Chi è Banksy!

Benvenuti a una nuova puntata di ChARTer su Quellodi Arte Blog Radio Podcast. Questa puntata è stata voluta e sostenuta da Serena D’Alisera, una delle amiche più affezionate di Quello di Arte Blog Radio Podcast. Serena è stata tra coloro che ha dato un sostanzioso supporto al crowdfuning 2018-19 per permettere a Quello di Arte di diventare una web radio. Il che non mi farà mai stancare di dirle grazie. Oggi con Serena d’Alisera, insieme a me vi vogliamo dire chi è Banksy!

Ascolta o scarica la puntata su Spreaker

Questa storia per adesso non ha un finale, ma ne ha molti. Uno di questi si conclude vicino allo sfasciacarrozze di Richard Tilson nella periferia di Hull, nell’East di Londra, il 25 gennaio del 2018.
Ric, così lo chiamano i suoi amici di bevute, è preoccupato da un furgone bianco parcheggiato nel vialetto che porta alla sua proprietà, vicino al ponte. Ha paura che siano dei soliti ladri pronti a scavalcare il muro per rubargli i pezzi delle macchine rottamate. Ric è un uomo civile, un cittadino di sua maestà: se fosse stato in America verrebbe imbracciato il fucile, ma per fortuna vive nel Regno Unito e prende un’arma ancora più temibile, soprattutto per l’occupante di quel furgone

Un passo indietro

É il lontano 1992, il tribunale di Londra condanna un graffitaro, a pagare i danni per aver danneggiato dei beni appartenenti ad altre persone. Un vandalo.
Finisce così la carriera di Blek le Rat uno degli artisti di strada più influenti delle scena inglese degli anni 80 e inizia quella dell’artista Xavier Prou (Parigi, 1952).
Ormai è un quarantenne Xavier Prou e capisce che non più tempo di sfidare le forze dell’ordine come un personaggio da fumetto, da “bandes dessinées”. Non crediate che questa sia una battuta infatti Xavier Prou si faceva chiamare Blek le Rat perchè si ispirava al trapper biondo e bello del fumetto “il Grande Blek” molto in voga tra gli anni cinquanta e settanta. Le rat era il tema più ricorrente nei suoi grafiti, un topo particolarmente arrabbiato. Così messo a pensione il personaggio leggendario Blek le Rat, Xavier, Xavier Prou continuerà la sua produzione artistica su poster che attaccherà successivamente, affermandosi come artista e portando avanti il suo stile che aveva sviluppato nella più completa illegalità, la tecnica dello stencil.

Ormai è un quarantenne Xavier Prou e capisce che non più tempo di sfidare le forze dell’ordine come un personaggio da fumetto, da “bandes dessinées”. Non crediate che questa sia una battuta infatti Xavier Prou si faceva chiamare Blek le Rat perchè si ispirava al trapper biondo e bello del fumetto “il Grande Blek” molto in voga tra gli anni cinquanta e settanta. Le rat era il tema più ricorrente nei suoi grafiti, un topo particolarmente arrabbiato. Così messo a pensione il personaggio leggendario Blek le Rat, Xavier, Xavier Prou continuerà la sua produzione artistica su poster che attaccherà successivamente, affermandosi come artista e portando avanti il suo stile che aveva sviluppato nella più completa illegalità, la tecnica dello stencil.

Bleck le Rat, Xavier Prou
Bleck le Rat, Xavier Prou

Lo stencil è una tecnica che consiste nel prendere una sagoma ritagliata in negativo per poi riprodurla in positivo tamponando lo spazio vuoto con un pennello o passandoci sopra della vernice spray. La tecnica dello stencil  ha tanti vantaggi ma soprattutto è molto economica e veloce ma limita la possibilità di utilizzare colore. Infatti per ogni colore che si intende usare si deve utilizzare uno stencil diverso a sovrapposizione.

Le avventure del giovane Robin Banx

Per un astro che scende come il grande Blek le Rat ce ne sono centinaia che in lui trovano ispirazione. E tra i tanti un ragazzino di Bristol del ‘74 che  inizia a compiere le sue scorribande per la città, offendendo con il gusto del ribelle la cosa pubblica e il british balance.

