Elogio della mandorla

Venere di WillendorfLa prima forma artistica concepita fu l’amigdala, la mandorla. Utile come punta di lancia, bella come la forma di una Venere preistorica.

É iniziato come una casualità, sicuro. Con due sassi che si sono scheggiati tra loro. Così l’uomo della preistoria ha capito che é possibile trasformare la dura pietra. Perseverandodi pratica ha realizzato primi manufatti in modo abbastanza rustico. Noi li chiamiamo chopper, ciottoli con un margine tagliente utilizzato spesso nella concia delle pelli. Finalmente nel paleolitico superiore (30.000 a 10.000 anni fa) l’intagliatore della pietra si é perfezionato e la sua era é diventata quella delle veneri fittili ma anche delle punte di lancia lavorate addirittura su due lati. Senza eccessive forzature, la forma comune é per tutte quella di una mandorla.

manoLa forma della mandorla è fisiologica. Se mettiamo la mano nel gesto di tenere un oggetto ci accorgiamo che la linea alla base delle falangi e la linea che va dal pollice al mignolo compongono due parentesi che evocano senza eccessiva immaginazione una amigdala. Probabilmente in questa posizione gli scultori del paleolitico tenevano saldi pietre informi modellandole in punte di lancia o in piccole e rotonde donnette che non a caso hanno dimensioni che spesso ruotano intorno alla decina di centimetri, grande quanto l’incavo di una mano.

bifaccialeE così la pietra prende una forma determinante per il sostentamento se utilizzata come arma in punta a una lancia e propiziatrice di vita se trasformata in quelle che abbiamo voluto chiamare Veneri preistoriche.

La forma della mandorla é entrata discreta nell’uso quotidiano, prima dell’invenzione della ruota e forse prima addirittura della scoperta del fuoco; da quel momento ha fatto capolino nella storia dell’arte col significato pressoché univoco di origine della vita è nutrimento spirituale. Certe praticità restano nell’immaginario, latenti, pronte a riemergere in simbologie più tenaci. Ecco degli esempi.


Nella scrittura egizia il geroglifico che identifica la lettera R significa da solo la parola bocca stilizzata nella forma di una mandorla. Molto simile all’ideogramma dell’occhio e dell’occhio di Horo, determinativo delle azioni del vedere, in quanto nutrimento della conoscenza attraverso la vista.

In natura il mandorlo é tra le prime piante che sboccia in primavera é un simbolo già per le culture antiche di resurrezione e speranza. Naturalmente, in sintonia con Gesù, é stato adottato nel cristianesimo e per riflesso in gran parte dell’arte tardo antica e medievale, rappresentato forse inconsciamente in simbologie non troppo evidenti:

ichtous

il “pesce” Ἰχθύς (Ichthys), detto in greco é l’acronimo di « ‘Ιησοῦς Χριστός Θεoῦ Υιός Σωτήρ (Iesùs CHristòs THeù HYiòs Sotèr) » ovvero « Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore». Nel paleocristiano il pesce, che già di per se é simbolo di nutrimento, é tradotto con due segni curvi in una mandorla con l’appendice a imitazione della pinna caudale.

Nella Vesica Piscis – notare che nel nome l’analogia ittica prosegue – la mandorla é il risultato dell’intersezione di due circonferenze, di due sfere, quella umana è quella celeste e in essa, come trait d’union, si siedono alla bisogna il Salvatore e Maria.

Potrà sembrare strano a tanti, ma per chi mastica arte da un po’ di tempo non lo é, nella simbologia medievale la mandorla diventa stilizzazione del sesso femminile in contrapposizione con il sesso maschile ostentato senza equivoci sui crocifissi. Erano tempi in cui la sessualità non era tabù, bensì principio rigenerante della vita. Nelle icone che rappresentano la natività, sia bizantine che russe, lo spazio occupato é quello di una mandorla. Il verbo s’é fatto carne e la porta sul mondo, che la si voglia o no immacolata, é stata una soltanto.

Scuola di Rublëv, Natività

Per restare con i “piedi a terra” sono interessanti alcune carte geografiche disegnate poco prima della scoperta dell’America. Come si vede nel mappamondo di Ranulf Higden (XIV sec.) e nell’atlante genovese (1457) il mondo è circoscritto in una forma a mandorla. Nel libro d’ore che i fratelli limbourg realizzano per il duca Jean de Berry la mandorla che contiene l’uomo anatomico é la rappresentazione della volta celeste.

Forse proprio nel momento in cui si scopre che il mondo è rotondo, inizia ad affievolirsi dal linguaggio la rappresentazione sacra della mandorla. Un ultimo alone nell’arte lo si percepisce nel grande affresco del Giudizio della cappella sistina. Quando nelle rappresentazioni più antiche la mandorla era una cornice prepotente e solida da Giotto a Beato Angelico, da Andrea Mantegna fino a Michelangelo, lo spazio diventa pura luce. Forse si diffonde in un mondo moderno non più legato a una visione fortemente spirituale di simboli tangibili ma a una chiave di lettura densa di allusioni colte.

Così la mandorla col tempo ha sommato su di se dei significati complessi: è mistero e conoscenza che si ottiene solo dopo grandi sacrifici, come quando si assapora il frutto del mandorlo nel momento in cui il guscio viene rotto. Di tutto questo che si è detto l’uomo del neolitico non poteva sicuramente prevederlo e probabilmente non ne era nelle sue intenzioni. Quello che é certo é che la mandorla è una forma semplice, che però si trasfigura di volta in volta, é sicuramente all’origine del mondo e forse dell’arte stessa.

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