Dipingi, caccia, mangia

Regnault, l'origine della pitturaC’è una leggenda sul l’invenzione della pittura e della scultura. La figlia di Butade, un vasaio di Scione che lavorava a Corinto, si era innamorata di un giovane che, come tutti gli uomini greci narrati dal mito, era in procinto di partire per andare chissà dove. La ragazza decisa a trattenere qualcosa dell’amato che fosse meno impegnativo di un figlio, a lume di lucerna, ricalcò l’ombra del ragazzo proiettata sulla parete. Il padre, visto il disegno, decise di modellare su di esso un ritratto in creta. Il mito non teneva conto che prima qualcuno aveva già dipinto e se qualcosa di vero c’è probabilmente é una parete rischiarata al lume di un fuoco.

Agli albori dell’uomo, non c’è più la mano della figlia di Butade ma quella di uno sciamano che sta tracciando dei segni abbastanza specifici adattandosi al muro di una parete, guidato da quei chiaroscuri modulati dal rilievo irregolare della roccia.
Fermare l’ombra o fermare un immagine é la stessa cosa che catturarla, come di lì a poco faranno i cacciatori con le prede vere. Chi sta dipingendo conosce il suo ruolo in quella società tribale dove si inizia a stabilire un reciproco scambio di competenze.

Le forme più antiche sono i graffiti, che si ottenevano grattando uno strato superficiale della roccia che veniva annerita dai fumi di un fuoco. Se i segni diventavano più profondi il graffito diventava una vera e propria incisione. Queste pratiche sono scultoree e fisiologiche a una cultura paleolitica, mesolitica e neolitica che della pietra aveva fatto la sua più alta tecnologia.

La rappresentazione per segni grafici diventa pittura nel momento in cui si iniziano a mesticare i pigmenti colorati con un legante che darà presa al colore sulla roccia e qui c’è l’ironia della materia che lo sciamano utilizza per tracciare dei segni sul muro. Quel colore è stato ottenuto dalle bestie di cui ha propiziato la caccia. Il grasso degli animali impastato alla cenere del legno che ha alimentato il fuoco che li ha cotti, questa unione, ha generato i primi colori.
L’abilità, l’invenzione, fu quella di utilizzare i grassi per fare nuove mestiche utilizzando al posto del carbone terre colorate. Il nero, la terra rossa, l’ocra, qualche volta il bianco sono i primi colori utilizzati.

C’è una casualità che ha il sapore della magia ed è stata quella che ha fatto persistere per millenni questi dipinti. A dire la verità più che magia é stata una fortunata coincidenza favorita da una semplice chimica. Le pareti delle caverne, una volta abbandonate dall’uomo, dal calore dei fuochi accesi, sono state rivestite da strati di umidità. Il colore grasso non si é sciolto ma anzi é stato ricoperto da sali minerali che si sono cristallizzati e hanno creato una protezione naturale alle ingiurie del tempo.

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