Giacinto Gigante, Veduta Napoli dalla Conocchia, 1876

Un Gigante di nome Giacinto

Giacinto GigantePausilypon significa «tregua dal pericolo» o «che fa cessare il dolore» ed è il nome che diedero gli antichi greci alla collina vicino Napoli, limite nord del golfo, dalla quale si poteva ammirare una veduta talmente bella da far passare tutte le angosce. In questo paesaggio mitico, dipinge Giacinto Gigante (Napoli, 11 luglio 1806 – Napoli, 29 settembre 1876).

Figlio del pittore Gaetano Gigante, Giacinto inizia a dipingere molto presto. A quattordici anni entra nell’atelier de paesaggista tedesco Jacob Wilhelm Hüber dal quale ha imparato l’uso della camera ottica. In quegli stessi anni entra a far parte della squadra dei disegnatori Reale Officio Topografico dove impara a stampare con l’acquaforte e la litografia, tecniche di cui poi farà grande uso nella sua produzione a cominciare dalla grande Carta topografica e idrografica di Napoli e dintorni, un lavoro faticoso che lo porterà ad avere una conoscenza assoluta del territorio.

Giacinto gigante, come tanti pittori suoi contemporanei si era specializzato in vedute. Dipingeva paesaggi soprattutto per i viaggiatori del Grand Tour che da tutta Europa venivano in Italia ad ammirarne le bellezze. I touristi, se non artisti, erano di estrazione alto-borghese o aristocratica, molto spesso rampolli di famiglie importanti nel loro paese, erano persone ricche che potevano permettersi il lusso di viaggiare per il piacere di farlo Nonostante i costi i viaggiatori quando tornavano a casa, per ricordo, si portavano dietro il souvenir dei posti visitati che erano proprio i quadri dei pittori locali.

Il capostipite della Scuola di Posillipo fu Anton Sminck van Pitloo, pittore olandese che aveva aperto un’atelier nel quartiere di Chiaia e che insegnava all’Accademia di Belle Arti. Van Pitloo insegnava l’importanza di rapportarsi con il paesaggio dal vero per apprezzarne gli effetti luminosi. Giacinto Gigante fu il suo migliore allievo e riusci ad eguagliarlo in maestria realizzando quadri che si facevano notare dal pubblico per una singolare attenzione alla componente emozionale dell’immagine. Ogni tela, ogni acquerello, ogni disegno era sostenuto da un lirismo che può conoscere solo chi ha vissuto i posti che ritrae.

Gigante non dipinge mai ampie vedute ma riduce il paesaggio a intimi campi visivi con un taglio quasi fotografico che diventa pittoresco. La luce è studiata nella sua luminosità e nell’immediatezza che ricorda gli effetti della pittura di Turner, soprattutto quella ad acquerello, di cui ne fu un grande ammiratore. Grazie alle suggestioni importate del pittore inglese le ultime opere di Giacinto Gigante iniziano ad avere toni innovativi che preludono all’arte impressionista, orientata verso rappresentazioni di puro colore.

Un piccolo aneddoto per concludere. Le otto figlie che Giacinto Gigante ha avuto con Eloisa Vianelli, che si imparentarono con le famiglie dei pittori della scuola di Posillipo: Silvia e Marianna sposarono Ferdinando e Giovanni Zezon, uno nipote e l’altro figlio del pittore Zenon; Sofia e Laura sposarono i fratelli Mariano e Francesco, figli di Salvatore Fergola; Natalia con il pittore Pasquale De Luca, mentre Elena con Augusto Witting, nipote di Teodoro. Insomma, Giacinto Gigante, grazie alle sue otto figlie, divenne il suocero più temuto di Posillipo.

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