Maurizio Cattelan, Comedian, 2019

La Banana di Cattelan

La notizia della settimana è che Maurizio Cattelan ha fatto una nuova provocazione delle sue e ha attaccato, tanto per cambiare, una banana al muro con del nastro isolante. Una cosa che personalmente avevo fatto alle scuole superiori come atto surreale-vandalico e invece lui, che è più intelligente di me, l’ha monetizzata all’esorbitante cachet di 120 mila dollari. E io pensavo che il mio fruttivendolo fosse caro.

Per chi si fosse perso la notizia, la banana in questione è una banana vera, di quelle che si sbucciano e si mangiano, presto che sennò diventano nere. Poi, per precisare, in realtà le banane vendute sono tre e spero vivamente, per chi le ha acquistate, che nel prezzo, attaccato alla banana, ci sia stato anche il supporto, cioè il muro, e per estensione anche l’appartamento che il Maestro ha scelto per far deteriorare la banana.

Maurizio Cattelan, Comedian, 2019
Maurizio Cattelan, Comedian, 2019 Banana, scotch su muro

Purtroppo so che non è così, l’appartamento non è contemplato, perché viviamo in tempi difficili al punto che a volte mi piacerebbe essere dalla parte di chi se ne frega per farmi, come tutti, una facile risata. Ma è da quando ho letto la notizia che un’idea, un tarlo, mi frulla nella testa ovvero che Cattellan, consapevole o meno, ci mette davanti allo psicodramma umano di una società commerciale decadente ormai consumata nella perversione del denaro sperperato.

Questo “intervento” non è una novità. Opere d’arte che contemplano “generi alimentari” ce ne sono state sempre. Quando si viveva in tempi più ragionevoli per l’uomo della strada potevamo ammirare delle belle nature morte; nei casi più virtuosi la storia ci ha consegnato le ardite composizioni antropomorfe di Giuseppe Arcimboldo.

Giuseppe Arcimboldo, l’imperatore Rodolfo II in veste di Vertunno, 1591
Giuseppe Arcimboldo, l’imperatore Rodolfo II in veste di Vertunno, 1591 Olio su tavola, 58×70 Skoklosters slott, Austria

Più vicino ai nostri tempi De Chirico fece protagonista di un suo dipinto intero un casco di banane nell’opera “L’incertezza del poeta”, dividendo la scena con un sensuale busto classico. Purtroppo per De Chirico, che comunque il suo impegno l’aveva dimostrato, le quotazioni non raggiunsero i livelli cattellaniani.

Giorgio de Chirico, L’incertezza del poeta, 1913
Giorgio de Chirico, L’incertezza del poeta, 1913 Olio su tela, 106×94 cm. Tate Gallery, Londra

La banana nel 1967 diventa addirittura iconica a tutti gli effetti quando Andy Warhol la sceglie come copertina dell’album “Velvet Underground & Nico”, simbolo di una intera stagione musicale. A proposito, lo sapevate che la parola “banana” nel mondo si pronuncia sempre allo stesso modo? Non c’è niente di più POP di una banana.

Andy Warhol, The Velvet Underground & Nico, 1967
Andy Warhol, The Velvet Underground & Nico, 1967 Cover LP

In ogni caso il rapporto tra arte e cibo é stato sempre controverso. Infatti un po rima di Warhol, ci fu in Italia l’enfant terrible Piero Manzoni che metteva su delle performance in cui i suoi invitati erano – appunto – invitati a mangiare delle uova sode sulle quali l’artista aveva timbrato sopra il guscio la propria impronta digitale. Manzoni, lo sapete, poi non si era fermato alla mera ingestione dell’arte ma fece (e qui l’assonanza è d’obbligo) diventare arte le deiezioni, che magari erano in origine proprio le uova di cui sopra.

