fu da·llui sommamente lodata e tenuta cara, e per la bellezza delle figure e per la novità di quella invenzione di colorito, a la quale opera concorse tutto il regno, per vedere questa maraviglia.

Giorgio Vasari, Vita di Antonello da Messina da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, 1550, ed.Torrentini

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