Il suo campo d’azione è Bristol, una cittadina portuale nel Sud-ovest dell’Inghilterra. Sono gli anni  ‘90, quel ragazzino è il giovane Banksy che si lega a un collettivo di graffitari chiamato DryBreadZ Crew, la DBZ.

Probabilmente a quell’epoca, quel ragazzino si faceva chiamare Robin Banx, ricalcando, a suo modo, il personaggio di Robin Hood. È in questo Banx finale si intralegge proprio il futuro nikname Banksy

Tra i suoi compagni di merende e bombolette, quasi come un fratello maggiore, c’è Inkie – inchisotro – che è tra i capi di una cricca dal nome pittoresco di Crime Incorporated Crew (collettivo Writer noto anche come “CIC” o Crime inc.Crew)

Inkie, Tom Bingle
Inkie, Tom Bingle

Inkie, il signor Tom Bingle (1969), aveva già passato i suoi guai con la giustizia poco tempo prima: il 20 marzo 1989 fu catturato nella spettacolare Operazione Anderson e con lui furono messi al fermo 72 sospettati. L’operazione Anderson fu la più grande retata di graffittari messa in atto in tutto il Regno Unito, in rtutti i tempi.


Nel 1997 appare ufficialmente la prima opera pubblica firmata da Banksy: The Mild Mild West. Il murale, rigorosamente in bianco e nero, rappresenta un orsacchiotto che lancia un cocktail molotov a tre poliziotti in tenuta antisommossa mentre si nascondono dietro uno scudo. L’orsetto è la celebrazione degli abitanti di Bristol negli anni dei Raiot, delle rivolte popolari, motivati ad affermare l’identità cittadina.

Banksy, The Mild Mild West, 1997
Banksy, The Mild Mild West, 1997 Pittura murale Stokes Croft, Bristol

Il murales è l’affermazione di un’emergenza popolare. Sembra nascere spontanea dal substrato culturale. Prende il ruolo di un’opera condivisa da tutti e allo stesso tempo che va a offendere la proprietà pubblica. Così diventa chiaro perché i frangenti che non tollerano la street art sono spesso i benestanti e i ben pensanti.

Le retate della polizia col tempo si inaspriscono e non si fermano. A 18 anni, Banksy fu quasi catturato mentre stava “vandalizzando” alcuni spazi pubblici con gli altri del CIC, la Crime Incorporated Crew.

E mentre i suoi amici fuggivano per le vie di bristol lui si mise in salvo nascondendosi sotto un camion della spazzatura. Come un messaggio divino Banksy rimase illuminato dalle lettere a stampo con cui era stato immatricolato il veicolo. Così molla i tappini dalla bomboletta e passa agli stencil la tecnica del suo mito, la tecnica di Bleck le Rat, molto più efficace e veloce per realizzare i graffiti di protesta. Il lavoro può essere raffinato ed elaborato in studio preparando stencil disegnati a mano o stampati su fogli di acetato o cartoncino, poi ritagliati.

La maturità di un graffittaro di Bristol

Banksy realizza stencil multistrato, a più colori, appoggiandosi anche su superfici non convenzionali come muri ma anche su cartelli stradali e oggetti abbandonati arrivando al limite di realizzare non solo pitture ma vere e proprie installazioni. Banksy dialoga con l’ambiente evocando messaggi prevalentemente politici e critici della società.

Banksy, Policeman
Banksy, Policeman

Banksy conclude gli anni novanta “on the road” ed è il periodo in cui materialmente finisce la sua formazione diventando il più curioso artista di strada del momento. All’inizio degli anni 2000, Banksy si trasferisce a Londra, ormai al pieno della notorietà partecipa a diverse mostre internazionali.

Il veicolo del successo di Banksy però non fu solo la strada ma la potenza divulgativa di internet. Le sue prime opere a fare il giro del mondo alla velocità di un click furono le nove immagini che realizzò sul Muro di Betlemme molte delle quali sono diventate iconiche della sua produzione: La bambina che perquisice il soldato; La colomba col giubbotto antiproiettile; il palestinese che lancia la molotov di fiori.