Piero Manzoni, Consumazione dell'arte dinamica, 1960
Piero Manzoni, Consumazione dell’arte dinamica, 1960 Uovo e inchiostro in scatola di legno

E se questo ancora non vi basta, un’altro che a tutt’oggi va avanti senza vedere i catellaniani milioni è Giovanni Anselmo, povero cristo, che nel 1968 aveva realizzato una scultura “senza titolo”, ma che in realtà era una scultura “che mangia insalata”. Probabilmente ha sbagliato alimento, la banana fa sicuramente più tendenza di una lattuga. In ogni caso con l’opera era compreso anche il pezzo di granito che giustificava la modesta spesa.

Giovanni Anselmo, Senza titolo (scultura che mangia l’insalata), 1968
Giovanni Anselmo, Senza titolo (scultura che mangia l’insalata), 1968

Ricapitolando, Cattelan è stato più furbo di De Chirico, di Warhol, di Manzoni, di Anselmo a intascarsi qualche soldo in più? E poi, è veramente una provocazione quella di mettere un genere alimentare in un museo? Ci ha veramente scandalizzato o è stato solo scandaloso il prezzo? Conta ancora la firma a giustificare il fancazzismo dell’artista?

Provocare con una banana credo che sia solo un affare di maniera, non stupisce più di tanto, tuttavia la situazione è drammatica. Sono sempre più persuaso che oggigiorno l’artista è quello che “allegerisce” abilmente dai soldi l’acquirente, che magari è pure contento e sfoggia la spesa folle. Chi ci riesce emerge alle lodi delle cronache e chi no continua a fare onestamente il suo lavoro.

Però il segnale della malattia è la reazione della società, di quel microcosmo che ruota intorno all’artista e che decreta, che ci piaccia o no, se quello che l’artista fa è opera d’arte o deve finire nell’oblio di un popolare artigianato. Ormai il pensiero comune è che se una cosa costa X allora per forza vale, indipendentemente dal valore reale. Lo vediamo dal prezzo di listino assurdo dello smartphone che teniamo in mano per leggere un blog; dall’alta cucina che gli chef stellati propongono a prezzi esorbitanti; dalle rappresentanze politiche che ci governano a costi sempre più naufraganti.

Il messaggio che lascia questa storia di Cattelan con la sua banana, ci dice che ormai questa società è arrivata al punto di considerare normale il fatto assurdo di spendere tanti soldi per qualcosa che vale molto meno di niente, che domani non esisterà più, magari che si trasformerà in merda (citando Manzoni) e che per di più siamo contenti di farlo. L’arte ci mette davanti alla nostra realtà, allo psicodramma di una società che ha perso il senso delle cose e che crede, si illude, di averlo compreso solo perché riesce a leggere l’etichetta del prezzo. Ma chi è lo stolto, l’uomo che guarda la luna o quello che guarda il dito che indica la luna?

Per concludere permettetemi di citare Albertone e Monica, “ma ndo vai, se la banana non ce l’hai?”. Carissimi, questa banana qua, ha un prezzo troppo alto, anche in umanità, che preferisco qualcosa di più terra terra, che ne so, mi accontento di un Picasso, se vi avanza.

FUORIONDA. Scusate, ma quante volte ho detto la parola Banana in questo articolo?

Domenica 8 dicembre.

Raramente faccio aggiunte ad un articolo precedentemente scritto, ma volevo informarvi che l’artista americano David Datuna ha mangiato la banana da 120mila dollari di Maurizio Cattelan, esposta all’Art Basel Miami Beach. “È una performance artistica, si chiama artista affamato” ha detto Datuna mentre sbucciava la banana. “Rispetto Maurizio, ma questa è una perfomance in una galleria d’arte. Grazie, molto buona”.

Una nuova banana è stata attaccata al muro con nastro isolante subito dopo.

Tutto è bene quel che finisce bene. Ha solo anticipato di una chiusura la sostistituzione del prodigioso reperto.

David Datuna, Artista affamato, 2019
David Datuna, Artista affamato, 2019 Performance

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.