Marcel Duchamp. Fontana

Non è un orinatoio, è una fontanta! È arte? No, non lo è. È Dada!

Marcel Duchamp, Fontana

Marcel Duchamp, Fontana, 1917
fotografia di Alfred Stieglitz dell’opera originale

«Se Mr. Mutt abbia fatto o no la fontana con le sue mani non ha importanza. Egli l’ha SCELTA. Ha preso un comune oggetto di vita, l’ha collocato in modo tale che un significato pratico scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista; egli ha creato una nuova idea per l’oggetto.»

Con queste parole Marcel Duchamp commenta l’opera Fontana sul secondo e ultimo numero della rivista Dada The Blind Man.
L’oggetto è un orinatoio modello Bedfordshire acquistato da Duchamp negli stati uniti e proposto con lo pseudonimo di Richard Mutt alla Society of Independent Artists di cui l’artista faceva parte. Dopo un lungo dibattimento, in cui molti non sapevano chi c’era dietro il falso nome dell’autore, l’opera non fu messa in mostra e questo motivò Duchamp a dimettersi dalla commissione.
É solo dagli anni cinquanta che si iniziano a vedere nei musei copie autorizzate dall’autore poiché l’originale è stato gettato nella spazzatura forse proprio dalle mani stesse del fotografo Alfred Stiegliz.
Che sia arte non ci deve stupire. Siamo a metà della Prima Guerra Mondiale. In Svizzera, neutrale per definizione, un gruppo di artisti si riunisce al Cabaret Voltaire dove arte e politica si mischiavano in ogni senso e in ogni direzione. Tristan Tzara getta le linee teoriche del Dada a cui fanno seguito Hans Harp pittore, Marcel Janco architetto, Richard Huelsenbeck scrittore e Hans Richter regista. A questo gruppo che prende vita il 5 febbraio 1916 si associa poco dopo Duchamp.
I tre punti che identificano la Fontana, e che in qualche modo sono caratteristiche del pensiereo Dada, sono la manifestazione della critica alla guerra che il gruppo stava muovendo, rinnegando ogni aspetto sostanziale dell’arte.

I tre punti del Dada:

  1. Ready-Made. Significa “Pronto Fatto”. É la negazione dell’attività artistica che trasforma la materia amorfa in oggetto. Qui l’oggetto esiste. L’artista è privato dalla potenza della creatività quello che può fare è solo scegliere.
  2. Decontestualizzazione. L’oggetto non è più nella sua collocazione originale, come l’uomo in guerra. Perde la propria identità.
  3. Ribaltamento del significato. Questo orinatoio perde tutte le suo funzioni non solo perché ruotato e messo su un piedistallo ma perché l’artista fa una azione nominale, lo ribattezza nel suo esatto opposto e quindi un oggetto che quotidianamente raccoglie i liquidi ora, in qualità di fontana, li emette.

Duchamp non voleva fermarsi a un semplice gioco di parole. Quel che è certo è che con questo semplice gesto, ironico, di prendere un oggetto già esistente e cambiargli il nome, apre a tutti quei movimenti che non si fermano all’idea di un arte arte che è solo capacità accademica.

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