Artista, ma come ti chiami?

QSu twitter una follower mi ha posto la seguente domanda.
«Ciao @quellodiarte mi sapresti dire perché i francesi traducono Michelangelo? Come se noi scrivessimo Edgardo Degas, Piero Augusto Renoir.» Qualche ora dopo non trovando una risposta mi ha chiesto, «@quellodiarte non era una domanda retorica. Traducono Michelangelo in Michel Ange. Noi mica diciamo Francesco Augusto Renato Rodin.» e si spiega «Sono irrimediabilmente nazionalisti, chiamano computer ordinateur. Ma Michelangelo è MICHELANGELO»

Lo spunto é interessante e non per la risposta che è molto semplice ma perché permette di fare un piccolo viaggio anagrafico tra i nomi degli artisti.

Iniziamo da Guido di Pietro nato a Vicchio nel Mugello. Nel 1418 si ordina frate domenicano e come spesso accade a chi prende i voti, Guido figlio di Pietro professione dipintore miniaturista, cambia nome in Giovanni da Fiesole: Giovanni per devozione; da Fiesole perché apparteneva al convento dei frati di San Domenico a Fiesole. Ma anche come come Giovanni e meno noto, tutti i suoi contemporanei parlano di lui  già come Frate Angelico, e da subito dopo la sua morte lo acclamano Beato finché nel 1982 beato ci diventa veramente e sarà patrono degli artisti.
Non tutti gli artisti passano la vita monastica che é un’ottimo motivo per il cambiamento del nome. Francesco Castelli Brumino, ticinese, si fa chiamare Borromini trasformando il cognome del padre adottivo per devozione a san Carlo Borromeo.

Tanti artisti si ricordano con un cognome che ricorda il toponimo di appartenenza. Michelangelo Merisi da Caravaggio, Pietro Vannucci il Perugino, Pietro Berrettini da Cortona. Un espediente per magari legarsi con facilità ai conterranei.

C’é anche chi é conosciuto per la professione del padre come  Antonio Benci figlio del Pollaiolo che gli ha pagato l’apprindiastato nella bottega di orafo; c’e chi si porta dietro il nomignolo di un parente, nel caso Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi diventa Sandro Botticelli perché era stato soprannominato cosi il fratello Giovanni funzionario pubbico; c’é chi latinizza il suo nome come Raffaello di Giovannni Santi che diventa al secolo Sanzio; c’é chi prende un soprannome per un diftto fisico, Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino; c’é chi prende il soprannome dai soggetti preferiti nel suo lavoro, pertannto Paolo di Dono viene consegnato alla storia dell’arte come Paolo Uccello.

L’elenco può prosguire anche con tanti altri e succedono cose curiose con i nomi esterofoni: il figlio del vedutista olandese Gaspar Van Vittel, Lodewijk, si naturalizza italiano come Luigi Vanvitelli e realizza la reggia di caserta; Jan Van Eyck é ricordato da Vasari come Giovanni da Bruggia italianizzando il nome dell’artista e della città di provenienza, Bruges; Dominikos Theotokopulos in spagna diventerà El Greco; Gerrit van Honthorst diventa in italiano il suggestivo Gerardo delle Notti.

Certo il cambiamento del nome ha una finalità commerciale per chi vive della produzione di immagini soprattutto quando diventa particolare e di effetto. Sicuramente Modigliani non era contrariato quando i francesi lo chiamavano Modì per assonanza con Maudit, il maledetto. Il meno noto Pablo Ruiz prende il cognome della madre e diventa Picasso.

Per tornare alla domanda di partenza che, con un po’ di antipatia verso il nazionalismo francese, chiede la tutela di Michelangelo e del suo nome. Tuttavia si è visto che anche sul territorio italiano si trasformano i nomi degli artisti. Con Michelangelo é successo lo stesso perché lo troviamo scritto nei testi più datati come Michelangiolo e anche come Michel Angiolo. Il Michel Ange frencese può avere quest’etimo e anche se non può essere di gradimento evidenzia che i maestri, i grandi artisti, diventano patrimonio comune e chiunque li vorrebbe come propri conterranei al punto di naturalizzare il nome di origine. Lo si é fatto nel nostro paese, lo fanno anche gli altri, limportante é farlo con un certo stile. Michel Ange in fondo non suona male e non toglie nulla alla grandezza dell’artista, sarebbe invece molto curioso andare al cinema e vedersi un film con Tommaso Crociera e Nicoletta Bambinetto.

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Una risposta a Artista, ma come ti chiami?

  1. Camelia Nina ha detto:

    Gli ultimi due citati non siamo poi così ansiosi di sentirli come nostri conterranei, tutto sommato.
    Comunque, il fatto di “soprannonimare” è ben diverso dal tradurre il nome, a mio avviso.
    Sono d’accordo con l’utente di twitter che i francesi cercano di “impadronirsi, nazionalizzando,” di qualunque cosa. Tipo chiamare Michelangelo Miche Ange sta a dire “Noi schifiamo l’Italia e la sua lingua, sia ben chiaro! Quindi prendiamo un genio che secondo noi dovrebbe essere nato in Francia e lo nazionalizziamo”.
    Non dimentichiamo che la Gioconda sta là.

    Mi piace

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