Rembrandt van Rijn, Autoritratto con berretto a bocca aperta, 1630

La luce vibrante di Rembrandt

L’elemento luce, nella pittura barocca, ha avuto i suoi grandi interpreti che seguivano le  tecnica indicata da Caravaggio. Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 15 luglio 1606 – Amsterdam, 4 ottobre 1669) fa sua l’impostazione caravaggesca e la perfeziona in un personale stile che prelude a una nuova interpretazione proprio della luce.

Il barocco ha dato un senso teatrale alla pittura soprattutto con la rappresentazione dei soggetti che emergevano dal buio. Si rendeva in materia il principio cristiano che solo la luce divina può cavar via l’essere umano dalle tenebre del peccato. Rembrandt però è un pittore protestante e anche se il luteranesimo ancora oggi non si è espresso in modo definitivo sulle immagini sacre, risentiva gli effetti della predica Andreas Bodestein von Karlstadt (Andrea Carlostadio) il quale, nel 1522, aveva diffuso l’idea che il culto delle immagini fosse idolatria perché solo i Testi Sacri potevano essere gli unici depositari della rivelazione divina. Era chiaramente un’attacco diretto a Sacra Romana Chiesa che ne aveva fatto abuso e purtroppo provocò una rivolta che portò alla distruzione di molte opere d’arte. Una rivolta che solo Martin Luther riuscì a fermare.

Nei paesi protestanti si ritrae la società come collettività, si faranno ritratti della ricca società mercantile, si racconteranno storie mitologiche e a volte anche scene bibliche. Rembrandt dipinge anche lui le stesse cose ma, è il caso di dirlo, sotto un’altra luce che non è così ferma e decisa come quella di Caravaggio e dei caravaggisti ma acquista una natura vibrante. Sembra addirittura impressionista con un certo paradosso perché prima di Rembrandt gli artisti del nord europa avevano una pittura ferma e decisa, molto attenta ai particolari, ai dettagli. La pittura “vibrante” era propria di un filone italiano che iniziava da Antonello da Messina e arriva a Tiziano.

Rembrandt capisce i vantaggi di questo tipo di pittura. Oltre ad avere molte committenze è un mercante d’arte e la pittura caravaggesca è vantaggiosa quando si deve produrre in tempi ristretti poiché l’artista si deve impegnare a lavorare solo le parti in luce, una minima parte della tela. Ma nella fretta esecutiva Rembrandt scopre anche che il dettaglio non è poi così importante e così esegue le sue opere a colpi di pennello, ottenendo quell’effetto di immediatezza che ha chi offre all’occhio dello spettatore i giusti segnali luminosi che si percepiscono quando osserva la natura. Così quando guardiamo un quadro di Rembrandt, senza semplificare troppo, stiamo vedendo l’opera un impressionista fuori del tempo, prima del tempo, che in più dei pittori francesi dell’Ottocento alterna la vibrazione delle luci alle vibrazioni delle ombre.

Nel 1629 Rembrandt, a ventitrè anni, fu scoperto dallo statista e poeta Constantijn Huygens che lo portò con se alla corte reale dell’Aja garantendo la sua fortuna sotto il principe Frederik Hendrik che comprò le sue opere fino al 1646. Sarà questo un caso ma è doveroso notare che Constantijn Huygens era il padre di Christiaan Huygens (1629-1695), uno dei più imprtanti e produttivi fisici olandesi che, tra le tante scoperte e invenzioni nel campo dell’astronomia, è da ricordare per la sua ipotesi circa la natura ondulatoria della luce spiegandone molti fenomeni come anche la riflessione e la rifrazione. Sarebbe interessante chiedergli quanto la luce vibrante di Rembrandt abbia influenzato le sue ricerche.

 

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