Raffaello Sanzio, La deposizione di Cristo

Il tempo di chi è divino, il tempo di chi è umano.

Raffaello, Deposizione di Cristo

Raffaello Sanzio, Deposizione di Cristo, 1507,
olio su tavola, 184×176 cm, Galleria Borghese Roma

C’è un fatto di sangue dietro questo quadro e non di certo il vangelo che racconta di Cristo inchiodato alla croce. Il protagonista è Grifonetto Baglioni che, prima delle nozze tra suo cugino Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, il 15 luglio del 1500, aveva ucciso tutti i parenti maschi rivali.

Rinnegato dalla famiglia, il ragazzo si nascose a Perugia dove fu raggiunto da Giampaolo Baglioni che si era salvato e lo uccise sulla piazza principale della città. Ne il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde lo ricorda:

“… era di una tale bellezza [Grifonetto] che quando giacque morente nella piazza gialla di Perugia coloro che l’avevano odiato non potevano trattenere le lacrime e Atalanta, che l’aveva maledetto, lo benedisse.”

Erano infatti sopraggiunte sul corso la madre Atalanta e la moglie Zenobia, appena in tempo per l’estrema unzione. Grifonetto non riusciva più a parlare nemmeno per fare ammenda del suo peccato. Forse il suo ravvedimento si trasmise nel gesto di accarezzare la mano alla madre che gli garantì il perdono sicuro, al punto che, Atalanta Baglioni commissionerà a Raffaello la realizzazione di questa pala d’altare.

Leggermente decentrato c’è lo stesso gesto, quello di Cristo che sta tenendo la mano della Maddalena. Dall’altro lato Maria, sua madre, cede al dolore in questa che è sì una deposizione ma non proprio una di quelle che si vedevano ai tempi di Raffaello.
Rappresentare la scena della deposizione significava fermarsi e contemplare il sacrificio di Gesù, fermando il tempo, dimenticando per un istante il fatto semplice che il giorno della passione e morte era il Parascève, il giorno prima del sabato in cui gli ebrei sospendevano qualsiasi attività. La sera si apprestava e agli apostoli, le donne e gli amici del Crocifisso dovevano sbrigarsi a portarlo nel sepolcro.

Ecco che il clima drammatico che ricorda la rocambolesca morte di Grifonetto Baglioni si trasforma nella narrazione del tempo per Raffaello. Fino a questo quadro, per gli artisti del XV secolo era citare elementi architettonici, delle citazioni dal mondo antico al fine di raccontare il tempo assoluto, quello degli uomini che con le loro opere scrivono la Storia.

Qui non c’è più la dimensione storica dell’uomo ma il tempo vero è proprio, che si è compiuto nella morte del Cristo e che non c’è per nessuno altro, perché è il tempo dell’esistenza.

É un tempo umano quello di Raffaello, quello dipinto nella deposizione Baglioni, per fare e chiedere perdono delle proprie malefatte.

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