Ghiberti (a sinistra) Brunelleschi (a destra), Formelle del Sacrificio di Isacco, 1401

1401: il Sacrificio di Isacco

Nel 1401 la Corporazione dell’Arte dei Mercatanti o di Calimala indice un concorso per la realizzazione della porta nord del battistero di San Giovanni. Sono ammessi a partecipare sette orafi bronzisti fiorentini.

Quindi Abramo stese la mano e prese il coltello per scannare al fine di uccidere suo figlio. Ma l’angelo di Dio lo chiamava dai cieli e diceva: “Abramo Abramo!” al che egli rispose “Eccomi” E proseguì dicendo: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli proprio nulla, poiché ora davvero so che temi Dio, in quanto non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, da me”. Allora Abramo alzò gli occhi e guardò, ed ecco, a poca distanza davanti a lui, c’era un montone impigliato per le corna in un cespuglio. Abramo dunque andò e prese il montone e lo offrì come olocausto in luogo di suo figlio […] E l’angelo di Dio chiamava dai cieli Abramo la seconda volta e diceva: “Veramente giuro per me stesso è l’espressione di Dio,’che siccome hai fatto questa cosa e non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, io di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare; e il tuo seme prenderà possesso della porta dei suoi nemici. E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno per il fatto che tu hai ascoltato la mia voce » (Genesi 22:10-18)

Gli artisti che partecipano al Concorso del 1401 sono:

  • Filippo Brunelleschi
  • Lorenzo Ghiberti
  • Jacopo della Quercia
  • Francesco di Valdambrino
  • Simone da Colle
  • Niccolò di Luca Spinelli
  • Niccolò di Pietro Lamberti

Il tema del concorso è stato di realizzare su una formella polilobata con la rappresentazione del Sacrificio di Isacco. Di tutte le prove d’autore date dai diversi artisti, rimangono conservate al Museo del Bargello solo le formelle di Ghiberti e di Brunelleschi.

Questi bronzetti sono la testimonianza del passaggio stilistico dall’arte gotica all’arte rinascimentale e anche se Brunelleschi propose nella sua opera uno slancio innovativo, il concorso fu vinto da Ghiberti, tra tutti l’artista meno noto al tempo, che si attenne a una linea più tradizionale e popolarmente condivisa dalla Firenze del 1401.

La formella di Ghiberti.

Lorenzo Ghiberti interpreta il tema del Sacrificio di Isacco in linea stilistica con la tradizione gotica.

Com’era tradizione, tutti i personaggi sono all’interno della formella disposti con ordine, allineate da sinistra verso destra su un unico piano segnalato solamente dal pavimento roccioso.

La costruzione è paratattica, infatti anche se la scena è drammatica e racconta un sacrificio, ogni personaggio svolge la sua azione senza entrare in contatto con altri.

Un ulteriore elemento gotico è l’Horror Vacui che porta l’autore a riempire ogni spazio a disposizione senza lasciare superfici piatte cos’ come è la decorazione compatta, di gusto medievale, dell’altare sacrificale su cui è legato Isacco.

La formella di Brunelleschi.

Filippo Brunelleschi allestisce la scena del Sacrificio di Isacco con due piani sovrapposti e digradanti. Un primo piano, avanzato verso l’osservatore, dove sono i servitori con il mulo; sul secondo piano, in alto in fondo, sta avvenendo il sacrificio.

I servitori, nella costruzione dello spazio hanno un compito importante. Escono fuori dalla cornice e creano una quinta prospettica che guida l’osservatore verso il centro dell’azione. Il servitore di destra addirittura si getta in avanti per “misurare” e rendere ancora più evidente lo spazio che resta fino al fondo della formella.

L’avvenimento é narrato con una costruzione sintattica. Isacco è tenuto stretto dal dal padre Abramo il quale tiene il coltello fermo sul collo del figlio. L’angelo ferma la mano di Abramo, lo tiene per il braccio. La sequenza Angelo – Abramo – Isacco è una spirale, un vortice che cattura l’occhio dell’osservatore.

Oltre al saper gestire lo spazio descritto attraverso la prospettiva, Brunelleschi è attento anche alla citazione dell’antico. Il servitore in basso a sinistra é nello stesso atteggiamento dello Spinario che attualmente è conservato nei Musei Capitolini.

La statua dello Spianario ricorda Gnaeus Martius, un pastorello di Vitorchiano romano che fu incaricato di portare al Senato un importante messaggio e avvertire dell’arrivo degli invasori etruschi. Affrettandosi, decise di ignorare durante il lungo cammino la spina che aveva sotto il piede che estrasse solo una volta compiuta la sua missione.

La posa ellenistica, il momento marginale della storia, danno alla statua un atteggiemento “naturale”. Per Brunelleschi è uno slancio verso la descrizione umanista della figura che mette da parte la tendenza gotica di accostare i personaggi in pose ieratiche, solenni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...