Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo

paceIn tempi così fiacchi per la politica è indispensabile riconoscere i valori dell’arte [τέχνη] di governare la città [πόλις]. Il problema del Buon Governo è presente nella cultura italiana già da molto tempo, se vogliamo scordarci del diritto romano dobbiamo però soffermarci su una serie di affreschi dipinti da Ambrogio e Pietro Lorenzetti e  che sono nel Palazzo Pubblico di Siena.

Tra le opere più tarde del mediovo potremmo azzardare, con una certa sicurezza, l’idea che L’allegoria e gli effetti del buono e del cattivo governo è la più importante per quel che riguarda la pittura civile infatti il ciclo è complesso e ricco di significati che attraversano il tempo e inequivocabilmente danno una lezione civica assoluta. Commissiona l’opera il governo dei Nove, rappresentanti della borghesia guelfa di Siena, in carica dal 1287 fino al 1355. Per la cittadina cittadina toscana, questi sono gli anni in cui fiorirono i cantieri  più importanti. Vennero edificati il duomo e il palazzo pubblico. La città divenne rigogliosa e si rafforzarono le antiche mura di cinta. Sicuramente la spesa pubblica fu alle stelle e non mancarono contenziosi e malumori, quel che è certo è che la riflessione fu intensa sul significato di amministrare la città.

Allegoria del Buon Governo.

Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo

L’affresco principale, più complesso nei significati, è quello che sta sulla parete di fronte alle finestre della sala. È l’allegoria del Buon Governo. E diviso in due parti, in alto le allegorie e in basso gli uomini. La lettura inizia dalla figura in rosso sulla sinistra. É la Giustizia e la sua grande bilancia é sorretta dalla Sapienza Divina che sovraintende il giudizio. Sui piatti della bilancia due angeli: a sinistra, la Giustizia Distributiva che con la mano destra decapita un uomo e con la sinistra ne incorona un altro; a destra, la Giustizia Commutativa che consegna a un mercante lo staio per misurare il grano e il sale e a un altro mercante porge la canna e il passetto, strumenti di misura lineare. La giustizia è il primo motore del Buon Governo, a Siena è mossa dall’ispirazione di Dio si manifesta nel punire i malfattori, premiare i giusti e fornire con equità il lavoro.

Da ognuno dei piatti della bilancia della Giustizia escono due corde che si uniscono a mo’ di rebus nelle mani della terza figura allegorica, la Concordia, come se lei fosse in discendenza dalla Sapienza Divina e dalla Giustizia. La concordia è infatti il fine della giustizia, sul grembo tiene una pialla che, allo stesso modo dell’attrezzo da falegname, livella le disparità sociali. A ribadire il concetto la corda tenuta in mano unisce ventiquattro cittadini che rappresentano la varietà civile di Siena. Al termine del corteo la Lupa, simbolo della città di Siena poiché fondata da Senio figlio di Remo.

Sopra la Lupa la seconda figura rilevante per dimensione dell’affresco. L’allegoria del Comune come un monarca in trono, abbigliato di bianco e di nero, i colori della città, identificato dall’acronimo CSCV (Commune Senarum Civitas Virginis). Ha in mano uno scettro e uno scudo sul quale è rappresentata la vergine con il bambino e due angeli. Il copricapo di vaio lo identifica inoltre come giudice e polso destro ha legato la corda della giustizia.

Sopra al Comune, perché di un governo laico stiamo parlando, ci sono le tre Virtù teologali, la Fede, la Carità e la Speranza che guarda il volto di Cristo. Oltre all’aiuto divino il Buon Governo è affiancato anche dalle virtù cardinali due a destra e due a sinistra. Sono la Fortezza, la Prudenza, la Magnanimità e la Temperanza. Sull’estrema destra la Giustizia è per la seconda volta rappresentata, in questo caso come virtù e conclude la cornice sul lato destro come un monito del fatto che il buon governo deve esistere nei limiti stessi della giustizia.

C’è una figura che è per ultima per enfasi ma prima per importanza. La donna vestita di bianco al centro dell’affresco in una posa classica, come se fosse su un triclinio, la figura che si distingue tra tutte, è l’allegoria della Pace. La sua collocazione è tra le figure più grandi di questa scena come a dire che è il frutto del Governo amministrato con Giustizia.

L’allegoria del Cattivo Governo.

Lorenzetti, Allegoria del Cattivo Governo

Di altro clima è l’allegoria che descriva il cattivo governo. L’impostazione replica esattamente il Buon Governo seduto con le sue virtù, purtroppo la scena è trasfigurata. Al centro, abbigliato come un demone è la Tirannide. Sopra il mostro le virtù perverse della Avarizia, della Superbia e della Vanagloria. Accanto alla Tirannide, in contrapposizione con le virtù cardinali ci sono la Crudeltà, il Tradimento, la Frode, il Furore, la Divisione e la Guerra.

Sotto la Tirannide, la Giustizia, per la terza volta rappresentata è legata per i piedi. Accanto a lei le vittime del mal governo, i cittadini senesi che subiscono le violenze degli ingiusti: due individui si contendono violentemente un neonato; altri due fuggono lasciandosi alle spalle un cadavere con le mani mozzate.

Gli effetti del buono e del cattivo governo nella campagna e nelle città.

Il senso dell’affresco è completo già nelle allegorie ma gli uomini del governo di Siena volevano circondarsi non solo delle virtù e dei vizi dell’amministrare una città. L’emblema è nella rappresentazione della città e delle campagne come conseguenza. Se tutto è fatto a regola seguendo le virtù del Buon Governo allora la città è ricca, si attivano le costruzioni, il commercio è fiorente e la vita è felice; la campagna si fa rigogliosa e vitale a presiedere questi luoghi è la Sicurezza che vola con in mano la figura di un malfattore impiccato e una pergamena che annuncia “Senza paura ogn’uom franco camini, e lavorando semini ciascuno, mentre che tal comuno manterrà questa donna in signoria, ch’el à levata a’ rei ogni balia“.

Dall’altra parte però il monito è grave, sono gli effetti del Governare con tirannia. Un monito assoluto che, purtroppo ci si riconosce con più facilità. La città è fatiscente, gli edifici crollano. I malfattori e i ladri sottomettono il benessere al loro fine; la campagna è arida, nulla più.

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