Queste opere sono ancora virali sulla rete probabilmente perché Banksy, con la sua protesta inverte l’ordine naturale delle cose che non vanno e quindi ritornano paradossalmente dritte. Le sue opere piacciono e lo elevano a un consenso di pubblico che nemmeno i suoi precursori come Blek le Rat e Inkie potevano immaginare per un graffittaro di Bristol.

Un artista affermato

Come tutti gli artisti più famosi (Leonardo, Van Gogh, Munch) anche Banksy subisce il suo primo furto. Nel 2004, come a conferma dell’ingresso nell’Olimpo degli artisti del graffittaro di Bristol, viene rubata “the Drinker”, una statua, copia del pensatore di Rodin con in testa un cono spartitraffico. La statua con tutto il suo basamento in cemento fu prelevata dalla piccola piazza di Shaftsbury Avenue a Londra con una gru mobile, davanti agli occhi di tutti.

Il logo di AK 47 (Art Kieda 47)

L’autore del furto, il pornoattore Andy Link, rivendicò il gesto dichiarandosi “terrorista dell’arte”, presentandosi con lo pseudonimo di AK47 (art kieda militia). Restituirà la statua dieci anni più tardi è solo dopo il pagamento di un riscatto di 2000 sterline. La statua ora é ritornata al suo posto ma leggermente ritoccata nella didascalia sulla base di cemento. Così, a tutt’ora, “the drinker” l’ubriacone é diventato “the stincker” il puzzolente.

AK47, Andy Link
AK47, Andy Link

Banksy adesso è l’artista proiettato sul mondo, ma nessuno sa chi sia, tuttavia senza essere pubblicamente noto riesce a mettere insieme 58 artisti abbastanza importanti sulla scena internazionale e finanzia la realizzazione, nella località turistica di Weston-super-Mare, nel Somerset, una mega installazione chiamata Dismaland, un parco giochi a tema “anti-Disney” per un massimo di 4000 visitatori al giorno e con l’ingresso vietato ai bambini.

Ascolta o scarica la puntata su Spreaker

Dismaland è un parco giochi inquetante dove potete ammirare la scultura di una sirenetta distorta come le immagini dei vhs; un castello delle favole fatiscente; un’orca assassina che salta fuori da un gabinetto; e il terrificante incidente mortale di Cenerentola nella carrozza zucca.

A Banksy non manca niente fuorché una identità. Si diverte a criticare il mercato dell’arte puntando proprio sul non avere un volto. Nel 2013 mette in strada un vecchietto con una bancarella a vendere le sue opere firmate a 60 dollari.

Forse per diffidenza o forse per ignoranza dei passanti, a fine giornata il commesso riuscì a mettere in vendita – e a fatica – solo 12 opere, facendo anche qualche sconto. Solo il giorno dopo un video sul web svelerà l’intervento di Banksy. Si scatenerà il vaso di Pandora dei collezionisti e quegli ignari acquirenti, magari per far piacere al vecchietto, si sono ritrovati ad avere tra le mani il più grande affare della loro vita. Opere che ad oggi sono valutate 20.000 dollari

Ma chi è Banksy?

Potrebbe essere uno dei personaggi di cui abbiamo parlato finora. Potrebbe essere Inkie, l’amico, Tom Bingle, riconvertitosi artista di strada in un nuovo pseudonimo; forse lo stesso AK47, Andy Link, il pornoattore l’antagonista, che con il furto vandalico e il sequestro sembra aver contribuito a una performance anti-pro Banksy e quindi in perfetto stile Banksy; oppure potrebbe anche essere l’insospettabile vecchietto della bancarella che vendeva le opere a 60 dollari. In ogni caso ognuno dei tre suddetti sa per certo che faccia ha questo artista senza volto della nostra contemporaneità.

