Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana, 1477

Sisto IV, il papa delle grandi opere

C’è un bellissimo affresco nella Pinacoteca Vaticana dipinto da Melozzo da Forlì. In queta istantanea di gruppo dipinta a memoria della nomina di Bartolomeo Sacchi detto il Plàtina a prefetto della biblioteca Vaticana, partecipano Giovanni della Rovere, Girolamo Riario, il Plàtina, i cardinali Giuliano della Rovere e Pietro Riario.
A destra, seduto sul trono pontificio, Francesco della Rovere al secolo Papa Sisto IV (Pecorile, 21 luglio 1414 – Roma, 12 agosto 1484)

Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana, 1477
Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana, 1477 Affresco, 370×315 cm Pinacoteca vaticana, Città del Vaticano

In questo affresco si addensa la crema del nepotismo che Sisto IV aveva imposto nella corte pontificia. In ogni caso, anche se ben raccomandati, erano tutte persone di un certo spessore storico:

  • Giovanni della Rovere, duca di Sora, condottiero di professione, divenne prefetto di Roma;
  • Girolamo Riario, signore di Imola e Forlì, era  avviato anche lui alla carriera militare, si distinse tra gli organizzatori della Congiura dei Pazzi del 1478 per assassinare Lorenzo e Giuliano de’ Medici;
  • il Platìna aveva esordito come precettore dei figli di Ludovico III Gonzaga, era stato il redattore delle bolle pontificie dei due papi precedenti;
  • Il cardinale Giuliano della Rovere sarà il futuro Giulio II, il papa che saprà tenere testa a Michelangelo;
  • Il cardinale Pietro Riario era il Patriarca latino di Costantinopoli, inoltre fu un’abile politico che capace di orchestrare il  matrimonio del fratello Girolamo con Caterina Sforza al fine di cementare i rapporti tra lo Stato Pontificio e il Ducato di Milano.

Con questa potenza politica alle spalle, Sisto IV poteva fare tutto quello che voleva e a lui è doveroso riconscere che nonostante il nepotismo diede un contributo importantissimo alla costruzionde di Roma.

Dal quel 1420, anno in cui Martino V riportò il papato a Roma da Avignonei papi  che si erano succeduti sulla cattedra di San Pietro non avevano dato un grosso contributo alla città. Il Vaticano era stato costruito oltretevere in una zona periferica della Roma Antica che nel tempo era diventata centrale facendo dimenticare ai pontefici che accanto c’era una città comunale che si stava vivacizzando grazie prorpio alla loro presenza. Qualche papa si era espresso nell’ampliamento della corte dei palazzi apostolici ma emblematico fu l’impegno di Pio II, Enea Silvio Piccolomini, che si prodigò nel miglioramento della propria città natale, Corsignano in Val d’Orcia, conosciuta da tutti proprio come Pienza, in onore del suo più grande benefattore.

Sisto IV finito il conclave si trovò a fare i conti con il governo di una città che stava emergendo sempre più dominante grazie ai giubilei che negli anni precedenti (1423 e 1450) avevano richiesto un grande sforzo per l’accoglienza dei pellegrini. Proprio per questa accoglienza il papa ordinò l’avvio di grandi opere a cominciare con l’immediata ricostruzione dell’arcispedale di Santo Spirito in Saxia, andato distrutto da un incendio nel 1471.

Sisto IV iniziò a riformare l’impianto urbanistico della città e il primo atto fu la  costruzionedi ponte Sisto, il primo ponte dell’età moderna. Il papa così si riattribuiva materialmente, non solo spiritualmente, l’incarico imperiale di pontifex, il costruttore di ponti. La presenza di ponte Sisto era iportante per dividere il passagio di persone che provenivano dalla sponda sinistra del Tevere e che andavano verso San Pietro alleggeerendo il carico di persone che prima sosteneva il solo ponte Sant’Angelo. Un’importante scelta fatta in ricordo del disastro del 1450, quando i parapetti crollarono con la conseguente morte di 172 persone.

A questo seguì la necessaria ripianificazione delle strade. Dopo il pontificato di Sisto IV si iniziano a vedere nuovi percorsi urbani come via della Lungara che riportava i pellegrini da ponte Sisto in direzione di San Pietro; borgo Sant’Angelo che costeggiava il passetto di raccordo tra Castel Sant’Angelo e i palazzi vaticani.

Inoltre Sisto IV fa rettificare tante strade tra cui: la via dei banchi (vecchi) che partiva da Campo de’ Fiori; la via Mercatoria che sempre dal mercato di Campo de’Fiori si riuniva col mercato di piazza Navona; la via Rectal’attuale via dei Coronari, andava verso con il tratto urbano della via Flaminia, adesso via del Corso; la via Papalis utilizzata dal papa quando si spostava in forma ufficiale da San Pietro verso il Comune al Campidoglio e poi arrivava verso la sede vescovile di San Giovanni in Laterano.

Nel suo piano di aggiornamento della città, Sisto IV restaura nauralmente anche edifici religiosi come le basiliche di Santa Maria Maggiore e San Vitale nel rione Monti assicurandosi il primato di aver iniziato a far dialogare nuovamente la città sacra con la città comunale.

A questo punto sarebbe ingiusto dimenticare l’intervento più importante, tra i tanti, che ha fatto realizzare proprio per il Vaticano, per casa sua. Sisto IV ordinò la costruzione della Cappella Sistina e per la sua decorazione fece uno dei più grandi regali alla città, invitando per questa decorazione i migliori artisti italiani del suo tempo.


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