Oggi ho incontrato l’ignoranza della cultura

Oggi ho incontrato l’ignoranza della cultura e vorrei sfogarmi.

Vorrei sfogarmi perché quando incontri l’ignoranza della cultura non puoi fare a meno di pensare quanto sia importante l’arte nelle nostre vite e come c’è chi l’ha barbaramente uccisa.

Una volta si riusciva a mettere l’arte in ogni cosa e l’arte non poteva essere definita con semplicità perché i suoi confini erano impalpabili, osava negli eccessi.

Adesso scrivo queste parole ripensando anche a un intervista fatta a Oliviero Toscani. Lui  rifletteva sul dato di fatto che siamo guidati da un governo di grigi burocrati, amministratori, legati ai numeri .

Io, aggiungo che siamo guidati da borghesi piccoli piccoli, ometti che in altre posizioni sarebbero schifati anche dalla merda. Meschini che non guardano oltre il loro conto, come l’uomo d’affari del Piccolo Principe, che contano le stelle senza averne mai ammirato la bellezza e che, negli anni, sono riusciti irrimediabilmente a cancellare con arroganza la bellezza del mondo dietro una coltre di regole sempre più serrate e soffocanti, vestite, anzi no, paludate di ragionevolezza.

Siamo guidati da burocrati: ignoranti col dono – male amministrato – della “cultura”, che del loro sapere se ne vantano come se fosse l’unica realtà e la migliore e la sola delle realtà possibili

Oggi ho incontrato ancora una volta il burocrate.

Era un individuo inutile quanto dannoso, che macina umanità con numeri, con regole, con calcoli sterili volti solo a darsi autorità. «Cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso».

Lui millantava la precisione della sua cultura e io, che ho solo la cultura dell'”ignoranza”, ho visto in lui è oltre, a muoverne i fili, c’era il male assoluto, il cancro che sta consumando l’arte, la bellezza… e ne ho avuto paura.

Allora ho spolverato un’idea che stava sparendo sotto il torpore delle incombenze quotidiane imposte da altri burocrati.

Così ho ricordato che è un dovere guardare all’arte e trovare, pretendere in essa, gli stimoli per la ribellione al burocrate.

Il burocrate non riconosce l’arte, al massimo sa leggerne il cartellino del prezzo; come se si possa quantificare con qualche cifra l’emozione della vita di un’artista, delle vite che hanno ammirato quella bellezza e che hanno fatto in modo che della mera materia aggregata diventasse una meraviglia.

Gli artisti, di cui il burocrate ha diffidenza, sono gli unici che possono vincere sul burocrate, non sono omologati: sono geni e folli, santi e bestemmiatori, creatori e assassini che hanno combattuto solo per la propria arte, raccontando con le loro azioni incoerenti e audaci, con il loro fare, quello che il burocrate non riuscirà mai a fare:

Godere della Vita.

Riusciremo un giorno a essere – anche un po’- artisti?


Ora, se ti trovi a leggere questo e ti “incazzi”, forse è il caso che inizi a rivedere la tua vita; altrimenti alza il culo e fai crescere in te l’arte.

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