Aligi Sassu

Aligi Sassu il rosso

La prima esperienza con l’arte, Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Pollença, 17 luglio 2000) la fa a sette anni grazie a Carlo Carrà, amico del padre partecipa all’Esposizione Nazionale Futurista presso la Galleria Moretti di Palazzo Cova insieme ai più grandi futuristi e le giovani leve.

Aligi è Figlio di Antonio Sassu, uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano di Sassari. Nasce a Milano e auando ha nove anni la famiglia fa ritorno in Sardegna e inizia ad appassionarsi ai colori della terra e ai cavalli dell’isola.. Purtroppo le cose non vanno bene e quando Aligi aveva tredici anni il padre fu costretto a mandarlo a lavorare nella bottega di un litografo, pur proseguendo gli studi alle scuole serali.

Nonostante le difficoltà economiche e la distanza riuscì a mantenere i contati con Bruno Munari e insieme firmano il Manifesto della Pittura: “Dinamismo e riforma muscolare” facendosi notare dai futuristi scampati alla Grande Guerra. Era il 1928 lo stesso anno in cui fu invitato da Filippo Tommaso Marinetti a esporre le sue opere alla Biennale di Venezia.

Si appassiona per vicinanza alla pittura futurista di Boccioni e di Carrà, al divisionismo di Previati. Studia Picasso, Delacroix, Géricault e Velázquez. Il suo stile inizialmente si fa di geometrie plastiche, ispirandosi alla secnda generazione dei futuristi e al ritorn all’ordine cubista. Poi diventa espressionista criticando con la stessa irruenza degli espressionisti tedeschi la società contemporanea. Poco dopo aver partecipato al Gruppo Rosso e aver dipinto opere in aperta polemica con il regime fascista viene accusato di complotto e imprigionato fino alla grazia ottenuta nel 1938. Non pago, aderì nel 1941 al gruppo Corrente che nasce come rivista di opposizione e prese successivamente una  linea partigiana e antifascista.

L’impegno politico fu forte, non farà mai mostre collettive con i suoi contemporanei e nelle sue personali fermerà su tela le efferatezze dell’uomo, quasi a replicare i Disastri di Goya. Lo stile di Aligi Sassu nel periodo nero non sarà mai facile e la sua vena critica rimarrà anche dopo, quando ironizzerà nella serie dei concili, dipingendo una satira impietosa del clero romano.

Un momento di serenità lo trova nei suoi cavalli. Un tema caro che si porta dietro dall’infanzia in Sardegna e che col senno della Storia dell’Arte tradiscono l’animo indomito di un’artista all’apparenza garbato.

Annunci

3 pensieri riguardo “Aligi Sassu il rosso”

  1. L’ha ribloggato su Il Canto delle Musee ha commentato:
    un’artista che amo molto per la grande dinamicità presente nelle sue opere e per i colori, vivi, sanguigni, passionali che catturano alla prima occhiata per condurre in scenari sia reali che mitologici.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...