Il Piero oltre la merda

Mentre gli industriosi et egregii spiriti col lume del famosissimo Marcel si sforzavano dar saggio al mondo degli ingegni loro per venire il piú che e’ potevano a quella somma cognizione che molti chiamano intelligenzia, il benignissimo Rettor del Cielo volse clemente gli occhi a la terra e, veduta la vana infinità di tante fatiche assai piú lontana da ‘l vero che le tenebre da la luce, per cavarci di tanti errori si dispose mandar in terra uno spirito, che universalmente fusse abile, operando per sé solo a mostrare che cosa siano le difficultà nella scienza delle linee, nella pittura, nel giudizio della scultura. E volse oltra ciò accompagnarlo de la vera filosofia morale acciò che il mondo lo ammirasse per suo singularissimo specchio nella vita, nell’opere et in tutte l’azzioni umane per mezzo del quale non si poteva se non credere che col tempo si dovessi scoprire un ingegno che ci mostrasse perfettissimamente (mercé della sua bontà) l’infinito del fine.

Spero che non vi venga da storcere il naso se si è iniziato a raccontare di Piero Manzoni (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963) con una versione ritagliata dell’introduzione di Giorgio Vasari alla vita di Michelangelo. Anche se non dipingerà Cappelle Sistine e non intaglierà nel marmo sculture divine, Piero Manzoni, come il genio toscano, può essere indicativo del punto della situazione artistica per la propria epoca, quella che inizia con gli interventi Dada di Marcel Duchamp.

Quello che faceva Piero Manzoni non sembrava così straordinario neanche alla famiglia, così come racconta la sorella Elena. Hanno scoperto del talento del Piero solo dopo la morte, quando sono iniziate ad arrivare richieste di materiale artistico dall’Italia e dall’estero.

Il Piero era di ottima famiglia, figlio di Egisto Manzoni dei Conti di Lugo, discendente del più noto Alessandro, quello dei Promessi Sposi. Un vero e proprio rampollo che ha scoperto l’arte in un momento storico in cui ci si poteva vivere anche come intellettuale e come tale ha fatto arte sempre misurando poesia e ironia. In fondo c’era da aspettarselo da un ragazzo che viveva in un alto ambiente culturale e che aveva come “vicino di ombrellone” Lucio Fontana.

Le prime opere sono dipinti realizzati con le impronte colorate di oggetti banali come chiodi, spille da balia, chiavi, pinze, forbici.

Nel 1958 inizia a elaborare il concetto di Achromes e trasfigura in bianco i materiali banali di provenienza industriale, dalle fibre sintetiche fino alle rosette che, se non sono bianchi ce li fa diventare con il gesso. La scelta di ricerca sul monocromo in quanto assenza di espressività del colore comincia dal confronto con Yves Klein ma diventa più radicale per la scelta del bianco come valore assoluto, inoltre proprio con la scelta di particolari materiali, Manzoni si allinea anche nelle tendenze dell’arte povera.

Piero Manzoni

Per il Piero l’arte é un grande parco giochi. Mentre porta avanti la ricerca su gli Achromes inizia tante sperimentazione che aggiungono alla sua giostra inflessioni tra il dada e il concettuale con un incredibile -almeno per il momento – approccio “viscerale” che tende a ribadire che ogni cosa che fa l’artista diventa arte:

  • I corpi d’aria (o fiato d’artista) sono 45 palloncini gonfiati e bollati con un sigillo di autenticità, una memoria all’Aria di Parigi di Marcel Duchamp.
  • Le linee d’artista tracciate su rotoli di carta e arrotolate in tubi tutti uguali, chiusi e autenticati con certificato di garanzia.
  • La merda d’artista, novanta scatolette simili a quelle della carne in scatola Manzo-ni-tin, anche queste con certificato di garanzia apposto sopra firmato dall’autore. L’etichetta recita “merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961”.

Le opere in cui scatena però tutta la sua ironia sono le sculture viventi. Prima modelle, poi personaggi famosi come Umberto Eco e Mario Schifano vengono firmati dall’autore  rilascia anche i certificati di garanzia. Questo gioco molto intellettuale che ironizza sul valore dell’autografo per garantire l’autorialità va in crescendo quando inventa la base magica,un piedistallo in legno dove ognuno, salendoci sopra, può essere una statua vivente e acquisire lo status di opera d’arte per un breve periodo. Con questa idea ne inventa anche una base magica permanente realizzata con un parallelepipedo di ferro con riportata sopra la scritta Socle du monde, la base del mondo.

In ogni caso la sua performance più famosa resta la Consumazione dell’arte dinamica avvenuta il 21 luglio 1960 al centro Azimut. Manzoni firma con l’impronta digitale del pollice alcune uova sode (bollite all’inizio della mostra) e le distribuisce al pubblico che partecipò all’evento.

Piero Manzoni muore per un infarto a 29 anni nel suo studio e segnando il secolo con l’impronta di un’artista che, anche se è vissuto molto poco, ha fatto tutto lasciando con la sua esistenza nuove possibilità per gli artisti che ne hanno saputo comprenderne l’eredità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...