Il modello industriale nell’arte alla fine del XIX secolo.

Mucha, Bieres de la MeuseÉ vero che l’avanzamento va dal semplice al complesso. Un momento critico della trasformazione dell’arte avviene a seguito della seconda rivoluzione industriale. L’arte é tecnica e sfrutta tutti i progressi tecnologici esistenti per arrivare al fine della realizzazione concreta di un’idea. Se il processo comune di crescita industriale e di crescita artistica é ovvio nell’architettura, a volte sembra non accadere nella pittura e nella scultura.

La rivoluzione industriale é l’effetto dell’assetto positivista europeo del XIX secolo, a sua volta diventa causa della trasformazione tecnologica dell’arte con effetti inevitabili che hanno determinato tutto il trascorrere del novecento.
L’industria siderurgica e tessile sono le prime a cambiare determinando ripercussioni sostanziali in architettura. Si utilizza il ferro e le leghe ferro-carbonio: l’acciaio e la ghisa. Il modo di progettare non é più quello tradizionale. L’architetto, che segue modelli estetici classici ricchi di citazioni, si converte alla conoscenza delle caratteristiche fisiche dei materiali che utilizza; diventa ingegnere. Le forme si semplificano, diventano avveniristiche, mai viste. La strada la indica Paxton con il “Crystal Palace” a Londra. Una semplice serra delle dimensioni di una cattedrale costruita in meno del tempo che é servito a sviluppare il progetto perché allestita con elementi modulari in acciaio, ghisa e vetro. Un prodigio di tecnologia che aveva il compito di ospitare la prima esposizione universale. Il mondo é pronto a cambiare la sua faccia.

Così, dal 1887 segnerà senza troppi complimenti il profilo di Parigi la Torre Eiffel. La sua forma in quel finale di ottocento non é architettonica ma ingegneristica. Il frutto maturo della scienza delle costruzioni che sovrasta la città dai suoi trecento metri di altezza, quando l’edificio più alto era la guglia di Notre Dame, di novantasei metri e la collina di Montmatre era solo a quota centotrenta metri. Non é solo il segno dell’innovazione ma é un nuovo modo di percepire la città come industriale, moderna.
Le meraviglie della tecnica però pervadono in verticale tanti aspetti della vita quotidiana e innovazioni in apparenza semplici, portano a importanti cambiamenti.

Nel 1827 Joseph Nicéphore Niépce ottiene la prima immagine disegnata dalla luce operando con componenti chimici. Nel 1842 Michael Thonet brevetta una tecnica di curvatura a vapore del legno massello e realizza una delle più importanti industrie di design del secolo XIX. A Londra, nel 1861, il pittore preraffaellita William Morris é co-fondatore della Morris, Marshall, Faulkner & C. una manifattura, a catena di montaggio che realizza artistiche carte da parati. É il segno che la società non é più aristocratica ma sta emergendo una popolosa classe industriale, borghese, che può permettersi il bello è c’é chi lo propone non é più l’artista o l’artigiano ma l’industria. La fotografia é più economica e veritiera di un ritratto. Le sedie Thonet sono più belle di quelle fatte da un altro artigiano, sono già pronte, sono di moda e infine sono accessibili a tanti portafogli. Le carte da parati di Morris offrono la possibilità di avere casa decorata da un grande artista anche se non ce lo si può permettere.

Il modello industriale crea un nuovo tipo di mercato. La fabbrica produce in quantità e per mezzo della pubblicità vende il suo prodotto. Non esiste più il committente ma il cliente.
Dalla seconda metà dell’Ottocento l’arte figurativa ha un cambiamento radicale proprio grazie all’industria e allo sviluppo delle scienze applicate. Con le macchine si sviluppa l’editoria, aumenta il numero dei giornali e delle riviste è di conseguenza si diffonde la letteratura popolare, leggera, che veniva stampata in appendice alle pubblicazioni.

Nell’arte figurativa, nella pittura soprattutto, l’evento che segna il passaggio a un nuovo modo di produrre arte é l’invenzione del colore industriale messo dentro un tubetto di stagno. Una rivoluzione, chiunque può dedicarsi alla pittura scavalcando le accademie che insegnavano i metodi di produzione del colore, il vero segreto di bottega. Oltretutto il colore industriale aveva gamme cromatiche più vivaci dei colori tradizionali ed era molto più economico.

Nasce il dilettantismo, chiunque, per piacere, poteva mettersi alla tavolozza e dipingere anche perché chi lo faceva aveva spesso una famiglia abbiente alle spalle che permetteva le spese ed era dotato di una certa cultura. Non erano in pochi a potersi permettere di dipingere per diletto e poi vendere i loro lavori in un mercato che era ben disposto ad acquistare paesaggi e quadri festosi anziché l’alta pittura accademica. É la fortuna degli impressionisti che in breve attecchirono nel mercato dell’arte parigino diffondendosi prima in Europa e negli Stati Uniti, ovvero, dove c’era una società borghese ben formata da soddisfare con opere di facile interpretazione realizzate col principio della fotografia, dipingo la luce che il mio occhio percepisce.

Industria non significa solo invenzione ma anche ricerca. Una curiosa é quella che il chimico francese Michel Eugène Chevreul porto avanti per l’industria manifatturiera di Gobelins. Aveva trovato un modo per classificare le sfumature di colore costituendo un cerchio cromatico nel quale le varie tinte erano disposte in modo da mettere sui diametri del cerchio i colori complementari, ovvero quelli che se mescolati danno il nero ma che se accostati si magnificano a vicenda per un principio fisico di contrasto simultaneo. Il fenomeno era già noto agli artisti ma il cerchio di Chevreul é così raffinato che per molti diventerà la linea guida dei loro dipinti.
Inizia l’era del divisionismo. Il colore non si percepisce più per tinte ma per onde elettromagnetiche che se accostate, anziché mescolate, intensificano l’effetto della luce nei quadri.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Brevi storie e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il modello industriale nell’arte alla fine del XIX secolo.

  1. Pingback: Il cubismo… e i suoi fratelli. | www.quellodiarte.com

  2. Pingback: Il cubismo… e i suoi fratelli. | www.quellodiarte.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...