In realtà ci sono diverse teorie su chi possa essere Banksy. La più diffusa e popolare è quella proposta dal giornalista Craig Williams che, dopo aver incrociato i movimenti tra Banksy e le tappe dei concerti della band elettronica Massive Attack, è convinto che la vera identità del Robin Hood di Bristol sia Robert Del Naja, il frontman del gruppo. Questa possibilità prende forza anche da quel che dice lo stesso Banksy infatti ha spesso dichiarato nei suoi libri e nei suoi comunicati di essersi ispirato ai lavori di 3D, e 3D era ai tempi lo pseudonimo da graffittaro di Robert Del Naja.

3D, Robert del Naja
3D, Robert del Naja

Banksy per la legge è un criminale c’è poco da fare e su di lui si è cimentata la Queen Mary University di Londra cercando di realizzare la profilazione dell’uomo che c’è dietro al personaggio. Alcuni criminologi, attraverso una tecnica statistica detta profilazione geografica sono riusciti ad otenere il risultato che secondo loro Banksy sia un certo Robin Gunnigham, residente a Bristol.

Robin Gunnigham è  un nome che ci dice ben poco ma c’è un video girato da uno sfasciacarrozze di Hull nell’East Yorkshire che potrebbe inchiodarlo. Proprio quel Richard Tilson, sfasciacarrozze, di cui parlavamo all’inizio di questa storia, che anziché imbracciare il fucile si era armato di telecamera.

Il 25 gennaio 2018, sulla strada che portava alla sua proprietà Tilson aveva notato notato un furgone bianco sospetto. Tilson cominciò a preoccuparsi, pensando che avesse a che fare con dei ladri e decise di riprendere il numero di targa del furgone e chi lo guidava.

A un certo punto, mentre la telecamera girava, uno dei passeggeri scese dal furgone e Tilson vide che quell’uomo stava scattando delle foto a un nuovo graffito che raffigurante un ragazzo con una spada giocattolo, un colino in testa e una scritta  “Draw the bridge raised” (“draw draw bridge”). Quel graffito, il giorno dopo apparirà sul sito ufficiale di Banksy.

Banksy, Draw the bridge raised, 2018
Banksy, Draw the bridge raised, 2018 Hull

Anche se l’uomo ritratto dalle foto di Tilson si nascondeva dietro occhiali e berretto, ad oggi questa è la prova più accreditata che lo Ieti, pardon Banksy, sia proprio Robin Gunningham ex studente della scuola della cattedrale di Bristol, cresciuto in periferia, dove abitava la Middle Class che insorgeva nei Raiot.

Banksy, Robin Gunnigham

Così come gli esperti scientifici della Queen Mary University di Londra avevano riscontrato c’erano molti punti in comune tra gli spostamenti di Banksy e di Gunnigham ed eccone alcuni:

  1. Gunnigham condivise un appartamento con l’artista Luke Egan che negli anni espose con lo stesso Banksy;
  2. Gunnigham negli anni 2000 si trasferì nel East di Londra come Banksy
  3. Una convivenza in un affitto con Jamie Istmena (Jamie Eastman), che ha lavorato nella casa discografica Hombre di Bristol, per la quale Banksy ha disegnato diverse copertine [quali?]
  4. Infine, molti graffiti attribuiti a Banksy sono stati realizzati in bar, parchi giochi e altri luoghi vicini a dove viveva o soggiornava Robin Gunningham.

Di nostro finché Banksy non si rivelerà al pubblico possiamo essere solo parzialmente certi che non si fermerà nella realizzazione delle sue controverse opere nascosto, come un supereroe, dall’anonimato del suo pseudonimo. Chi sia? Immaginare che un ragazzino che si chiamava Robin Gunnigham, si cambi il cognome in Banx e che quel Banx diventi Banksy, beh, è davvero una bella storia, come quelle che ci piace raccontare qui a ChArtEr, su quellodiarte blog radio podcast.

Banksy, Queen Elisabeth (a sinistra) Robin Gunnigham (a destra)
Banksy, Queen Elisabeth (a sinistra) Robin Gunnigham (a destra)

Ascolta o scarica la puntata su Spreaker

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...