Jean-Baptiste Camille Corot, Ville-d'Avray, 1860

Il paesaggio ai tempi di Jean-Baptiste Camille Corot

Jean-Baptiste-Camille CorotCon più di tremila quadri dipinti Jean-Baptiste Camille Corot (Parigi, 16 luglio 1796 – Parigi, 22 febbraio 1875) è tra i più importanti paesaggisti paesaggisti della storia dell’arte. È l’artista di riferimento della scuola di Barbizon e sarà  di impulso alla nascita dell’impressionismo con la valorizzazione della pittura en plein air.

I quadri di paesaggio non hanno avuto mai un ruolo preminente nella Storia dell’Arte. Ci sono artisti come Lorrain (1600-1682) che ne iniziano a renderlo un po’ più autonomo ma sono spesso visioni allargate di un luogo classicheggiante, magari con qualche capriccio di architettura antica, che serve a giustificare la presenza così estesa della natura. Poi ci sono i grandi vedutisti, come Canaletto (1697-1768), Bellotto (1721-1780), Guardi (1712-1793) che rappresentano la città utilizzando quel prodigioso strumento che è la camera ottica.

Attenzione a non confondere però veduta con paesaggio. Il quadro di paesaggio rende come prima protagonista la natura, non solo con la descrizione dei particolari che la compongono, ma anche con l’attenzion a riprodurre gli effetti climatici, luminosi e scientifici. Qualcosa di simile a quello che aveva già fatto Leonardo da Vinci quando inventò la prospettiva aerea: quel modo di far percepire la distanza tra l’osservatore e il paesaggio lontano non solo raffreddando la tavolozza, com’era di consueto, ma anche aumentando, col progredire della distanza, lo sfumato dei luoghi più lontani.

Corot è un pittore che ha visto passare davanti a sé artisti come Friedrich, Turner e Constable che incarnavano il paesaggio romantico, proiezione dell’identità dell’uomo in confronto alla natura nell’espressione del pittoresco e del sublime. Ma non si ferma a queste visioni alterate dal sentimento e analizza la luce, il principio unificatore di tutti i paesaggi. Così al paesaggio idilliaco e drammatico dei romantici sostituisce un’attenta descrizione della natura, raccogliendo in pittura le idee della cultura ottocentesca positivista. I suoi primi paesaggi sono sotto l’influenza di  due importanti paesaggisti: Pierre-Henri de Valenciennes che (1750-1819), pittore e teorico che scriveva nei suoi manuali che era «buona cosa dipingere lo stesso soggetto in diverse ore del giorno, per osservare la differenza delle forme prodotta dalla luce […] i cambiamenti sono così sostanziali che non si riesce più a distinguere gli oggetti»; Jean-Victor Bertin (1767-1842), pittore neoclassico.

Una tappa importante nella formazione artistica di Corot fu il viaggio in Italia del 1825. Il tour che farà sara molto ristretto. Visita Roma, Narni, e Tivoli poi va verso Napoli ed entra in contatto con gli artisti della Scuola di Posillipo. Disegna dal vero ed elabora i quadri in atelier. Comprende i toni mediterranei, caldi e solari riportandoli in Francia fino a quando, nella primavera del 1829, iniziò a frequentare  Barbizon. In questo paesino perso nella foresta di Fontainebleau, inizia a dipingere dal vero entrando in contatto con altri pittori motivati dalla sua stessa ricerca come Théodore Rousseau, Paul Huet, Constant Troyon, Jean-François Millet e Charles-François Daubigny: la scuola di Barbizon.

Inizialmente i suoi quadri di paesaggio ottennero l’attenzione sperata, poi i clamori si freddarono e dopo un inaspettato insuccesso al Salon gli ci volle un ulteriore viaggio in Italia, nel 1834,  per rigenerarsi attraverso lo studio dal vero del paesaggio veneziano e toscano. Corot si fermò per ultimo sulle rive del lago di Como, posto che gli ricordava con molta facilità Fontainebleau. Qui iniziò a elaborare i suoi paesaggi nebbiosi che lo portarono, tornato in patria, a vedersi ratificare la sua fortuna in presenza di Napoleone III che acquistò un suo dipinto “Il carretto, ricordo di Marcoussis”.

Riprese con sè tutte le sensazioni liquide della pittura e riuscì a descrivere con attenzione gli effetti atmosferici sulla tela. Jean-Baptiste Camille Corot farà scuola proprio perchè è riuscito a rendere nei dipinti quel che nessun pittore era riuscito a fare prima: creare l’emozione del paesaggio così come lo si vede.

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