George Grosz, Caino o Hitler all'inferno, 1944

Quell’idiota di George Grosz!

Georges Grosz nel 1921C’è un referto medico del 1917 che certifica la condizione di idiota di George Grosz (Berlino, 26 luglio 1893 – Berlino, 6 luglio 1959).  Nel 1917, quando aveva ventiquattro anni, Grosz era ricoverato nell’ospedale militare di Guben e in uno scatto d’ira aggredì un sergente maggiore che ovviamente andò su tutte le furie. Ci volle l’intervento di un suo amicomolto  influente che lo fece sottoporre a una visita psichiatrica da cui risultò “idiota”, salvandolo dalla dovuta fucilazione. Questa non fu l’unica volta.Qualche anno dopo Max Ernst gratifica Grosz come idiota eminente esternando il malessere di vedere la declinazione espressionista che stavano seguendo i Dadaisti di Berlino e di Colonia. 

Bastano pochi momenti della vita di Grosz per far capire che la sua idiozia è il segno di un temperamento ostile all’inerzia e alla passività. Già da ragazzo Grosz aveva manifestato un particolare ascendente verso i temi di critica sociale. Sceglieva spesso ambientazioni come il circo e il luna park però non si perdeva nella meditazione degli aspetti delicati e malinconici che furono di ispirazione, un decennio prima, al periodo rosa di Picasso; Grosz disegnava in un intrico di orge erotiche, di denuncia del degrado morale di una umanità ormai abbrutita che, in più, si stava degenerando nella Prima Guerra Mondiale.

Il passo nel Dada fu velocissimo. Nel 1920 Grosz era sul fronte degli organizzatori della Prima mostra internazionale Dada nella galleria di Otto Burchard a Berlino. Furono esposti i lavori di Max Ernst e di Otto Dix e parteciparono gli artisti berlinesi del Dada-Club: John Heartfield, Wieland Herzfelde, Richard Huelsenbeck, Jef Golyscheff, Raoul Hausmann e Hannah Höch.

Prima mostra internazionale Dada nella galleria di Otto Burchard a Berlino, 1920
Prima mostra internazionale Dada nella galleria di Otto Burchard a Berlino, 1920

L’intervento artistico di Grosz in questa mostra fu un nuovo vilipendio alle forze armate. Fece in modo l’Arcangelo prussiano di John Heartfield and Rudolf Schlichter’s, che raffigurava un soldato-marionetta con la testa di maiale e poi mise in giro, casualmente, i nove fogli della cartella di disegni Dio è con Noi, criticando le Forze Armate proprio con il titolo che corrisponde al motto dell’ordine teutoni Gott mit uns, comparso nelle fibbie dei cinturoni appartenuti ai soldati tedeschi durante la prima guerra mondiale.

Grosz è un disegnatore, un caricaturista, un pittore che utilizza alcuni modi del Dada per comporre le sue opere com il fotomontaggio e il collage. In altri ambienti culturali il Dada ha avuto una sua naturale evoluzione verso il Surrealismo. Berlino però non è Zurigo del Cabaret Voltaire e nemmeno Parigi dei boulevard e dei bistrot. Berlino è la capitale di una nazione rimasta sconfitta al termine della Guerra, gravata da faticose tensioni sociali e da una grave crisi economica che portò l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

Così mentre Hitler sta allestendo la sua opera folle, Grosz si distacca dal dada e si ricostituisce prima verso un espressionismo, proprio per l’affinità sulla idee critiche sociali; poi verso la Nuova Oggettività rivalutando il concetto di “mestiere”, nonché l’interesse alla proporzione e alla prospettiva con uno sguardo all’arte del Medioevo rinata in età moderna solo grazie all’intervento di Ingres.

Anche il Terzo Reich aveva una propria idea su quella che doveva essere l’arte. Già nel 1933 aveva messo fuori legge il movimento Dada e i suoi aderenti sono costretti a fuggire per non essere perseguitati. Il Nazismo non ce l’aveva solo con i Dada e si capì quando tante opere furono esposte nella mostra del 1937, dedicata appunto all’arte degenerata e inaugurata dallo stesso Hitler. Era una mostra gratuita in cui si esponevano 650 opere di 119 artisti. C’erano Impressionisti, Espressionisti, Fauves, Cubisti, Dada, Surrealisti e gli artisti della Nuova oggettività che ormai erano stati messi al bando. Come tanti, anche Grosz era nell’appello dal Reich tra gli artisti “degenerati”. Era ormai un personaggio blasfemo e socialmente pericoloso così lasciò l’Europa per trasferirsi in America. La critica di Georg Grosz però non si arrestò neppure nella nuova patria, che lo accolse e lo salvò, ma sarà rinnovata con lo stesso livore che aveva segnato gli anni giovanili in Germania.

Grosz è un idiota. Un secolo prima di Grosz, Dostoèvskij descriveva il principe Myškin, l’Idiota come un tipo candido, buono ma che diventa socialmente disadattato, di mentecatto, di malato di idiozia. Dall’etimo greco Idiótes indicava l’uomo privato, l’inidividuo in contrapposizione all’uomo pubblico che rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace, esperto. Forse lo psichiatra che compilò il referto del giovane Grosz aveva lotto Dostoèvskij, sicuramente non era un filologo greco, tuttavia possiamo solo apprezzare la casualità che l’idiota ai tempi di Grosz era l’individuo ingenuo che viveva distaccato dalla sua società.

 

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