Edward Hopper, Sera blu, 1914

Edward Hopper metafisico americano

Edward Hopper. Autoritratto, 1930C’era una volta l’America, quella delle strade, quella delle ferrovie. C’era l’America delle case in stile secondo impero. Cera l’America dei nottambuli che tiravano tardi nei caffè e di quelli residenti dei motel. C’era l’America del proibizionismo e quella del sogno. C’era l’America raccontata da Edward Hopper (Nyack, 22 luglio 1882 – New York, 15 maggio 1967)

Il percorso di formazione di Hopper è molto lineare e molto americano. Inizia nel 1899 con un corso per corrispondenza alla New York School of Illustrating. Il giovane Edward é figlio di due commercianti di stoffe che questo si possono permettere. Presa sicurezza, l’anno successivo si iscrisse ai corsi della New York School of Art diretta da William Merritt Chase, impressionista. Era una scuola non accademica e Hopper fu guidato, soprattutto dal maestro Robert Henri, verso una pittura realista.

Tra il 1906 e il 1910 fa diversi viaggi in Europa nei quali assorbì indirettamente le avanguardie ma preferì a queste la pittura vibrante di Rembrandt, i paesaggi di Courbet e le prospettive impressonite di Degas. Quest’ultimo sarà il pittore dal quale si farà coinvolgere maggiormente infatti in molte opere successive di Hopper si vedrà la malinconia e la solitudine della belle époque come quella che traspare nel quadro dell’Assenzio.

Edgar Degas, L’assenzio, 1875-1876
Edgar Degas, L’assenzio, 1875-1876 Olio su tela,92×68 cm Museo d’Orsay, Parigi

Hopper torna a New York mentre l’Europa è nel pieno della rivoluzione artistica. Quasi come se avesse compreso quel che gli serviva per far progredire la sua ricerca. Sono anni duri per lui e l’unico modo che avrà per sostenersi sarà l’incarico di illustratore pubblicitario che otterrà per la C. C. Phillips & Company, un lavoro che lui non amerà particolarmente ma lo farà fino al 1925 e lascerà nella tecnica un singolare rigore. Infatti i disegni  preparatori di Hopper sono pieni di notazioni tecniche sui colori che utilizzarà successivamente.

Hopper, diventa il regista dei suoi quadri utilizzando il pennello come fosse un proiettore cinematografico che irradia di luce la tela bianca. Così apre il suo obiettivo verso il mondo che ha davanti e nonostante la sua ricerca fosse guidata da una volontà di rappresentare la realtà, la realtà si fa sintetica al punto da andare oltre se stessa e manifestarsi nella sua purezza.

Molti hanno cercato di definire la pittura di Hopper. C’è chi ci vede l’impressionismo, c’é chi forza l’interpretazione proponendo addirittura aspetti cubisti visti i tagli di luce. Forse ci vide giusto Andrè Breton quando commentò l’opera di Edward Hopper come quella di un Metafisico alla pari di De Chirico e di Carrà; più di tutti Breton riesce a dare una collocazione nel campo della Storia dell’Arte alle atmosfere rarefatte di questo pittore assolutamente americano.

Momenti sospesi; luci fredde e luminose che tagliano geometricamente la tela; paesaggi di città che diventano, presi singolarmente, edifici totemici, monoliti tombali della propria esistenza. Sono queste le icone che rendono le opere di Hopper Muse inquietanti della sua società che sta sacrificando l’individualità all’individualismo del sogno americano.


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