Le vignette di Charlié

vignetta-charlie-hebdo-valanga-hotel-rigopianoIntanto chiedo scusa ai puristi della lingua se mi sono licenziato di fregiare di un accento la “e” finale di Charlie intendendo, ovviamente, il noto Hebdo. Volevo evitare di confondere Charlié col più noto Charlie Brown. Altre scuse le voglio fare a tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle vignette di Charlie Hebdo (ripristino la dicitura corretta), queste scuse sono per quello che spero non venga travisato come un offesa ma solo, come una presa di posizione: dobbiamo dire grazie a Charlie.

La prima volta che abbiamo sentito parlare di Charie Hebdò è stato purtroppo il 7 gennaio 2015 a seguito degli attentati rivendicati da Ansar al-Sharia, o meglio Al-Qāʿida nella Penisola Arabica. Aveva già scosso la redazione del giornale un bombardamento di Molotv nel 2011 e qualcuno, forse, se l’é ricordato. Comunque bomba o attentato a un certo punto, grazie al giornalista di musica francese, Joachim Roncin che inventa il Je Suis, siamo diventati tutti “Charlie”, difendendo a spada tratta il diritto di satira e di parola.

In men che non si dica siamo diventati Nizza, Bataclan, Parigi, Palmira cambiando le icone dei nostri social network, che in breve abbiamo dimenticato chi siamo noi stessi – e forse non lo abbiamo mai saputo – e abbiamo dimenticato soprattutto chi abbiamo detto di essere stato, tra i tanti, Charlie.

Purtroppo il terremoto del 24 agosto 2016 ci ha fatto perdere in un attimo la libertà per il dirito di parola che avevamo conquistato o manifestato. Come lettori incalliti di Satira, perché tutti, nessuno escluso, aveva sottoscritto l’abbonamento all’edizione francese del benemerito giornale, ci siamo visti una vignetta “inaspettata” che offendeva il nostro essere Italiani.

charlie-hebdo-italia-244x300

Naturalmente ci siamo dimenticati che nella difesa della libertà di espressione, lottavamo anche contro la corruzione del nostro governo. Charlie ha dato solo immagine al concetto del Magna-magna nostrano. Ma lo sappiamo, i panni sporchi si lavano in casa così abbiamo preferito attaccare il giornale per cattivo gusto (elemento fondamentale della satira) e ci siamo sentiti offesi. Il Charlie francese però alle critiche ha risposto con un altra immagine, poco dopo.

sub-buzz-4739-1472834419-1

Correggetemi pure la traduzione fatta su internet “Non è Charlie Hebdo che ha costruito le vostre case, è la mafia”. Forse il cattivo gusto di Charlie è stato di spiegare qualcosa che era già chiaro nella prima vignetta.

Adesso Charlie Hebdo è al centro delle polemiche con una vignetta, purtroppo sui fatti drammatici dell’Hotel Rigopiano.

vignetta-charlie-hebdo-valanga-hotel-rigopiano

“Italia. La neve è arrivata. E non ce ne sarà per tutti!” Ed è di nuovo polemica, ma non la riesco a capire. La polemica intendo, non l’immagine. L’immagine è chiara:

  • La morte, iconograficamente corretta, dotata di cappuccio e falce che scende di corsa sulla valanga;
  • L’andamento della vignetta, diagonale discendente per dare il senso di negatività;
  • Sfondo rosso (sangue?).

La morte nemmeno se la ride, naturalmente il teschio ironicamente ride di suo. In ogni caso non capisco cosa ci sia di offensivo di satirico addirittura. È vero, non c’è neanche il compianto del fratello morto; non c’è l’onore alle squadre di soccorso; non c’è l’attacco al potere costituito. C’è solo una striminzita battuta, che di neve non ce ne sarà per tutti. Charlie, sei stato fin troppo garbato, il bello è che qui noi ci siamo offesi. Potevi essere più aggressivo ma è bastato uno spillino per rinfrancare l’odio che avevi suscitato nei tuoi confronti con le vignette di agosto.

Avevo detto prima che dobbiamo dire grazie a Charlie. E lo dobbiamo fare, perché con  tre vignette ci ha messo davanti a una realtà più drammatica dei terremoti, del terrorismo e di qualsiasi evento nefasto che ci ha colpito e che ci colpirà e non si racchiude nel fatto che non sappiamo cosa sia la satira o che abbiamo perso il senso dell’ironia.

Quello che nasce dalla questione in torno a Charlie è che non abbiamo più autonomia nell’interpretazione dell’immagine. Ci arrabbiamo perché i social network si stagliano contro l’immagine, abbiamo la reazione che ci impongono gli altri ma ormai non c’è nemmeno il motivo. Non analizziamo, non cerchiamo di capire. La cosa che rattrista è che non ce ne accorgiamo più, replichiamo emozioni standard a impulsi standard. È la vittoria dei gattini.

Voi che ne pensate?

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in editoriale. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...