Ridateci la Gioconda

Leonardo, la giocondaLe leggende metropolitane invadono il mondo dell’arte come la vita quotidiana. La più nota, e anche forse meno sfatata é quella che la Gioconda sia stata rubata dai francesi. Ma non è così. Solo che certe storie invadono l’immaginario collettivo e si radicano fino a conseguenze rocambolesche.

I sedicenti conoscitori di questa storia sanno che l’ha rubata Napoleone dopo il trattato di Tolentino (19 febbraio 1797). Di certo fu questo un momento drammatico in cui il Generale francese concludeva la campagna d’Italia imponendo clausule gravi a Pio VI che si aggiungevano alle già forti indennità di guerra precedentemnte imposte a Bologna otto mesi prima. In questa occasione lo stato pontificio fu obbligato a pagare un indennizzo di trentadue milioni di lire e cedere Avignone e il Contado Venassino attorno. Fatto più grave fu l’obbligo ordinato al Pontfice di cedere tante opere d’arte in gran parte contenute nelle collezioni del Belvedere vaticano.

Napolone con questa azione si scontrò con l’opinione pubblica e molti intellettuali, non solo italiani ma anche francesi, si schirarono per far rimanere le opere nel proprio territorio ritenendo illegittimo portare via da un paese le sue opere. Il critico Quatremère de Quincy, sodale ad Antonio Canova, aveva già scritto nel 1796 la Lettres à Miranda in cui sosteneva il naturale rapporto tra l’opera d’arte e il territorio che l’aveva prodotta. Solo dopo diverse contrattazioni Napoleone cede e molte opere tornano nella loro collocazione.

In tutta questa storia che sembra spiegare come il quadro più famoso del pittore di Vinci sia arrivato in Francia e offre l’alibi per richiederlo in reso, in tutta questa storia, però, la Gioconda non c’è mai stata. La signora, o dir si voglia Monna, Lisa Gherardini era già in Francia da parecchio tempo e a portarcela fu lo stesso Leonardo nel 1516. La presenza di questa bella signora nei territori di oltralpe ha le sue testimonianze: un documento del 1525 la vede di proprietà di Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì; Vasari nel 1550, quando pubblica Le Vite la colloca già tra le proprietà di re Francesco I di Fontainebleau, pagata 4000 Ducati; sempre a Fontainebleau la vede Cassiano del Pozzo che nel 1625 e scrive il trattato La Gioconda; Luigi XIV trasferisce il quadro a Verailles e durante la rivoluzione francese arriva illesa al Louvre. In realtà passa anche per le mani di Napoleone che per un breve periodo se la tiene in camera da letto ma poco dopo é già tornata nelle sale del museo parigino.

Così la Gioconda appartiene alla Francia almeno quanto i bronzi di Riace appartengono agli Italiani. Nei nostri panni, guai se i greci dovessero ricordare che la manifattura é la loro. Questa donna leggendaria che richiama visitatori da ogni parte del mondo é stata acquistata regolarmente per 4000 Ducati, se non dalle mani di Leonardo stesse, almeno da quelle del suo allievo. Sta di fatto che la presenza della Gioconda e di Leonardo in Francia hanno segnato la scuola pittorica che a Fontainebleau era nata per soddisfare le necessità mecenatistiche di Francesco I. Un quadro che diventa il ritratto per antonomasia, l’opera più riprodotta, imitata, reinterpretata del mondo a partire dalla stessa scuola di Leonardo.

 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Brevi storie e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...