Francisco Goya, il 3 di maggio1808, 1814

Il 2 e il 3 di maggio 1808. Due brutte giornate

All’inizio dell’ottocento la Spagna era un territorio appetibile per la Francia di Napoleone che stava conquistando l’Europa. L’imperatore francese mirava al controllo dello stretto di Gibilterra, unico accesso al mar Mediterraneo, che in quel momento era sotto controllo di Carlo IV di Borbone, un re incapace interessato più alla caccia che alla cura dello stato.

Napoleone avanzò la proposta di un’alleanza con la Spagna per prendere insieme il Portogallo e spartirsi successivamenti i territori. Il Primo Ministro spagnolo, Manuel Godoy accettò l’intesa al posto del re, sapendo che poi avrebbe guadagnato nella divisione parte dei territori conquistati.

L’esercito francese, nel novembre del 1807, entrò indisturbato in Spagna con 23.000 uomini e pochi mesi dopo iniziò la campagna di conquista napoleonica. La Spagna, assediata dall’interno, non riuscì a difendersi e il 19 marzo 1808, Ferdinando VII, appena  subentrato al padre, fu costretto ad abdicare in favore di Giuseppe Bonaparte.

Francisco Goya, il 2 di maggio 1808, 1814
Francisco Goya, il 2 di maggio 1808, 1814 Olio su tela, 268×347 cm Museo del Prado, Madrid

Il nuovo sovrano non trovò consenso tra gli spagnoli, creando una forte tensione popolare che si trasformò in rivolta con la notizia del trasferimento in Francia dei Borbone che erano rimasti.

Il 2 di maggio del 1808 iniziò una sanguinosa insurrezione che portò molti morti nell’esercito francese. Gioacchino Murat, maresciallo fidato di Napoleone, quel giorno fece distribuire un proclama di condanna a morte per chi fosse stato trovato “con armi in pugno”. Così la cavalleria francese caricò i partigiani alla Porta del Sol e poco dopo l’alba iniziarono le esecuzioni presso la Montaña Principe Pio, vicino al Palazzo Reale.

Francisco Goya, il 3 di maggio1808, 1814
Francisco Goya, il 3 di maggio1808, 1814 Olio su tela, 268×347 cm Museo del Prado, Madrid
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