Marc Chagall, La passeggiata, 1917‐1918

Marc Chagall e l’arte della favola

”Io sono nato morto” diceva di sè Moishe Segal quando ricordava la sua nascita. Infatti il giorno che era venuto al mondo il suo paese fu distrutto da un pogrom, una sommossa popolare antisemita. Se pensate che il novecento sia stato crudele verso gli ebrei, non fate l’errore di credere che la Russia zarista sia stata più gentile nei confronti del popolo di Abramo. Così, quando la vita si fa difficile, solo i sognatori riescono a sopravvivere nel loro train de viè i sognatori sono sempre e comunque un artista.

Moishe Segal o se preferite Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985), trasformerà il male di vivere in favola e questo rende unica la sua arte, che non é solo quella del pittore, ma si somma di tante emozioni. Se si provasse a vestire i suoi modi con la definizione di uno stile, ci troveremmo soltanto con tante camice di forza: simbolista, fauves, surrealista, naïf e – la butto lì – cubista.

Lui é uno di quegli artisti come Balthus, come Morandi o come Modigliani che non si possono e non si devono incasellare perché la loro arte non é solo ricerca ma è poesia. I suoi personaggi, il suo colore, vanno oltre la bella composizione. La pittura di Chagall diventa addirittura favola nella sua forma autentica. Un racconto per immagini fantastiche, che pescano nelle sue origine ebraiche e russe e che non vogliono fuggire dalla realtà, ma diventano un modo simbolico per affrontare e comprendere gli insegnamenti della vita.

Chagall creava immagini da sogno, ma non era distaccato dalla realtà anche perché nella storia contemporanea che si trovò a vivere, non gli fu possibile fare altrimenti: quando era il momento é stato un rivoluzionario che partecipò attivamente alla Rivoluzione Russa; con  la Seconda Guerra Mondiale venne costretto a lasciare la Francia con la moglie Bella, per fuggire ai rastrellamenti nazisti e molte sue opere furono bruciate come arte degenerata,

Uno dei momenti più duri fu quando nel 1944, morì la moglie, protagonista di tante sue opere. Non dipinse per mesi fin quando la figlia Ida lo convinse a riprendere i pennelli. Da quel momento iniziarono anche le sue realizzazioni per il teatro con le scenografie e i costumi per “L’Uccello di Fuoco” di Stravinskij e la serie delle litografie per “le Mille e una notte”.

Dopo la seconda guerra mondiale per Marc Chagall comincio la sua rinascita creativa. Non si limiterà a fare solo pittura ma si dedicherà alla lavorazione della ceramica, alla scultura, al mosaico e alla vetrata. Dagli anni cinquanta inizia a seguire le sue grandi opere pubbliche. Realizza le vetrate per la sinagoga dell’Ospedale Hadassah a Gerusalemme e per la cattedrale di Metz, i decori per l’Opera di Parigi, le vetrate per le Nazioni Unite a New York e per la chiesa Fraumünster di Zurigo. Nel 1967 dona allo stato francese le diciassette tele del messaggio biblico.

Marc Chagall muore a 97 anni a Saint-Paul-de-Vence, tra Nizza e Cannes. Era “nato morto” in un paesino della Bielorussia di quando c’era lo Zar.

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