Alphonse Maria Mucha,"La celebrazione di Svantovít / The Celebration of Svantovít" Quando gli Dei sono in guerra, la salvezza è nelle arti, 1912

L’epopea di Mucha

Alfons MuchaLa fortuna di Alfons Maria Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939) fu quella di non essere ammesso all’Accademia di Praga, anzi gli fu consigliato vivamente di scegliere una professione differente da quella del pittore. Così si trasferì a nella modernissima Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico, dove iniziò la sua carriera artistica.

Le sorti non gli furono da subito propizie ma Mucha scoprì presto che quella era la strada giusta per lui. Il suo primo incarico fu per la compagnia Kautsky-Brioschi-Burghardt e fu incaricato di dipingere le scenografie teatrali. Questa esperienza, che durò pochi anni, lo portò a saper gestire grandi superfici delle tele scenografiche. Purtroppo l’8 dicembre 1881 il Ringtheater, i teatro dove lavorava, prese fuoco e morirono più di 400 persone, la compagnia Kautsky-Brioschi-Burghardt si trovò costretto a licenziarlo.

Alfons provò a rimanere a Vienna ma le ristrettezze economiche lo portarono a prendere il primo treno che passava e si ritrovò nella cittadina morava di Mikulov nella quale dove iniziò a dipingere come ritrattista e si fece notare dal conte Eduard Khuen-Belasi. Il conte diventò il suo primo mecenate e gli affidò l’incarico della decorazione dei suoi castelli a Emmahof, in Moravia, e di Gandegg nel Tirolo. Il conte Khuen-Belasi non solo gli darà un lavoro, in più gli metterà a disposizione la sua intera libreria e lo porterà con se in Italia in un viaggio di formazione.

Mucha riesce a emanciparsi economicamente e alla fine degli anni ’80 arriva a Parigi, una città in piena trasformazione culturale. Si stava costruendo la torre Eiffel e da più di un decennio operavano gli impressionisti. In breve tempo divenne amico di Paul Gauguin e di Camille Claudel. Per guadagnarsi da vivere lavorava come illustratore per alcune riviste pubblicitarie tra cui Le Petit Français Illustré.

Mucha è stato un’artista che ha dato l’immagine alla sua epoca. Era un professionista della stampa litografica e le sue opere d’arte non andavano nei Salon o nelle mostre private, ma erano stampate su riviste o esposte nelle piazze e nelle vie della città. Fu tra i primi a capire che la figura femminile, valorizzata dal gusto delle linee, era di forte richiamo per il pubblico. Le sue signore a volte sono donne angelicate e a volte sono femme fatale; sempre ammiccano al pubblico che ne rimane folgorato.

Nadar, ritratto Sarah Bernhardt 1864
Nadar, Sarah Bernhardt 1864

Da qui la sua fortuna riprese a girare quando realizzò nel 1894 la locandina della commedia Gismonda interpretrata dall’attrice teatrale e cinematografica Sarah Bernhardt. Lei rimase appassionata dal suo lavoro a tal punto che metterà Mucha a contratto come disegnatore per sei anni. Fu un reciproco successo. Lei divenne una delle icone del suo tempo e lui amplificò la propria notorietà. Il nome di Mucha arrivò anche negli Stati Uniti in cui soggiornerà diverse volte con bei profitti e inotre entrarà a far parte dei circoli della massoneria grazie anche alla presenza del conte Khen-Belasi che ne sostenne l’accoglienza.

Mucha nel primo decennio del novecento era affermato e ricco. Con il finanziamento del miliardario statunitense Charles Richard Crane, dal 1911 inizia a dedicarsi al suo più grande ciclo pittorico, l’epopea slava. Una serie di venti tele enormi, otto metri di base per sei metri di altezza, che raccontano i principali avvenimenti della storia slava fra il III e il XX secolo. Nel 1928, per celebrae il decimo anniversario della Repubblica Slovacca, Mucha donò le tele alla città di Praga. Era per lui non solo un impegno artistico, ma anche politico che purtroppo non sarà riconosciuto. Mentre dipingeva i tempi stavano cambiando e quando furono finite le tele erano ormai fuori moda e per di più il tema fu percepito come troppo nazionalistico per una repubblica che aveva trovato la sua indipendenza da poco.

Alfons Mucha mentre dipinge l'epopea slava, 1911-1928
Alfons Mucha mentre dipinge l’epopea slava, 1911-1928

Sono tele magnifiche ma al tempo i sentimenti erano contrastanti e tesi. Stava emergendo il nazismo e si iniziavano a intravedere dei focolai che ne appoggiavano l’ascesa anche nel territorio della Repubblica Slovacca. Si respirava l’aria di una imminente guerra e Mucha divenne un personaggio scomodo prorpio per il suo temperamento patriottico. Per questo motivo, dopo l’occupazione nazista del 1939, fu arrestato dalla Gestapo. Anche se non venne imprigionato per lui fu un’esperienza dalla quale non si riprese più e in pochi mesi il suo stato di salute peggiorò portandoselo via.

Resta della sua produzione un catalogo sconfinato di un’arte che vince con la sua leggerezza il confronto con la storia. Mucha con l’ironia di chi è un grande artista capace di far diventare delle icone della sua epoca birre, biciclette, saponette, cioccolata, cartine per sigarette e polveri da bucato. C’è da chiedersi quale sia stato il contributo di Alfons Mucha alla nascita della pop-art.


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1 commento su “L’epopea di Mucha”

  1. in piena esplosione Belle Epoque, ha contribuito enormemente allo stile Liberty, L’opera di Mucha è originale e anche una delle più imitate, piacevolissime le sue donne dalle pose morbide e adornate di motivi floreali dai colori tenui, forse un po’ ripetitivo nei soggetti, ma di fronte a certe sue opere non si può che rimanere affascinati.
    (Una curiosità: sulla collina di Torino c’è un ristorante, eccellente tra l’altro, che al suo interno ha una discreta serie di riproduzioni su seta delle opere di Mucha, in armonia col locale dove si respira un’atmosfera d’altri tempi. )

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