Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912

Giacomo Balla e Futur Balla

Giacomo BallaGiacomo Balla (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1º marzo 1958) è sempre stato un artista d’avanguardia anche quando, adolescente, lasciò lo studio del violino per dedicarsi alla pittura. Con tanta facilità sarebbe diventato un portentoso musicista, ma la storia non si fa con i “se” e quindi si può ringraziare della scelta di Balla se ora possiamo godere della sua pittura.

Le prime esperienze di Giacomo Balla sono nel campo del divisionismo italiano. Cresciuto nel torinese conosce Pellizza da Volpedo e inizia a dipingere quadri utilizzando l’innovativa tecnica divisionista che scompone scientificmente la luce mettendo in contrasto le sue componenti primarie. Di sicuro in questa scelta si può leggere una nota d’inizio di quel che sarà la sua partecipazione al futurismo.

I primi quadri però hanno l’obbiettivo aperto verso le tematiche del sociale. Con abili giochi di luce, Balla dipinge persone al margine della società come poveri, pazzi, anziani e il suo impegno si scopre essere anche nelle battaglie battaglie socio-politiche in cui si impegnerà personalmente. Insieme al collega pittore Duilio Cambellotti, alla scrittrice Sibilla Aleramo e ad altri intellettuali, si batté per la riqualificazione dell’agro Romano e delle paludi Pontine fondando nel 1905 le prime scuole per i contadini e insegnando disegno proprio alle persone che ritraeva nei suoi quadri. Sono questi gli anni in cui realizza opere intime, quasi paradossali se si conosce il Giacomo Balla che verrà dopo.

Nel 1909 aderisce al futurismo firmando il primo manifesto tecnico scritto da Filippoo Tommaso Marinetti e pubblicato su Le Figaro e poi ne scriverà di suo pugno diversi. Il più importante fu quello del 1915, nato dalla collaborazione con Fortunato Depero, è il manifesto 100, Ricostruzione futurista dell’Universo. Per loro l’idea di reinventare qualsiasi oggetto, anche quelli di semplice uso quotidiano, in chiave futurista:  il giocattolo futurista, il paesaggio artificiale, l’animale metallico o il vestito trasformabile. Negli anni la sua casa diventa il luogo dove si materializzeranno i proclami del manifesto.

Ormai coinvolto nel movimento inizia a firmarsi FuturBalla e passa dallo studio delle dinamiche della luce, proprio del divisionismo, allo studio del dinamismo della velocità e aprendo il dialogo soprattutto con Umberto Boccioni. I suoi quadri si fanno geometrici, tagliati da linee dinamiche che sono prima morbide e poi sempre più decise prendendo le forme di vere e proprie tarsie di colore.

La politica per Giacomo Balla non si discostava dall’arte. In questo aveva le idee molto chiare. Nel 1914 si schierò esplicitamente in favore di intervenire nella prima guerra mondile. Nel 1928, quando vide salire al potere il fascismo, vi aderì scolpendo una statuetta [orribile] raffigurante Mussolini con scritto sulla base “Sono venuto a dare un governo all’Italia”. L’opera fu consegnata direttamente al Duce.

Negli anni trenta Balla era divenuto l’artista più importante del regime e nel 1937 fece pubblicare sul giornale “Perseo” una lettera con la quale prendeva le distanze dal futurismo. Questa presa di posizione fece subire uno shock nei circoli culturali che sentenzio la sua fine nella critica artistica. Negli ultimi anni di attività, fino al 1958 ,si dedicò a un suo personalissimo ritorno all’ordine, o meglio, un ritorno alle origini che erano proprio quelle del divisionismo. Una delle ultime opere lo vede autoritrarsi nel proprio atelier insieme alla moglie Elisa Marcucci e le figlie Elica e Luce.

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1 commento su “Giacomo Balla e Futur Balla”

  1. ho avuto il piacere di vistare la mostra Futurballa due anni fa ad Alba. Un’ esperienza entusiasmante anche se l’opera sua che preferisco non era esposta. Comunque molte sue tele hanno un forte impatto

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