Un noioso “Salvatore” da 100 milioni di Dollari

Leonardo da Vinci (attr.) Salvator Mundi. 1490-1519 circaIl 15 novembre andrà all’asta il Salvator Mundi di (o forse di) Leonardo da Vinci. Con un colpo da maestro la casa d’aste Christie’s si aggiudicherà il passaggio di proprietà di quella che è già diventata “la più grande scoperta del XXI secolo”. Già c’è chi si domanda chi se la porterà a casa, staremo a vedere. Ma siamo sicuri che sia proprio di Leonardo?Senza nulla togliere alla bellezza dell’opera si può avere qualche dubbio. L’opera è di Leonardo e sono quattro esperti internazionali a garantirlo. Solo sessant’anni fa era stata attribuita a qualche allievo di scuola leonardesca e aveva fruttato una ben modesta somma, cinquanta dollari; nel 2011, dopo un restauro massiccio che ha portato via dall’opera strati di ritocchi e di rifacimenti è tornato a mostrare la pelle il tocco del vinciano più illustre.

Però, per essere di Leonardo, questo Salvator Mundi, è di una noia mortale.

Forse per una iconografia così vincolante Leonardo sceglie una paralizzante posa a mezzo busto; per lo stesso motivo incolla sulla tela uno sguardo al redentore praticamente assente; e sarà ancora per rispetto della tradizione che affoga tutto in un anonimo nero di sfondo. Vien da dire che il buon Leonardo stava passando uno dei suoi momenti peggiori, se questo è il risultato.

Il Salvator Mundi nasce subito dopo la fatica del Cenacolo. Un opera che a Leonardo è costata una forte partecipazione nel distaccarsi dagli schemi e dalle rappresentazioni. Rompe con la tradizione del raccontare l’adorazione dell’eucarestia e sceglie di fermare il momento nell’annuncio del tradimento e le reazioni emotive più disparate, anche Cristo stesso, sembra affranto. Il Salvatore invece è li impassibile, come se Leonardo avesse interpretato la possibilità di salvare il mondo. Così fa un salto in dietro di trecento anni quasi da ritornare all’inespressività – pardon – alla solennità bizantina.

La stessa vitalità smorzata non è soltanto dal volto ma anche dalla posa del Cristo. Non può essere stato solo l’obbligo di rappresentare le cose secondo dottrina che ha fatto mettere da parte un’altra caratteristica leonardesca: il contrapposto. Leonardo non riusciva a tener fermi i propri soggetti. Se lo sguardo andava a destra, il corpo era nell’altra direzione. Se il busto si torceva a sinistra, le gambe non si adeguavano. Corpi mobili, figure serpentine, si faceva così una volta morto Piero della  Francesca (1492). Quasi dieci anni prima il ritratto della Belle Ferronnière, forse Lucrezia Crivelli, forse Cecilia Gallerani, non importa chi essa sia; ma la posa, con una spalla vicina e una lontana, il corpo che guarda a destra e il viso che guarda a sinistra, la posa non è “una posa” ma un “metodo” di Leonardo che si era già visto nella Dama con l’Ermellino e che se lo porta avanti fino alla Gioconda. Questo metodo di ritrarre è il segreto che gli permettere di infondere vita e che fa emergere nel ritratto il moto interiore, l’anima o la psicologia del personaggio. Tutto questo, dov’è Salvatore?

In ultimo due parole sul paesaggio, che non è necessario per la rappresentazione di Cristo. Però è difficile accettare che un’artista che aveva già sviluppato una pittura tonale, che da lì a cinque anni si vedrà a emozionare il suo capolavoro con una paesaggistica che diventa l’emblema della prospettiva aerea, che fa praticamente sfumare il paesaggio in misura della distanza. Leonardo mette da parte anche questo.

L’expertise devono essere stati davvero bravi a certificare un Leonardo assente delle sue caratteristiche principali e a scovarlo nel baratro depressivo dov’era capitato. E hanno ragione, a guardare bene squesto Salvator Mundi ci sono due particolari veramente interessanti.
Il primo è lo sfumato con cui Leonardo stacca il primo piano delle mani dalla figura del Cristo in secondo piano. Questo dettaglio è l’applicazione nei minimi termini della prospettiva aerea che accentua con i contorni sfumati le distanze.
Il secondo è la sfera di “cristallo di rocca” che il Salvator Mundi tiene in mano. Un’ unicum nella pittura di Leonardo perché tra i quindici dipinti a lui attribuiti non ce ne sono altri che dimostrino, in pittura, gli studi fatti dall’artista sulla rifrazione della luce in un corpo trasparente. A onor del vero, però, la sfera non sembra di Cristallo di Rocca perché anche nelle sue forme più pure questa pietra mantiene nervature e opacità che Leonardo, da naturalista qual era, non poteva mettere da parte.
Forse, con una voce di ovvietà quel globo trasparente è una più comune sfera di vetro che però diventa una rarità ancora più preziosa se si pensa che nell’arte mondiale, prima del ‘600, non se ne sono viste così tante.

In ogni caso, che questo Salvator Mundi, sia Leonardo o no, vale la pena pagare oltre cento milioni di dollari per un opera d’arte così noiosa? Staremo a vedere.

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2 risposte a Un noioso “Salvatore” da 100 milioni di Dollari

  1. natipervivereblog ha detto:

    Devo essere sincera: ti seguo con vero interesse!
    Post molto interessante
    Un caro saluto
    Adriana Pitacco

    Mi piace

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